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INTERVENTI
Un libro di Guido Oldani
SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
ottobre 2013 IL REALISMO TERMINALE di Stefano Pizzi Nella prima decade del terzo millennio Guido Oldani teorizza Il Realismo Terminale, che è un modo diverso di interpretare il mondo e rappresentarlo, partendo dalla poesia e contaminando tutti i vari campi dell'espressività. Sostiene, Oldani, che mutamenti radicali stanno avvenendo sul nostro pianeta a causa dello stravolgimento antropologico che vede il concentramento della maggioranza degli umani nelle  metropoli. Questo fenomeno globale di agglomeramento conduce ad una serie di bisogni nuovi che provocano la sopraffazione dei manufatti tecnologici a scapito della riconoscibilità della natura, nonché della specie, a seguito di innesti di protesi varie e chirurgie plastiche atte a modificare il proprio aspetto. La precedente stagione post- moderna, con il corollario del Pensiero Debole teorizzato da Vattimo e Rovatti, nonché le ancor più precedenti anticipazioni poste dal pensiero di McLuhan sulle funzioni delle nuove tecnologie nel Villaggio Globale, ponevano già delle premesse in merito, senza avventurarsi però nella dialettica tra uomo e creato. Cosa invece fondamentale, come osserva Oldani, poiché sta avvenendo un cambiamento della percezione: i nuovi umani delle metropoli non conoscono più la natura e addirittura riescono ad artificializzarla. A Milano, tanto per giocare in casa, si costruiscono grattacieli denominati Boschi Verticali; diversi artisti, in ogni parte del mondo, negli ultimi anni hanno creato sculture anche enormi che alludono a sagome di animali con i materiali più disparati: plastiche, metalli fusi e/o elettrosaldati, fiori, ecc.; così come altri  realizzano crani umani tempestati di diamanti o altri oggetti impropri; e via via possiamo citare una molteplicità di episodi analoghi. Da rilevare, inoltre, c'è l'assoluta distanza dell'animale politico, come da definizione aristotelica del cittadino, da queste esperienze, e d'altro canto non potrebbe essere diversamente visti i già citati mutamenti planetari. Senza voler scrivere un saggio sull'argomento va comunque sottolineato che questo allontanamento  viaggia di pari passo con il calo delle teorie: gli artisti da anni hanno rinunciato ad una funzione che era loro propria delegando ad altri il costrutto del pensiero. Che combinano allora quegli operatori delle arti visive che non si riconoscono in questa omologazione produttiva, l'unica in ambito espressivo che coinvolge nord e sud, oriente e occidente, e che ha anche e soprattutto delle implicazioni legate ai mercati, nell'ambito del Realismo Terminale? O riproducono ciò che vedono, e quindi come i poeti: occhi bullonati e unghie messe in fila come le vetture negli autosaloni, oppure, come moderni Robin Hood, si rifugiano nel bagaglio d'immagini di quelle ormai dimenticate e sublimate selve culturali attingendo a più non posso, con eleganza e ironia, e originando un nomadismo visuale trans-temporale che spazia azzardatamente dalla Tempesta di Giorgione alle… cose buone di pessimo gusto del salotto di Nonna Speranza. Gli esiti, va da sé, variano naturalmente da soggetto a soggetto senza pretesa di codificare univocità poetiche. L'importante del resto è riconoscersi in una diversità che, sulle orme dell'esperienza salgariana, consente a questi  nuovi dandy dall'immaginario indomito di fantasticare vieppiù. Milano, ottobre 2013
6     Numero
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Questo numero è online da dicembre 2013  / Ultimo aggiornamento:  25 febbraio 2014
Nato nel 1947 a Melegnano (Milano), è  attualmente una delle voci poetiche internazionali più riconoscibili. Ha pubblicato sulle principali riviste letterarie del secondo Novecento. Inoltre, le raccolte: Stilnostro (CENS 1985), introdotta da Giovanni Raboni, Sapone (2001), edita dalla rivista internazionale «Kamen», La betoniera (LietoColle 2005). È stato curatore dell'«Annuario di Poesia» (Crocetti) ed è presente in alcune antologie, tra cui II pensiero dominante (Garzanti 2001), Tutto l'amore che c'è (Einaudi 2003) e Almanacco dello specchio (Mondadori 2008). Con Mursia ha inaugurato la Collana Argani, che dirige, pubblicando II cielo di lardo.
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