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INTERVENTI
Un intervento di Ivan Renar
SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
1 febbraio 2014 ARTE E DEMOCRAZIA Assegnare un ruolo centrale all'arte e alla cultura è oggi questione essenziale per la democrazia stessa In questo tormentato inizio del secolo, quando, come diceva Aragon, "nessuno sa più come parlare alle folle" e dare loro obiettivi per oggi e domani; in un momento come questo in cui, riprendendo Goya e Georges Bernanos, "il sonno della ragione genera mostri", la cultura non è certo qualcosa di accessorio, qualcosa di cui si può anche fare a meno. Costituisce invece la condizione stessa della civiltà. E' una grande, irrinunciabile barriera contro l'oscurantismo, contro i fondamentalismi ma anche contro la diluizione dei legami sociali e le contraddizioni che ne conseguono, sofferenza, solitudine, violenza. Assegnare un ruolo centrale all'arte e alla cultura significa quindi riassegnare centralità all'essere umano, alle sue potenzialità, alle capacità operative della sua intelligenza. In un mondo in cui assistiamo all'offensiva dell'economia "assoluta", come si dicevano una volta assolute certe monarchie, obiettivo della cultura, della creazione artistica e dell'educazione artistica, diventa quello di portare alla luce la ricchezza rappresentata dalle donne e dagli uomini di oggi. L'uomo, il nostro bene più prezioso! La mancata condivisione dell'arte nel mondo contemporaneo è come una bomba a grappolo che continuamente esplode  tra noi, è causa di terribili mutilazioni. Roger Planchon già diceva una volta che "i lavoratori vanno a teatro solo quando li costruiscono". Non per questo proponeva di chiudere i teatri! Ma aveva posto quarant'anni fa il grande tema della segregazione sociale nel campo della cultura. La ferita purtroppo è ancora aperta. Ecco perché il ruolo dell'arte contro l'esclusione, contro ogni forma di  esclusione, è essenziale per più di un aspetto in quanto l'arte è il campo di tutte le possibilità e di tutte le differenze. Ogni uomo, ogni donna, ogni bambino dovrebbe avere una pista di decollo. E' alla prova del fuoco che ci si brucia, è alla prova dell'arte che se ne suscita desiderio. Non esiste cittadinanza e spirito civico senza accesso alla conoscenza, senza condivisione della conoscenza, senza capacità di creare e agire nel simbolico! Ed è perché la cultura è altrettanto necessaria all'uomo di quanto lo è il lavoro, il cibo, la casa, la salute, che si tratta di una questione capitale non solo dell'iniziativa privata ma anche dell'intervento pubblico. E la sfida di una Cultura per tutti è questione essenziale per la democrazia stessa. Come dice bene il filosofo Edgar Morin: "La cultura è ciò che collega i saperi, e li feconda". Cui aggiungo che è cosa essenziale per capire il mondo, ma anche per sviluppare il pensiero critico e forgiare il libero arbitro. Cioè a dire la cittadinanza e lo spirito civico! Ci viene spesso detto: tutto ciò è troppo costoso. C'è sempre qualche anziano contabile, gelido e arrogante, che viene a parlarci dei costi della cultura, considerandola d'altra parte solo e soltanto dal punto di vista finanziario, ma si guarda bene di considerare allo stesso tempo i costi della mancanza di cultura. Sapevamo già che il denaro circola nei nostri destini quotidiani allunga le mani fin dentro i nostri sogni e nelle nostre tasche, sacrificandoci mentre ci lusinga. E' così, infatti, che taluni proclamano a gran voce il loro amore per la cultura, per l'arte e per gli artisti e, contemporaneamente, tagliano i fondi e sottraggono risorse. Mi ricordano Jacques Prevert, di cui conoscete certo l'insolenza e l'impertinenza, valori del resto della democrazia, che raccontava di un uomo che, appena offerto un magnifico mazzo di rose alla donna amata, guardava con qualche preoccupazione preparare e disporre i fiori nel vaso: "Tu dici che ami i fiori, però gli tagli la