INTERVENTI
Un intervento
di
Simona Weller
La mostra
Anni '70. Arte a
Roma
a cura di Daniela
Lancioni
Palazzo delle
Esposizioni - Roma
17 dicembre 2013 -
2 marzo 2014
SOMMARIO
RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA
3 gennaio 2014
ARTE A ROMA ANNI
SETTANTA?
Una mostra a dir poco “parziale”, quando le rassegne
falsificano nel nome di una tesi interpretativa ciò che è
realmente avvenuto
Con un titolo assertivo, Daniela Lancioni, curatrice senior del
PalaExpo, ci dà una visione a dir poco “parziale” di quanto è
accaduto a Roma negli anni Settanta.
E’ importante infatti leggere quanto la curatrice scrive nella sua
introduzione (che ovviamente accompagno con qualche mio
commento...):
“La Mostra al Palazzo delle Esposizioni affronta il tema con uno
sguardo esclusivamente rivolto alle arti visive… Negli anni
Settanta si cambiò passo. Nelle nuove opere (ci auguriamo che
questo emerga dalla mostra) accadono prodigi, [prodigi tali da far
sparire davvero centinaia d’artisti...] si familiarizza con il mistero
della vita e della morte, si prefigura l’infinito, ci si predispone
all’ascolto dell’altro [questa è quasi una presa in giro] senza
perdere la cognizione delle cose semplici e quotidiane. Si
trascende… Ciò avvenne anche attraverso gli scambi reciproci tra
gli autori delle diverse generazioni… Roma è il punto di
osservazione ideale. Dall’Arte Povera alla cosiddetta Scuola
Romana, dall’Arte Concettuale, al Post Minimalismo, alla Pittura
Analitica, dai Situazionisti alle Anarchitecture e all’arte intesa come
partecipazione collettiva o militanza politica. Dalla Narrative Art
alle opere che hanno condotto alla planetaria rivalutazione della
pittura che ebbe come fulcro la Transavanguardia ed epicentro
Roma...”
[Ecco enunciato il tema clandestino della mostra, che intende
negare la presenza di decine di artisti validi e militanti nella pittura
per lasciare il posto solo ai magnifici cinque di Bonito Oliva]
“Numerosi displacement verranno attuati con l’intento di mettere in
luce nessi e affinità e con l’intenzione di tracciare una ipotesi
interpretativa che contribuisca alla definizione di un nuovo
racconto storico. Senza rinunciare a formulare un’ipotesi
interpretativa che non vuole essere esclusiva, ma che inviti altri al
confronto dialettico.”
[Si deve però dire che se si ha l’ambizione di organizzare una
rassegna storica, ci si deve caricare anche della responsabilità che
comporta, e non arrampicarsi sugli specchi con la definizione di
“ipotesi interpretativa”. Il concetto di “parzialità” è uno dei cavalli di
battaglia di Bonito Oliva, il quale sostiene che “la parzialità è
l’elemento che dà erotismo e passione alle scelte, è
la temperatura di un’avventura intellettuale”.
Sostenendo anche, ipocritamente, che la
parzialità non è quello che di fatto sembra, ovvero
una dichiarazione di prepotenza e sopruso, bensì
l’affermazione “del molteplice e del collettivo”.
Purtroppo l’indignazione delle decine e decine di
artisti, di varie tendenze, e con un curriculum di
tutto rispetto, che non hanno trovato posto in
questa mostra, resta un grido senza voce.
Sarebbe stato più semplice per gli organizzatori
evitare di umiliare artisti storici settantenni e
novantenni, dedicando questa rassegna a
Graziella Lonardi, organizzatrice degli incontri a
Palazzo Taverna negli anni Settanta, grande
operatrice culturale considerata una sorta di
moglie morganatica da Bonito Oliva, come lui
stesso afferma.
Franco Mulas ha scritto che questa rassegna è la
dimostrazione pratica di come il sistema dell’arte
falsifichi i processi artistici realmente avvenuti…
Perché una cosa è certa: non è possibile che in
quegli anni di terrorismo, non solo delle BR, ma anche culturale, ci
fossero solo le tendenze enunciate nella prefazione della Lancioni.
Troppi gli artisti cancellati: da Titina Maselli a Guido Strazza, da
Claudio Verna a Piero Guccione, da Piero Dorazio a Marilù
Eustachio, da Mirella Bentivoglio a Elisabetta Gut, da Livia Livi a
Paolo Guiotto, da Antonio Sanfilippo a Franco Mulas, Renzo
Vespignani e a chi scrive, insieme ai tanti altri disinvoltamente
sbianchettati da una signora che ritiene di formulare in questo
modo “un’ipotesi interpretativa di quegli anni”.
Del resto, essendo la curatrice fedele interprete del pensiero di
Bonito Oliva, è facile ritenere che abbia voluto anche lei sostenere
con lui che “la critica non racconta il passato, ma lo progetta nel
senso che lo ricostruisce e lo attualizza”.
Questa frase sfacciatamente in mala fede, sottolinea la gravità
dell’operazione compiuta al Palazzo delle Esposizioni, perché di
fatto nega la presenza di artisti e tendenze che non rientrano nei
suoi schemi.
Il fatto più grave però, riguarda il rapporto
con i giovani, perché l’Università “La
Sapienza” organizzerà una serie di incontri
con i protagonisti, i superstiti naturalmente,
degli anni Settanta per visitare la mostra.
Che ne avranno quindi una visione mutilata
e falsata.
Cominceranno così a formarsi nuove
generazioni cariche di pregiudizi e
convinzioni errate su quello che è
realmente accaduto in quegli anni.
Visivamente, comunque, come si presenta
questa mostra? Drammaticamente vuota!
Peccato che non siamo negli Stati Uniti,
dove di fronte ad un caso simile un gruppo
di grandi artisti si riunì per organizzare una
contro mostra e vennero chiamati gli
“Irascibili”. Noi ci potremmo davvero
chiamare “I Furibondi”...
Artista e scrittrice, nata
a Roma nel 1940. Nel
1976 ha pubblicato "Il
complesso di
Michelangelo" (Nuova
Foglio, Macerata) sulla
presenza delle donne
nell'arte del '900.
Attualmente vive e
lavora a Calcata VT.
(in ordine di arrivo)
Questo numero è online da dicembre 2013 / Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2014
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