INTERVENTI
SOMMARIO
RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA
ARTIGIANI, ARTISTI E
ARTISTAR...
P-artigiani alla riscossa!
La divisione tra artisti e artigiani è roba di qualche secolo fa ma si è
andata via via accentuando fino a diventare paradossale. Finita l'era
degli artieri dai mille mestieri, questa divisione discende da una
visione che mette su un piedistallo i primi e relega a un ruolo di
subalternità i secondi. Che considera insomma l'artigianato
un'espressione di serie B, un'arte Cenerentola, una sorella minore,
un'ancella. Un'arte applicata, appunto, diversa da quella cosiddetta
"pura".
Una definizione che confina col razzismo ideologico.
Ma una volta le cose stavano assai diversamente, la mano
dell'artista coincideva con quella dell'artigiano, l'atto artigianale
stava alla base del fare, coinvolgeva tutti i sensi in maniera totale.
Charles Péguy era solito raccontare di come sua madre impagliasse
le seggiole con lo stesso identico spirito e col medesimo cuore con
cui i suoi antenati avevano scolpito le più grandiose e rapinose
cattedrali.
Non c'era soluzione di continuità.
Ma poi qualcosa s'è rotto, ha interrotto il flusso, qualche virus s'è
introdotto subdolamente nelle arti e ha corrotto lo scambio tra le
parti, la collaborazione, la coabitazione sotto il comune tetto della
creatività. Ora l'artigiano vive una sorta di cattività, di mediocrità, di
opacità. Vittima di una coazione a replicare sempre lo stesso gesto.
Pensate ai ceramisti costretti a rifare all'infinito stilemi dello stra-
passato remoto: ghirigori, cineserie, garofanini. Alle altissime
capacità esecutive viene negato ogni slancio verso l'innovazione.
Ingiustamente relegate nel folklore, nella ripetizione di una stanca
tradizione.
Sarebbe bello un ritorno alla ricomposizione della frattura, sarebbe
un'iniezione rivitalizzante, anti frustrante. Vetrai, scalpellini, fabbri,
marmisti, mosaicisti, ebanisti, ceramisti, si avvantaggerebbero di un
più stretto contatto con gli artisti che a loro volta assimilerebbero
nuove possibilità espressive. L'aggiornamento dei canoni linguistici,
lo svecchiamento dei modelli compositivi, restituirebbe a laboratori,
botteghe, piccole imprese familiari, quello splendore che si è
appannato.
Anche alla luce del fatto che oggi sempre più artisti, per realizzare
le loro opere, devono servirsi dell'esperienza e della capacità di
risoluzione di complessi problemi tecnici, debbono avvalersi di
artigiani raffinatissimi che spesso si basano su un misero schizzo,
su un abbozzo, su un ghiribizzo inviato per email. Quanti capolavori
resterebbero al livello di semplici progetti, di vorrei-ma-non-posso,
di disegni nei cassetti, senza gli artigiani giusti!
Ma poi... ma poi gli artisti si riprendono il loro ruolo di primattori e gli
artigiani vengono rimessi fuori. Vallo a trovare, in catalogo, in
mostra, sull'etichetta dell'opera, il nome dell'artigiano esecutore.
Scompare. Peggio di Trotckij accanto a Lenin nelle foto ritoccate dal
compagno Stalin. Un'ombra.
Questa cancellazione, questa rimozione, questa negazione,
contribuisce a mantenere l'artigiano in uno stato di perenne
soggezione. Di umiliazione. Invece ci terrei tanto a vedere in faccia
chi ha reso possibili le opere di tanti artistar (e archistar). Vorrei
conoscere nomi e cognomi dei solutori, dei realizzatori, degli autori
misconosciuti ma assolutamente indispensabili. Ma per arrivare a
questo ci vorrebbe una scossa, uno scatto d'orgoglio, una riscossa
artigiana. Anzi una riscossa p-artigiana!
(Titolo originale: Per una rivalutazione dei P-artigiani )
Per gentile
concessione
dell’autore
Intervento pubblicato
su L’Huffington Post
online il 12/01/2013
Un intervento
di
Pablo
Echaurren
(in ordine di arrivo)
Questo numero è online da dicembre 2013 / Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2014
Figlio d'arte, Pablo
Echaurren nasce a
Roma nel 1951 da
Angela Faranda,
attrice italiana, e dal
pittore cileno Roberto
Sebastian Matta
Echaurren. Inizia a
dipingere a diciotto
anni.
riContemporaneo.org
OPINIONI
(in ordine di arrivo)