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INTERVENTI
Un intervento di Mario Benedetto
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SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
DIVAGAZIONI SULL’ARTE Viva l’uguaglianza nella diversità ! Grazie a Seveso e a questo blog ( a differenza di altre sporadiche occasioni, tipo Chiamata per l'arte, Roma, Maxxi,  settembre 2012 , etc.), noi artisti possiamo dare spazio/voce al nostro pensiero, dal momento che nel bene e nel male siamo coinvolti, da vecchia data, in questo fantastico mondo che è quello dell'arte e tutto ciò che la riguarda. Territorio questo, che non esito a definire campo minato, e nel quale occorre avventurarsi prudentemente; tante sono le mistificazioni estetiche e le ideologie, che confondono, più di quanto si possa immaginare. Anche il termine stesso arte, oggi risulta impoverito, svuotato, mentre sempre più persone si affollano sull'uscio di questo territorio, senza neanche l'ABC che sarebbe necessario. E gli eventi espositivi si susseguono ad ogni latitudine, invadendo anche molti spazi non accreditati, abitudine avviata negli ottimistici anni 80, frutto di un processo di spettacolarizzazione e mediatizzazione che ormai, data anche la grave crisi economica globale, non attira pubblico, quindi non ha nessun effetto ai fini della promozione del territorio. Come pure si susseguono le operazioni culturali di certi disinvolti addetti ( a vario titolo) e di tanti assessori improvvisati, i quali rivelano, sovente un'incompetenza vistosa, che risponde soltanto alle ragioni diverse per le quali occupano le loro poltrone. Resto, comunque, della convinzione che l'arte non sia né un gioco divertente né tantomeno uno spot, bensì un atto di fede, un fatto poetico, lirico, emotivo, che scaturisce dal bisogno di trasmettere  idee, concezioni, e di tradurre le sensazioni, a volte, in immagini: un'attività molto seria, complessa e profonda. E capire i fenomeni che coinvolgono il fare artistico non è proprio facile anche se oggi disponiamo e possiamo fare intervenire le reti categoriali che la cultura contemporanea ha elaborato, molto meglio che in passato. Passato non tanto passato, se solo si pensi a metà del secolo scorso quanto fosse predominante il pensiero crociano, che considerava l'arte come intuizione ed espressione. Tutto sommato, come un fatto unicamente mentale: l'idea. L'estetica, la teoria del bello, un valore difficilmente sezionabile e ricostruibile scientificamente, ma contrario alla logica del cervello. L'estetica non aveva gli strumenti per chiarire meglio i fenomeni interni del fare artistico. Una cosa mentale, ma di un corpo. L'idea senza la corporeità di una tecnica non può realizzarsi. Una tecnica artistica che è ricca e creativa e  non ha niente a che fare con quella commerciale, l'industriale e neanche  con l'artigianale. Bisogna aiutarsi con tutti gli sviluppi delle varie discipline: dalla filosofia analitica, come dalla fenomenologia, specialmente con la psicologia, e più in particolare con la psicanalisi degli sviluppi successivi a Freud. Mi riferisco alla scuola  neo-psicanalitica di Matte Blanco di Roma. L'artista che sogna e che fa, ciascuno a modo suo, ma sempre ubbidendo a delle leggi interne, e che in tanti hanno cercato di scandagliare ( lo stesso Klee le ha studiate e fatte oggetto di tante sue lezioni alla Bauhaus  - la costruzione formale è molto ambigua e non si può creare solo mentalmente). Con l'inconscio abbiamo tutti a che fare, l'artista in particolare. Egli però riesce a cogliere a volo da questo continuo sfumare di fantasmi che danzano nei sogni della notte, come in un alveare, ( in questo movimento continuo che dall'inconscio va verso la coscienza e da questa verso il pensiero), e a manovrare ed imprimere nella materia, danso vita a una storia, non