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INTERVENTI
Una recensione di Luisella Deiana Patetta
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SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
riContemporaneo.org
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4     Numero
(in ordine di arrivo)
Questo numero è online dal 15 gennaio 2013 / Ultimo aggiornamento: 15 aprile  2013
Pittrice, vive a Milano
IL GUANTO DI KLINGER Un saggio di De Chirico tra romanticismo e visionarietà Dieci incisioni dal titolo Il guanto di Max Klinger vengono commentate nel 1920 da De Chirico (che ne aveva studiato l’opera e che un guanto aveva dipinto nel 1914, col titolo  “Canzone d’amore”) nel saggio appena ripubblicato dalla Casa Editrice bolognese Ogni uomo é tutti gli uomini. (1) E’ uno scritto particolarmente stimolante, in quanto ci offre la possibilità di ascoltare la voce di un pittore tra i più autonomi e interessanti del Novecento ma anche tra i più polemici con l’arte a lui contemporanea, che riconobbe in Max Klinger un maestro, traendo dal suo lavoro spunti vitali. De Chirico osserva come i paesi che si affacciano al Mediterraneo, come l’Italia che quasi tocca la Grecia, siano facilmente influenzati dall’arte greca “più in forma che in spirito”, mentre altri paesi come la Germania “posta nel mezzo dell’Europa, indagano in profondità l’aspetto filosofico e spirituale “. De Chirico, che é vissuto in gioventù sia in Germania che in Grecia, commenta “per la Germania, il fatto di avere una potente barriera tra sé e il mondo mediterraneo e orientale fa sì che i suoi uomini di genio, allorquando vogliono guardare profondamente entro questo mondo, devono sporgersi come prigionieri alle barre della finestra alta, affannarsi, affaticarsi e mettere grandemente in moto tutti i complicati ingranaggi del pensiero e della fantasia. Il risultato di cotanta distanza e di cotanto lavorio, é una maggiore e più profonda comprensione di ciò che essi vogliono vedere e capire.” Egli ancora scrive: “Quando si guarda l’opera di Max Klinger, specie nelle acqueforti, si é subito colpiti dal modo bizzarro e fantastico con cui egli rappresenta il mondo greco. Quello spirito che contengono le numerose composizioni che egli ha inciso sorprende per il fatto che prima di averlo veduto non se ne sospettava l’esistenza nell’opera dell’arte greca, mentre dopo se ne trova in questa origine.” Klinger nel suo trattato Pittura e disegno del 1881 aveva precisato che la grafica (chiamata con un  termine da lui coniato Griffelkunst) “é l’essenza di ogni opera d’arte, la conseguenza di un impulso interiore e deve assurgere al più alto gradino della scala delle arti, perché sola, libera espressione di sé e niente altro”. Nella serie di acqueforti che De Chirico ammira e commenta, Klinger ventunenne incide con tecnica straordinaria la storia di un guanto che diventa simbolo di un amore disperatamente desiderato e perduto. Nel primo foglio un giovane uomo raccoglie mentre pattina un guanto caduto o lasciato cadere da una elegante fanciulla che lo ha sfiorato pattinandogli accanto. L’uomo dell’incisione é lui, Klinger stesso, che davvero si era infatuato e corteggiò a lungo quella donna. Una storia autobiografica dunque, dove realtà e fantasia si intrecciano in un sogno romantico con riferimenti continui al mito antico, tracciato con fantasia e finezza. Nel saggio di De Chirico la romantica storia viene commentata foglio dopo foglio, sottolineandone i momenti amorosi (il guanto ingigantito voga in trionfo entro una conchiglia trainata da fidiaci cavalli marini) e momenti da incubo (esseri malvagi minacciano il giovane protagonista sognante, uccellacci immensi solcano con ali da pipistrello un cielo nero tenendo nel becco il guanto rubato) fino a che nell’ultima acquaforte l’epilogo della favola: “il guanto é sempre posato sul tavolino, presso il letto, il fanciullo” (cioè l’amore) “s’approssima sorridendo, come a dire che tutto non é stato altro che un brutto sogno”. Il saggio é l’occasione per De Chirico di darci, oltre che uno scritto con spunti vivaci di prosa straordinaria, delle considerazioni che restano quanto mai attuali. Egli si domanda che cosa sia questo romanticismo della vita moderna, al quale si ispirava Klinger, e ci da questa risposta: “é il soffio di nostalgia che passa sulle metropoli europee, per le vie nere di folla, sui centri rombanti di attività, i sobborghi ove si apre la geometria delle fabbriche e delle officine; sugli immobili che, come arche cubiche di pietra e di cemento, ferme in mezzo il pelago delle case e delle costruzioni, stringono ne’ loro fianchi duri i dolori e le speranze...”. Si spiega forse il perché De Chirico ha scritto con tanta partecipazione questo saggio su Klinger: li accomuna l’enigmaticità delle visioni, la magia spaziale, il mistero, l’essere radicati nell’amore per l’arte antica, per la filosofia e per la poesia. (1)  Ogni uomo é tutti gli uomini Edizioni, Novembre 2012. via Guidicini 18/2, 40137 Bologna. tiba.bo@virgilio.it 
Max Klinger, da "Il guanto", serie di incisioni, 1881 Max Klinger, da "Il guanto", serie di incisioni, 1881 Max Klinger, da "Il guanto", serie di incisioni, 1881