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INTERVENTI
Un intervento di Gioxe De Micheli
SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
11 gennaio 2013 RICORDARE IL “GIANCA” Una lettera pensando a Giancarlo Cazzaniga Caro Giorgio, non avevo dubbi che avresti trovato il modo per ricordare Giancarlo Cazzaniga, a fronte del solito silenzio indifferente seguito alla notizia della sua morte. Eppure Cazzaniga è stato un artista importante, uno che assieme ai suoi compagni, i “realisti esistenziali”, ha scritto una delle più importanti pagine della storia dell’arte contemporanea italiana. E allora, permettimi di ricordare qui la forza e la drammatica intensità poetica delle sue prime opere, le grigie e fumose periferie urbane, gli aggrovigliati suonatori di sassofono. “Un fervore generato da una quieta febbre,” scriveva sul suo lavoro mio padre Mario, in una presentazione del 1958. E mi piace anche ricordare che l’arrivo di Bacon, con cui tanti artisti italiani si dovettero misurare, non fece che confermare in lui una scelta poetica già ampiamente indagata e scavata. Poi l’esigenza di mutare il proprio rapporto con i crucci esistenziali lo portò a cercare immagini più  liriche: la natura, i paesaggi sognanti, le sensibilissime nature morte nell’incanto di colori struggenti, gli azzurri, i rosa, i luminosi gialli di Napoli, che assalivano quei suoi grigi che non riusciva a dimenticare del tutto.   Questo per quanto riguarda l’artista, ma a Giancarlo mi legano tanti altri e ancora vividi ricordi. Sin dalla metà degli anni ’50, nel nostro appartamento in via Solferino era di casa, i “miei” lo avevano un po’ adottato dopo che, per la fame, era svenuto per la strada. Mia madre, poi, sempre per dargli una mano gli aveva affidato la realizzazione delle illustrazioni per: “Le avventure di Pancino”, brevi storielle per bambini che scriveva per il quotidiano “L’Unità”. Chissà se negli archivi del giornale si potranno mai recuperare quei disegni. In seguito il rapporto di amicizia e affetto si estese anche alla sua compagna, Flora. Giancarlo era innamoratissimo di Flora, e Flora era innamoratissima di Giancarlo. Io, ragazzino, guardavo affascinato il “Gianca”, come lo chiamavano gli amici. Gli piaceva fare un po’ il tenebroso di poche parole, un po’ alla Bogart, e lo studio che condivideva con Ferroni in corso Garibaldi, poi, era per me un misterioso antro delle meraviglie. Il disordine, le tavolozze incrostate e grumose, i tubetti strizzati e contorti, il bucranio, l’odore dell’olio e della trementina. Le scritte sui muri, che andavano dalle parole del grande poeta alle citazioni giocose e dissacranti di Topolino: “Bada a come parli!”, “Gasp!”, “Gulp!”. Mi stupiva e divertiva tantissimo una certa spregiudicata libertà di linguaggio: “cazzo”, “’fanculo”, parole inconcepibili da pronunciare a casa mia, ma se le dicevano loro, il Mario non si scandalizzava e non protestava. Agli artisti era permesso! Io avrò avuto dieci, undici anni, Giancarlo venticinque, ventisei. E’ stato il primo dei miei “fratelli pittori”, come lo furono in seguito Giovanni Cappelli e Giuseppe Martinelli. E va beh, Giancarlo, mio padre Mario, che di pittura un po’ se ne intendeva, ha detto e scritto che tu sei un gran bravo pittore, e anch’io lo penso, e anche Giorgio, qui, lo pensa e lo dicono anche i tuoi compagni del realismo esistenziale, quelli che ci sono ancora  e quelli che non ci sono più!
Pittore, vive tra Milano, Varzo e Sassofortino (Gr). E’ nato a Milano nel 1947
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Questo numero è online da dicembre 2013  / Ultimo aggiornamento:  25 febbraio 2014
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Gioxe De Micheli Giancarlo Cazzaniga in studio negli anni 60
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