saputa e non vista. Matte Blanco dice che a  caratterizzare essenzialmente l'inconscio sarebbe una logica differente da quella asimmetrica aristotelica, (con le categorie di spazio e tempo e il principio di non contraddizione, propria del pensiero cosciente), ed è la logica simmetrica che egli definisce "espressione logica del modo indivisibile dell'essere". L'arte che nasce da una potenza di negazione e nullificazione come indice metodico "Il passaggio da un identico statico, mortale, in tutti i sensi e senza via, verso una prassi liberativa di uscita, che si attua nell'opera" ( Dino  Formaggio). Il ponte di passaggio che l'immaginazione nientificante, dopo aver annullato il mondo reale così com'è, getta verso l'ignoto di un'opera e di un mondo ancora inedito. È su questa via che il nulla incontra l'arte. A è anche non A, altro da sé. Qualcosa  s'era già visto  con Dostoevskij, nel muoversi dell'uomo e del mondo con una logica diversa del 2+2 = 4 ( ma anche con A. Tarkovskij).  Se la tecnica usa la razionalità, un tipo di logica asimmetrica 2+2=4, l'artista segue un'altra logica, anche se 2+2 =4 è più utile, ma che 2+2 faccia 5 è una cosa più ipotetica, molto più potente e più vasta, l'artista è per questa seconda ipotesi, cerca qualcosa di altro, di più grazioso, il bello, il sublime, il comico, e tutte le altre  categorie. Poi il mondo ha ragione, il mondo è anche razionalità. A è uguale ad A, ma non al Non A, tutto un passaggio logico su cui tutta la scienza lavora. La razionalità è una forza. Il problema di sempre è di conciliare la razionalità con l'irrazionalità. E non è così facile. Matte Blanco dice che il fondo della persona è costituito  da infiniti insiemi, di gruppi, dei noduli in movimento, in crescita, qualcosa che si crea al proprio interno, che va , volatile e non si ferma. L'artista, in un certo senso, educa, ammaestra questa sua visione oculare interna e coglie per portare in luce. L'artista, quindi non cerca l'utile, se c'è un'attività che non mira al profitto questa è l'arte, tanto meno per amore di mode, ma soltanto per seguire un suo ordine interno.  Escludendo, per brevità, tantissimi apporti forniti sia dal Marxismo che dall'Esistenzialismo, passiamo ai giorni nostri, alla Post-Modernità. E chi più del filosofo polacco Zygmunt Bauman  può farci capire meglio il rapporto fra modernità e Post-Modernità? Post-Modernità che riguarda la cultura dell'intero pianeta. Che nasce e si colloca tra il 1960-'70, anche se i prodomi, secondo il filosofo Dino Formaggio, sono da collocarsi lontanissimo nel 1905 ( con la prima relatività di Einstein, e la rivoluzione dello spazio-tempo di cui viviamo tutt'oggi  le conseguenze  - esplorazioni spaziali ecc.). La Modernità che, a tutti gli effetti,  in pittura nasce in Francia a fine 800, con l'Impressionismo, in Germania abbiamo l'Espressionismo che si opponeva a quelle forme in senso antistorico. Attorno a quegli anni c'è Van Gogh, c'è Munch,  si entra nella tragedia del mondo moderno e nella mutazione dei valori, c'è Picasso, la più grande rivoluzione della pittura, si entra nelle avanguardie. Il bello era ancora come ai tempi dell'antichità della Grecia. Nasce una soggettività diversa perché persegue e segue dei valori. La Modernità è un sistema di valori: il Bello, il Vero, il Buono, valori di esteticità, conoscitivi, etici; andando avanti si perseguiva un ideale di progresso per tutto il 900. L'arte si avvia sui grandi telai del nulla con l'Espressionismo, l'Astrattismo, il Dadaismo,( Duchamp con la Ruota della bicicletta o la Fontana), il Surrealismo e quindi l'Informale, con la Pittura-Azione, con l'Arte Altra, l'Arte Pop, l'Arte Povera e tutta l'Antiarte fino a quella più recente. La modernità aveva dei quadri di valori da inseguire, di scuola in scuola si arriva dalla cornice vuota al culto