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INTERVENTI
Un intervento di Celestino Ferraresi
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SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
DEL MERCATO Quando Emile Zola anticipava la nostra contemporaneità Nel 1886 Emile Zola pubblica "L'oeuvre". La storia narrata nel romanzo si svolge a Parigi  negli anni 60-70 dell'0ttocento, protagonista è il pittore Claude Lantier che vive la sua avventura creativa impegnandosi con fervore nella nuova visione del plein air. Condivide il mondo dei letterati e degli artisti tra boheme ed esposizioni ai Salon des Refusés. La vita si svolge tra amori, miserie e discussioni accese sull'arte… Un giorno Claude in compagnia dell'amico Jory, giornalista e critico d'arte, fa visita al pittore Bongrand, più anziano e rispettato per aver dipinto qualche quadro di un certo successo: tra loro parlano anche del mercante Naudet e del pittore Fagerolles. Così scrive Zola. "Mi hanno detto" mormorò Jory "che ha stipulato un contratto molto vantaggioso con Naudet". Quel  nome, buttato là nella conversazione, placò nuovamente Bongrand che ripeté scuotendo le spalle: "Ah! Naudet….Naudet!..." e li divertì parecchio, con Naudet che conosceva bene. Era un mercante che da qualche anno rivoluzionava il commercio dei quadri. Non si trattava più del vecchio gioco, la giacca impataccata e il gusto finissimo di papà Malgras, le tele degli esordienti spiate,comprate a dieci per essere rivendute a quindici, tutto quel tira e molla del conoscitore che storce il muso davanti all'opera adocchiata per disprezzarla, e che in fondo è innamorato della pittura e sfanga la sua povera esistenza guadagnando rapidamente qualche lira in piccoli traffici sicuri. No, il famoso Naudet aveva modi da gentiluomo, giacche in tessuti fantasia, brillante nelle cravatte, impomatato, lisciato, tirato a lustro; ovviamente gran tenore di vita, carrozza a mese, palco all'Opera, tavolo riservato da Bignon, assiduo in tutti i luoghi dove fosse conveniente mostrarsi. Per il resto, uno speculatore, un giocatore in borsa che se ne infischiava totalmente della buona pittura. Aveva soltanto il fiuto del successo, indovinava l'artista da lanciare, non quello che prometteva il genio discusso di un grande pittore, ma colui che con il suo talento ingannevole, gonfiato da finte audacie, avrebbe fatto colpo sul mercato borghese. E così riusciva a mettere in subbuglio il mercato, scartando il vecchio amatore di gusto e trattando unicamente con l'amatore ricco che non capisce niente d'arte, che compra un quadro come comprerebbe un'azione in borsa, per vanità o nella speranza che salga. A questo punto, Bongrand, estremamente arguto e con una segreta vena di commediante, si mise a recitare la scena. Naudet arriva da Fagerolles. "Avete del genio, mio caro. Ah! Il vostro quadro dell'altro giorno è venduto. Indovinate a quanto?.." "Cinquecento franchi…" "Siete pazzo! Ne valeva milleduecento! E questo qui quanto?.." "Diomio, non so…facciamo milleduecento…" "Andiamo, milleduecento! Allora non volete capirmi, caro mio! ne vale duemila! Lo prendo a duemila.  E, da oggi, lavorerete soltanto per me, Naudet! Addio, addio mio caro, non vi sbracciate, la vostra fortuna è fatta, ci penso io". Eccolo partito, porta via il quadro nella sua carrozza, lo fa vedere agli amatori fra i quali ha sparso la voce d'aver scoperto un pittore straordinario. Uno di quelli finisce per abboccare, e domanda il prezzo. "Cinquemila? Come cinquemila! Il quadro d'uno sconosciuto, volete prendermi in giro? "State a sentire; vi propongo un affare: ve lo vendo a cinquemila e vi firmo l'impegno di ricomprarlo a seimila entro l'anno, se siete stufo di averlo ". Di colpo, l'amatore è tentato: cosa rischia? in fondo è un buon investimento, e compra. Allora Naudet non perde tempo e con lo stesso sistema ne piazza nove o dieci all'anno. Vanità e speranza di guadagno si mescolano, i prezzi salgono, si forma un listino di modo che, quando ritorna dall'amatore, quello, invece di restituire il quadro, gliene paga un altro ottomila. E il rialzo continua, e la pittura non è più che un sordido mercato, miniere d'oro scavate nella collina di Montmartre e scoperte dai banchieri, intorno a cui ci si batte a colpi di biglietti da mille! "... Mi scuso per la lunga citazione ma meglio di Zola non avrei saputo descrivere la cosa. In questi giorni infatti, in occasione della fiera di Bologna, abbiamo saputo dai mezzi d'informazione che i mercanti si lamentano di come vanno gli affari. Ma non vendono forse opere a trenta, cinquanta, centomila euro e molto di più ? Poi, in apparente contraddizione, abbiamo anche saputo che in questi tempi di crisi l'arte è tornata ad essere un bene rifugio. Noi continuavamo a pensare, invece, che uno dei motivi, niente affatto  trascurabile, della crisi del mercato dell'arte  fosse proprio quello della speculazione su valori gonfiati fino all'incredibile e culminata negli anni settanta e ottanta con la grafica. Girando per mercatini capita di trovare quadri e risme di fogli con firme di rispettoso successo a cinquanta o sessanta euro. Chissà che da domani  non mi venga voglia di  restituire ad essi una seconda dignità ricomprandoli come si fa con i vecchi libri...
È nato nel 1949. Pittore e docente, insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Ha fondato la Scuola di Torpignattara, dove propone una strada pittorica "tradizionalista", nel senso di una ricerca che non taglia i ponti col passato...
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Celestino Ferraresi 4     Numero
(in ordine di arrivo)
Questo numero è online dal 15 gennaio 2013 / Ultimo aggiornamento: 15 aprile  2013