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INTERVENTI
Un intervento di Guido Morelli
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SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
riContemporaneo.org
4     Numero
(in ordine di arrivo)
Questo numero è online dal 15 gennaio 2013 / Ultimo aggiornamento: 15 aprile  2013
Pittore e illustratore, progetta didattica per l’infanzia. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Vive a Piacenza.
DIALOGO CON IL VISIBILE Una poetica per ricostruire dall’interno E' da un vecchio libro di famiglia che ho scelto il titolo per questo mio scritto: ("Dialogue avec le visible", René Huyghe, Parenti 1958). Per una volta, sento il desiderio di invadere lo spazio riservato al testo critico per trascrivere alcuni miei pensieri: loro mi attraversano la mente durante il lavoro, li sento nascere in me e quasi sempre me ne dimentico appena mi alzo dalla sedia, così come si dimenticano i sogni. Posso iniziare a raccontare che in realtà, quello che passa per la mente mentre si dipinge, almeno per me, non è necessariamente causa diretta o conseguenza di quello che si sta facendo. Mi è accaduto invece più di una volta di intuire analogie tra la mia pittura ed un certo tipo di sensazioni lontane, legate ai ricordi dell'infanzia. Risalire a questo tramite la costruzione di un paesaggio interiore potrebbe sembrare la via più logica, la spiegazione più attendibile. Prediligere immagini costrette all'essenzialità da una superficie sgranata ed irregolare crea senz'altro una complicità con la mancanza di dettagli che l'uso della memoria comporta. Il mio pensiero ha invece trovato terreno fertile sulla superficie stessa della pittura, in una dimensione ravvicinata dove non ha più importanza l'insieme di forme e di colori ma le fasi del lavoro, l'utilizzo della materia, quello che accade tra le setole dei pennelli e la trama della tela, la personale scelta di una determinata prassi sentita come la più corrispondente alla propria espressività. Premetto che sogno spesso il mare e del mare onde che superano i confini della riva per inondare, lentamente, tutto.  Un giorno (e chissà perché, dopo tanti anni, proprio in quell'istante di quel giorno) lavorando di fronte ad un quadro ho riflettuto sulla mia necessità innata di velare, lentamente, colori già depositati sulla tela con altri più trasparenti e diluiti, ed ho collegato questo con i sogni ricorrenti sul mare, come se la ripetizione di quella lenta, trasparente inondazione pittorica fosse legata all'immagine ripetuta delle onde. E' un pensiero che resta lì, vero o non vero, comunque suggestivo. Forse l'enigma che De Chirico ha per sempre insinuato all'interno della pittura moderna una volta allontanato dal quadro rientra inevitabilmente nella mente del suo autore. E' così che, osservando il cavalletto che ho di fronte, riesco ad immaginare (data la sua struttura lignea e meccanica) la possibile metamorfosi di una sdraio. E' vero, con il tempo ho sentito sempre più forte la scelta per una pittura mentale ma allo stesso tempo fortemente legata alla natura, alla sua memoria, alla sua ricostruzione: "nel suo lavoro vi è l'esigenza di ricostruire un'emozione con altri mezzi" ("Guido Morelli - poesia dell'immagine", Carlo Francou, Panorama Arte 1999). Perchè questa necessità, perchè questa strana nostalgia quasi come fossi già, o meglio, immaginassi già il probabile stato d'animo nei confronti della natura di futuri uomini abitanti di lontanissime basi lunari? Posso davvero sostenere che si tratti solo di una scelta formale, che mi consente di non forzare la mia naturale propensione per un certo tipo di pittura? Ora immagino un visitatore entrato in galleria che si aggira con passo lento, come di chi è in anticipo per un appuntamento. Il suo sguardo sfiora i miei quadri ma non si posa: forse è alla ricerca di tracce sulle tele che riconducano in qualche modo ai pensieri dell'autore. Ma questo, tra autore e quadro, è un dialogo che non ha testimoni. Con la memoria allora è possibile, forse, rimettere insieme qualche coccio di questi pensieri andati in frantumi, di questo dialogo con il visibile, anche se poi fatalmente il risultato rimarrà comunque una ricostruzione: un'ulteriore, inevitabile interpretazione.
Guido Morelli