della tela bianca, perché la dialettica interna della negazione superava ed uccideva il precedente movimento. Questo succedeva in tutte le arti, pittura, musica , teatro, cinema ecc. La Post-Modernità fa piazza pulita di tutti questi valori. Bauman dice che nel nostro tempo non ci sono più le avanguardie, e basta guardarsi intorno. Il Post- Modern  ha illuminato molta gente, ed è più evidente in Architettura, nasce in USA prima che in Italia. È  un nuovo dettato dei moduli dell'arte, fino  che si arriva alla Trash-Art, ancora viva oggi. Si può capire come il mondo della cultura si muova. Un filosofo della cultura come L. Blaga ( il problema del tempo - orizzonti e stile) dice che la cultura non è un fenomeno stabile, e nessuno è il possessore: c'è chi lo attua e chi lo ignora. La cultura è il mondo del pensiero e dell'arte: è uno sforzo verso. La cultura è la creazione da parte dell'uomo che in questa maniera cerca, tenta di eternarsi. Anche il grande filosofo della Ragione che è Giambattista Vico, (Napoli, 1668-1744), di cui Croce aveva dato un'interpretazione in parte limitativa, aveva immaginato dei modelli di cultura che di epoca in epoca mutavano, già allora. Aveva stabilito le fasi e lo svolgersi della storia secondo uno schema triadico circolare, in un percorso sia di andata che di ritorno, dividendo l'umanità in bestioni e poeti, quest'ultimi evolvendosi, a poco a poco, acquistavano la ragione. Paradossalmente, proprio con l'età della ragione, l'uomo unicamente preoccupato di garantirsi sicurezza e benessere, entra in crisi, ed ecco che le nazioni si accapigliano una contro l'altra. Noi abbiamo conosciuto questi fenomeni, proprio nel mondo della ragione, nel mondo della scienza avanzatissima, della tecnologia, che crea la sostituzione degli organi vitali, nel mondo del simile e dell'inganno, in questo rispecchiarsi dentro le leggi del mercato si finiva per creare un mondo di malnate sottigliezze.  Una specie di democrazia suicida. Quando queste sottigliezze, queste negatività vengono a galla tutti assistiamo, come nell'arte contemporanea postmoderna, ad una esibizione dell' A che è anche il non A. Ciò  avviene anche quando degli architetti, per fare un esempio, ad una forma neoclassica osano affiancarne un'altra, mettiamo, futurista, come se nulla fosse, in questo pareggiamento di tutte le cose sullo stesso piano, quando cose differenti che appartengono a spazi culturali diversi sono uniformate, perdono il loro valore e sono destinati all'indifferenza, e l'indifferenza è la censura della coscienza,( mi viene in mente il malnato tentativo di mettere sullo stesso piano di giudizio, i valori della resistenza e quelli dei repubblichini, ma questa non è la sede più adatta); l'arte, dunque, diventa Arte della Non Arte. Non è uno scherzo: furono fatte delle esposizioni. Dal mondo dei valori si passa a quello dei disvalori. È  una società che corre verso lo spettacolo, la simulazione e il simbolo, l'inganno.  Dice Matte Blanco che nell'inconscio l'immagine della vita e della morte si equivalgono. Cadono le logiche aristoteliche e questo vale per la poesia come anche per la fisica ( la fisica delle particelle), o per la matematica ( la matematica degli insiemi): una nuova matrice culturale. Ebbene, Blaga, filosofo della cultura, ben sapendo che la cultura è l'unico modo per poter penetrare nella vita di ogni epoca di una società ( senza la cultura non si va da nessuna parte), afferma che le temporalità dell'inconscio e la temporalità delle masse culturali che si muovono e passano sul globo terrestre costituiscono un congregarsi di tanti fenomeni dell'inconscio che diventano una matrice culturale. Queste temporalità nelle varie epoche della storia dell'umanità si possono distinguere in epoche  con un tempo- cascata, in cui tutto va dall'alto in basso, ed epoche con