codice ISSN 2239-0235
questo numero è online dal 1/5/2014 ultimo aggiornamento il 6/09/2014
(in ordine di arrivo)
Il sommario
PERCHÈ CONTINUO A
DIPINGERE
Cosa distingue la qualità in arte? Se per qualità
artistica intendiamo le caratteristiche di un oggetto, di
un prodotto, di una performance, di uno scritto che
per quelle medesime caratteristiche venga
riconosciuto come artistico, allora oggi dobbiamo
arrenderci, perché la dilatazione dell’ammissibile al
mondo dell’arte è oggi talmente vasta da sciogliere
qualsiasi confine in cui sia possibile recintarla e
riconoscerla.
Basta richiamare la potente affermazione tautologica
di Dino Formaggio per toglierci ogni scrupolo di
definizione: “L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano
arte”(1).
Perché l’orinatoio di Duchamp se esposto in una
mostra è un oggetto d’arte e collocato in un cesso no?
Perché la scatola del detersivo Brillo realizzata da
Andy Warhol è artistica e sullo scaffale di un
supermercato no? Perché Concetto spaziale di
Fontana è un quadro e una tela tagliata
accidentalmente no? Perché l’armadietto con i
defibrillatori di Damien Hirst esposto a Palazzo
Chiablese a Torino è un’opera d’arte e in un ospedale
no?
Quella del mondo dell’arte contemporanea è una
capacità d’inclusione d’ogni metafora o simbologia
così vasta che rende la provocazione dello
scandaloso Jean Genet (il discusso scrittore francese)
soltanto un’affermazione da educanda: “La poesia è
l’arte di utilizzare la merda e di farvela mangiare” (2).
Da quando Duchamp ha esposto la sua Fontana è
passato un secolo, ed è tutt’oggi considerata opera
d’arte. Per cui tramonta anche la speranza di quei
benpensanti che sperano che la storia faccia un
giorno giustizia dell’arte contemporanea.
Allora non c’è più nulla di sicuro per poter definire la
qualità d’un oggetto per cui lo riconosciamo come
opera d’arte? No. Non c’è.
Anzi, no! Un sistema che attribuisca qualità artistica
all’opera è stato in realtà inventato: sono quei confini
che prima avevo detto che erano ormai sciolti. Ma mi
devo ricredere. Ne sono stati costruiti, di confini, con
precisione e sistematica organizzazione. Sono quei
muri che ospitano le varie manifestazioni dell’arte: si
chiamano Biennali, Gallerie, Musei, ecc. Fuori, invece
del titolo dell’esposizione, dovrebbe esserci scritto:
“Occhio! Qui dentro c’è l’arte”.
Ma allora? Che ne è della pittura e della scultura che
erano le colonne esclusive dell’espressione artistica
riconosciuta?
Anche qui, dall’impressionismo in avanti, ogni
dilettante allo sbaraglio o scarabocchio infantile fatto
da un adulto (vedi Transavanguardia) è stato
legittimato. Basta che abbia un censore o uno
scribacchino qualsiasi che scomodi incoerenti
argomenti filosofici e anche lo scarabocchio diventa
artistico. Oggi è necessaria la mediazione d’un critico
per poter tentare di considerare artistico anche quello
che, fuori da quelle mura che recingono l’arte,
nessuno riconoscerebbe come tale.
A Firenze, nel Rinascimento, «anche l’ultimo
conciatore di pelli aveva imparato a guardare e
commentare l’arte come e meglio di un dotto studioso
o di un elegante cortigiano»(3).
.
Ma questo è un mondo che se n’è andato, ed i musei
ne sono la gloriosa tomba, dove le opere d’arte sono
state collocate togliendole dalle piazze e dalle chiese.
Che speranza c’è che qualcosa riesca a cambiare
questo scenario? Nessuna.
È per questo che continuo a dipingere. Perché non ne
posso fare a meno. Perché quando lo faccio, godo.
Perché sono innamorato delle materie dei colori e
dell’aspetto delle cose e dell’umanità che mi circonda.
Perché sono un figurativo realista. Ed anche perché
penso sia giusto quello che scrisse Checov in uno dei
suoi appunti: «si dà un grande aiuto agli uomini,
qualunque cosa ne risulti poi, mostrando loro in quale
modo essi sono fatti».
Note
(1). D. Formaggio, Arte, ISEDI, Milano 1977, p. 12.
(2). Sul proliferare delle deiezioni fisiologiche
(suppurazione, sudore, sperma, sanguinamenti, ecc.)
nell’arte contemporanea cfr., J. CLAIR, De immundo,
Abscondita, Milano 2005.
(3). A. FORCELLINO, Raffaello. Una vita felice,
Laterza, Bari 2006, p. 84.
Carlo Adelio
Galimberti
Pittore, scrittore e
conferenziere vive e
lavora tra Lodi e
Milano.
blogMagazine online periodicamente pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso da gennaio 2012
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
7