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INTERVENTI
Un intervento di Gilberto Carpo
SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
10 dicembre 2013 L’ESEMPIO DI GUTTUSO Quando un pittore ne incontra un altro, avviato sullo stesso cammino Non è la prima volta che un artista - come nel mio caso - entra in profondità nelle opere di un altro artista. È come se fosse risucchiato nella voragine, nell'abisso e si introduce in quella poetica per sentirsela propria. Sostanza che accomuna l'uno all'altro, in cui le due anime percepiscono lo stesso suono, le stesse sensazioni. E' un misterioso modo di sentire che si svincola dai contenuti, colpendo Il pathos nell'essenza estetizzante di una acuta germinazione. Guttuso ed io, insieme per un periodo, un cammino vertiginoso nel vortice dei colori, della forma, nella materia, nel linguaggio e nella gestualità, senza mai capire e senza mai pensare, in unico trasporto impulsivo e  vitale. La folgorazione avvenne durante la visita ad una sua mostra. Guardando quelle opere sentii l'immediata comunicazione, sentii la diversità dalle  visite di altre mostre, qualcosa in più. Sentii il bisogno e la volontà di esplorare quella foresta di sentimenti pittorici, l'uno dopo l'altro in un seguito di soluzioni formali: dalla natura morta, alla figura, alla stesura compositiva, in una iniezione di dualità cromatica. Un dialogo da pittore a pittore, prendere e dare, dalle sue strazianti espressioni di colori gridati di Renato  e le mie consistenze plastiche e compositive. Si compendiano, si uniscono come un grammofono che suona a due sensibilità. Due artisti, due pennelli una sola verità rivelata dalle fibre più intime dell'arte. E' qui che le opere, materia pulsante e vivente, dell'uno, penetrano nell'intimo sentire dell'altro investendo in pieno il sentimento della loro essenza. Una considerazione di  Antonella Iozzo nella presentazione di una mia personale sulla rivista Bluarte, che scrive: "(…) Sguardi oltre la tela che hanno portato Carpo dentro alla materia guttusiana, attrazione fatale dalla quale è nata una nuova dimensione dello spirito, una nuova coscienza nella vita e nell'arte". Guttuso è stato il mio maestro durante il periodo di formazione, nel momento in cui era di prammatica imparare il mestiere, in cui tecnica, linguaggio, forma ed estetica accompagnavano via via la padronanza del mezzo espressivo. Come dire: il raggiungimento di un atto, di una manifestazione come risultato di  impegno, di  fatica,  nella profondità, nello scavo dell' essere modificato nel tempo e nella  promessa. Era il mito del giovane aspirante pittore. Il conseguimento, la conquista e la sicurezza. E poi l'abbandono, la ricerca di strade diverse, accompagnata dalla volontà e dalla perseveranza di nuovi orizzonti, nuove tecniche, nuove forme. Un distacco momentaneo, ancora irrisolto nella  parte più profonda che non si limitava solo all' apprendimento della tecnica, ma il capire fino in fondo quale è stata la scelta che mi ha portato a quel maestro. E' solo nella rivisitazione di quella pittura, di quella espressività e la visita a quella mostra e la lettura di quelle opere che sono affiorate le ragioni della mia convinzione. Ho avuto modo e opportunità di assaporare la sua grande sensibilità per la vita; un grido di amore, di affetto, un grande trasporto per l'esistente, dove gioia e dolore trovano una sintesi ed una diagnosi  della condizione umana. Con rigore analitico e con esattezza di proporzione estetica, entra nell'abisso dell'interiorità attraverso rapporti rivelatori di significati, di connotazioni ambientali, dentro a quegli anfratti psicologici e sociali, in cui  sono stato attratto.  Una condivisione alle volte ideologica e altre volte  formale, penso più formale che ideologica  perché nell'arte l'aspetto estetico compendia contenuto e forma. Non voglio entrare nell'analisi della singola opera, ma nella totalità di quel periodo. Un periodo, un ciclo che si sta esaurendo aggiungendo esperienza, anzi che posso dire: forse non si consumerà mai e si trasformerà diventando sintesi di varie perizie.
E’ nato nel 1934 ad Omegna. Pittore, vive e opera a Casale Corte e a Campello Monti  Valstrona (VB)
Gilberto Carpo 6     Numero
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Questo numero è online da dicembre 2013  / Ultimo aggiornamento:  25 febbraio 2014
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Renato Guttuso, "La sedia rossa", 1968 Gilberto Carpo, "La sedia verde", anni 70
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