coda. Ora, quando dici d'amarmi, ho paura!" Non è più il tempo della "cassetta dei piccoli piaceri", come diceva Jean Vilar. La cultura è programmare investimenti umani  a lungo termine, perché per la cultura la durata è essenziale, come lo è per il tempo dell'uomo. E agli impazienti non ricorderemo mai abbastanza che il tempo dell'arte è il tempo lungo, e che per ogni Rinascimento è fondamentale il ruolo degli artisti e dei creativi. Saldare in una sola preoccupazione il culturale, l'economico, il sociale, non è forse un modo per considerare l'uomo in tutta la sua dimensione umana? A volte qualcuno ci chiede: non è cosa troppo ambiziosa? Ma perché mai, per esempio, i nostri cittadini non dovrebbero avere diritto al meglio di ciò che l'uomo può oggi creare nelle arti come nelle scienze e nella ricerca? "Una élite di tutti e per tutti", per usare la bella espressione di Antoine Vitez. Tuttavia la cultura e le arti prosperano solo a condizione di salvaguardarle. La cultura non è un supplemento di anima o una medaglia da appuntare al bavero della giacca.  Come diceva oltre un secolo fa il grande pittore Edgar Degas, "la cultura non è un lusso, è una necessità primaria !" Un secolo più tardi, riconoscere  nella nostra società il ruolo insostituibile della cultura e della creatività è ancora una battaglia tutta da vincere. L'utilità sociale dell'arte, la funzione sociale degli artisti: ecco qual è la questione che si affaccia violentemente all'attualità del nostro paese. A volte ci viene detto: le vostre sono belle intenzioni, ma non trovate che questo vostro impegno per la creatività, per l'arte e la cultura sia un impegno in qualche modo elitario? E infine: pensate sia un impegno realmente utile quando sono così tanti i problemi e soprattutto la miseria dell'oggi? Quando sono così tanti i "terrificanti semi della realtà" di cui parlava il Jacques Prevert della nostra infanzia? Beh, io rispondo SI! SI! SI! Non un sì di cortesia ma un sì combattivo, un impegno risoluto, sicuro di sé! Se avessi un messaggio da lanciare oggi, sarebbe: "Non abbiate paura della creazione, del nuovo, dell'invenzione, dell'immaginazione. Attenzione alla ruggine storica dell'abitudine: gli artisti lavorano con le mani del futuro!" Abbiamo bisogno di inventività: "Invento dunque sono", ha scritto il poeta. Occorre vivere con i tempi, senza anticipare il futuro e senza per questo insultare il passato! Essere eredi nel senso pieno del termine non significa forse preservare e far crescere ciò che è già stato conquistato facendo per questo ricorso all'innovazione? Non è in qualche modo essere capaci di ricordare il futuro? Inoltre, quale potrebbe essere il patrimonio di domani senza la creazione di oggi? Qualunque sia la loro epoca, coloro che creano, inventano e scoprono, e che così ci sfidano, appartengono da sempre alla specie dei turbatori, dei seminatori di disordine (nel significato termodinamico del termine). Ma vi voglio tranquillizzare. L'intelligenza è la prima risorsa del nostro pianeta,il quale troppo spesso dimostra di dimenticarsene. E dunque è una fortuna che esistano gli artisti, in tutta la loro diversità. Essi ci aiutano a vivere, ad amare, a non disprezzare i sogni. Essi ci ricordano che la felicità è ancora e sempre una idea nuova. C'è fra loro tutta la palpitazione del mondo: un mondo duro, ingiusto, dove per fortuna c'è comunque qualcuno da qualche parte che canta alla notte. Essi, infine, aiutano gli uomini a superarsi, a porre l'unica domanda che davvero vale la pena porre: in quale mondo vogliamo vivere domani? (Traduzione di G.Seveso)
Senatore onorario francese, delegato nazionale del MUP per i problemi della cultura.
6     Numero
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Questo numero è online da dicembre 2013  / Ultimo aggiornamento:  25 febbraio 2014
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Ivan Renar
OPINIONI
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