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INTERVENTI
Un intervento di Claudio Rizzi
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SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
L’ARTISTA E IL SALUMIERE Qualche considerazione sullo stato del nostro sistema dell’arte Mentre i Musei dediti all'attualità dei contemporaneo, benché pochi e rari, destinano energie alla conoscenza e alla valorizzazione del presente, fuori, nel tessuto sociale, esiste oggi un sistema di commercio, o di imprese di servizi, che ancora si definisce mercato nonostante i dubbi sull'utilizzo del termine siano ormai leciti e quasi doverosi. Poche le Gallerie ove si elabori uno sforzo, una scelta di campo, selezione e progetto; molte le vetrine di presenzialismo, di esposizione a pedaggio, l'importante è apparire. Pochi i Mercanti d'arte, quelli autentici nel profilo di tradizione, dotati di fiuto buono, competenza e spirito d'impresa; più facile incontrare i grossisti del marchio famoso, pronti a sostenere l'operazione di turno, a condividere la sigla del dejà vu piuttosto che affrontare territori inesplorati. Poi un'infiorescenza di Case d'Asta, mirabili interpreti dello spirito italiano che difficilmente considera la collegialità ed invece predilige la concorrenza. Hanno puntato alla decurtazione dei parametri dell'arte per giocare a chi vende a minor costo dimostrando dunque d'essere più bravo. Ma deprezzare è molto vicino a disprezzare e il disprezzo non ha mai premiato. Il fenomeno ha già compiuto una decina d'anni bruciando, come si dice in Borsa, enormi capitali ma soprattutto radendo al suolo gran parte dell'arte del secolo scorso, ovvero di un importante aspetto della cultura e delle nostre radici. Per propagandare la convenienza d'acquisto, molte Case d'Asta hanno via via abbassato valutazioni e basi di partenza, umiliando le opere e gli artisti sino a giungere a cifre irrisorie e talvolta anche all'offerta libera. Un vero mercato mantiene nel tempo linee di continuità e di coerenza: persino all'epoca della mucca pazza la carne di vitello veniva venduta al costo della dignità e della qualità. Mai un salumiere, né tantomeno un consorzio di salumieri, hanno deprezzato sino al nulla i prosciutti del banco. Né un fruttivendolo l'uva o le zucchine, come un falegname non ha mai deriso legno e manodopera. Una conseguenza evidente consiste nello scetticismo con cui le Case d'Asta Internazionali e i mercati esteri considerano la nostra arte contemporanea, quasi fosse una e-mail passibile di virus. Il nostro provincialismo e la endemica attitudine ad essere più furbi degli altri hanno prodotto questo sfascio che ha ben poca attinenza con la crisi economica di questi anni in quanto, benché scarseggi la fluidità del denaro, non sono diminuiti i prezzi dei pomodori, o degli orologi o dei carburanti. Buona parte degli operatori di settore ha aderito presto ed entusiasta a questa linea di tendenza additando quegli esempi e trovando vantaggio per comprare a meno. Ma non hanno pensato che, deprezzando tutto, deprezzavano anche il loro patrimonio. E ora? E ora verrà il bello, perché alcuni, a furia di vendere lo speck al prezzo della cotenna, si troveranno con i conti in buco e le gambe all'aria, mentre altri, avendo raccolto a prezzo stracciato opere di qualità e di sedimentazione storica, si preparano ad attivare il boom del Secondo Novecento. Tutto questo, tuttavia, ricade amaramente sulle spalle degli artisti: speculazione al ribasso, speculazione al rialzo. E i valori culturali, tecnici, poetici? Il senso di una vita, bene o male, all'insegna dell'arte? Il rispetto per una scelta, che si chiami dedizione, vocazione o semplicemente coerenza? Valori negletti, ignorati, calpestati. Certo erano paradossali le valutazioni e le cifre di mercato degli anni '80 e '90, inverosimile constatare che un Maestro con poche spese di produzione potesse giornalmente generare fortune economiche che nemmeno un imprenditore, con responsabilità e funzione sociale, riusciva a registrare. Altrettanto iperboliche sono oggi alcune quotazioni riferite all'attualità, fuori luogo e parametro se rapportate alla Storia, anche annotando che, a parte quella santa e natalizia, le stelle comete esistono ancora. Eccessi, eccessi sempre, da un lato e dall'altro. Ma se ancora sopravvivono la logica e l'intelligenza, un giusto mezzo deve esistere. Perché l'opera d'arte torni ad essere prodotto, seppure ricco e complesso, di un artefice. E perché l'artista riscuota, se non il plauso del bonifico, almeno il rispetto che merita. (Testo tratto con il consenso dell'autore da "Presentazione del Premio Maccagno 2012", Civico Museo Parisi-Valle, Maccagno)
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4     Numero
(in ordine di arrivo)
Questo numero è online dal 15 gennaio 2013 / Ultimo aggiornamento: 15 aprile  2013
Nato a Bologna nel 1953, vive e lavora a Milano. Curatore di progetti culturali, mostre e musei, autore di testi, saggi e monografie.
Il catalogo del Premio Maccagno 2012, diretto da Claudio Rizzi, da cui  tratto questo intervento