un tempo- fiume, senza né alto né basso, in cui, dal primo vagito si assimila vivendo e crescendo, via via. L'artista è imbevuto di queste matrici. Il compito difficile del critico consiste nell'indagare in queste matrici culturali del tempo  che hanno generato questo o quell'altro. Oggi, che viviamo nella civiltà postmoderna dello spettacolo, anche l'arte è spettacolarizzata e " lo spettacolo è il sole che non tramonta mai sull'impero della passività moderna". Quanto prefigurava Guy Debord, è quotidianità. E, che al grido di Kirillov seguisse, in tutte le società moderne, l'altrettanto, non meno profondo, "l'arte è morta", era inevitabile. Inteso, però, come morte di una attività privilegiata, carismatica e di una ristretta élite. Quell'arte è sparita con il suo pubblico di amatori e lettori che costituiscono le pseudo società momentanee e fluide. L'arte trattata  come tutte le attività economiche è diventata merce, comportando un indebolimento della sostanza umana. Oggi, nel buio del postmoderno, parafrasando un opuscolo del grande filosofo polacco, il successo è diventato il problema più importante della vita culturale, nella misura in cui un artista sa o non sa vendere il proprio lavoro. C'è da dire che il peso dei "pubblici" e dei "consumatori", oggi, nella coscienza degli artisti è più forte di quanto non lo sia mai stato  in passato.  E così assistiamo alle gesta di un manipolo di "artisti" che hanno intuito e sfruttato, strategicamente, il gusto del momento storico, con i loro modelli pubblici di comportamento, con la spettacolarità delle loro operazioni, caratterizzate da grandi numeri, e dobbiamo subirne la spropositata popolarità, che spesso va oltre la loro opera stessa. Popolarità e visibilità  paragonabile solo a quella dei divi dello spettacolo, che divide il pubblico in maniera netta, fra entusiasti e disgustati. Per completezza, a questo manipolo, vanno inclusi altri addetti, dal gioco di ruolo ben preciso, come collezionisti, curatori e mercanti, critici, direttori di musei, non sempre di grande competenza, piuttosto interessati all'arte come status symbol, dal momento che con questa merce si possono fare tanti soldi, (titoli tossici = merce tossica) e, convinti, inoltre, che l'investimento in arte contemporanea è il meno tracciabile, il meno tassabile, il più adatto a riciclare danaro, il più azzardato, ma anche quello con qualche minima possibilità di decuplicare l'investimento effettuato. E dunque come non dar ragione a Jean Clair: "Una strana oligarchia finanziaria globale, composta da due o tre grandi gallerie parigine e newyorkesi, due o tre case d'asta, due o tre istituzioni pubbliche responsabili del patrimonio di uno Stato decidono la circolazione e la cartolarizzazione di opere d'arte che si limitano alla produzione, quasi industriale, di 4 o 5 artisti". La porta della paralisi del gusto e della libera funzionalità artistica è aperta ormai da tempo. La potenzialità dei mezzi di riproduzione e di diffusione è diventata un fenomeno patologico Un fenomeno tecnico- artistico che introduce all'interno del mercato dell'arte prodotti mistificati e adulterati, creando una frode culturale, non meno grave delle frodi alimentari, perché  nel tempo avvelena l'esercizio salutare della coscienza artistica nella sua autentica pienezza, rivolta a tutta la società. E dunque, per concludere: abbasso il pensiero unico universale,  viva l'uguaglianza nella diversità, viva  il sacrosanto diritto di essere autenticamente sé stessi !
Pittore e scultore, è nato a Scilla in Calabria. Laureato in architettura al Politecnico, vive, insegna e lavora a Milano.
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Mario Benedetto
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Questo numero è online dal 15 gennaio 2013 / Ultimo aggiornamento: 15 aprile  2013