numero

da vedere

GIACOMETTI E IL SEGNO

GRAFICO

«Di qualsiasi cosa si tratti… solo il disegno conta»

Giacometti vedeva nel disegno e nella sua trasposizione sulla matrice, il fondamento estetico e concettuale su cui costruire le sue opere pittoriche e plastiche. Com’ebbe modo di affermare lo stesso artista, “di qualsiasi cosa si tratti, di scultura o di pittura, è solo il disegno che conta”. È noto che disegnava dappertutto, sulle buste e lettere ricevute, su giornali e riviste, sull’interno del pacchetto di sigarette, al bar sui tovaglioli o sulle tovagliette di carta, sulle pareti intonacate dell’atelier e sui pannelli di legno tavolato, e più normalmente sul suo inseparabile taccuino e sull’album per gli schizzi. “La sua opera grafica non è quindi marginale ricorda Nicoletta Ossanna Cavadini - rispetto alla produzione artistica vera e propria, ossia alla pittura e alla scultura, ma riesce a rivelare meglio il pensiero giacomettiano in cui dal segno emerge un senso di angoscia, di affanno, di incertezza, e nei ritratti l’incapacità di ritrovare la forza dello sguardo e il suo valore emozionale, o ancora il foglio come metafora del concetto di spazio e tempo in cui l’uomo cerca la sua dimensione dell’essere”. Alberto Giacometti compie la sue prime esperienze di tecnica grafica in età adolescenziale seguendo i consigli del padre Giovanni, esperto xilografo. Le sue prime opere, come i ritratti di due compagni di classe (Deux camarades de classe) o quello di Lucas Lichtenhan, risalgono al 1917, in cui l’arte dell’intaglio del legno era sempre preceduta dal necessario disegno preparatorio. La ricerca di Giacometti sulla figura umana diventò progressivamente sempre più presente, trattata in maniera tematica nel 1957 nelle stampe realizzate per la rivista “Derrière le Miroir”, promossa dal gallerista- editore Maeght. Questo orientamento rifletteva le nuove preoccupazioni formali dell’artista, portandolo nelle sue sculture ad abbandonare i gruppi a favore di figure isolate e spesso di grandi dimensioni, per esprimere il profondo senso di disagio esistenziale. In questo periodo, l’artista decide di focalizzare la sua attenzione sul ritratto per indagare il senso dell’essere umano. Giacometti ritraeva solo gli amici o chi aveva un’affinità elettiva con lui: molti di loro erano scrittori, filosofi o intellettuali. Le sessioni di posa diventavano veri e propri dialoghi fra l’artista e il soggetto e ne favorivano l’intimità e la conoscenza per la buona riuscita del ritratto stesso. Esemplari a tal proposito, i ritratti di Michel Leiris, André du Bouchet, Edith Boissonnas, Jacques Dupin, Pierre Loeb, o dell’artista André Derain. La figura femminile più frequentemente ritratta fin dall’adolescenza fu la madre Annetta, mentre cuciva, sotto la lampada, in posa, o immortalata in momenti di vita quotidiana. Poi, dal 1946, la sua principale modella femminile fu Annette, sua compagna di vita e poi moglie dal 1949, soggetto privilegiato per ritratti in primo piano, ma anche per nudi femminili. Con il 1964 apparve nelle incisioni anche la sua amante Caroline, il cui ritratto è inserito nell’ultima grande campagna litografica di Paris sans fin , progetto incompiuto di un libro stampato che lo occuperà ininterrottamente dal 1958 al 1965. Paris sans fin era la metafora visiva della vita e della città che egli amava profondamente, e che gli appariva tutto d’un colpo distante e lontana. Nella stupefacente consequenzialità delle 150 tavole litografiche Giacometti riporta la vita frenetica della metropoli, il fascino dei suoi monumenti, i bar frequentati, i musei, con visioni riprese all’esterno nelle strade, ma anche negli intimi momenti d’amore per Caroline… (dal C.Stampa)
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riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

9 La stagione espositiva 2020 del m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) si apre nel segno di Alberto Giacometti (1901-1966), uno fra i più rilevanti artisti del XX secolo. Dopo la sosta forzata a causa dell’emergenza Coronavirus, che ne aveva rimandato l’inaugurazione, dal 9 giugno 2020 una mostra, curata da Jean Soldini e Nicoletta Ossanna Cavadini, che, fino al 10 gennaio 2021, presenta, per la prima volta, il corpus grafico dell’artista svizzero: sono esposti oltre quattrocento fogli e numerosi libri d’artista, provenienti dalle principali istituzioni internazionali che conservano le opere di Alberto Giacometti e da importanti collezionisti privati.                                                         (dal c.s.) Ritratto di Maurice Lefebvre-Foinet, 1964 Olio su tela 55 x 46 cm Ritratto di André du Bouchet, 1961, Acquaforte 16,7 x 12,2 cm, La testa, 1955-1960 Matita su carta 34 x 25 cm Foto E.Scheidegger, "Alberto Giacometti nell'atelier di Parigi", 1951

da vedere

GIACOMETTI E IL

SEGNO GRAFICO

«Di qualsiasi cosa si tratti… solo il

disegno conta»

Giacometti vedeva nel disegno e nella sua trasposizione sulla matrice, il fondamento estetico e concettuale su cui costruire le sue opere pittoriche e plastiche. Com’ebbe modo di affermare lo stesso artista, “di qualsiasi cosa si tratti, di scultura o di pittura, è solo il disegno che conta”. È noto che disegnava dappertutto, sulle buste e lettere ricevute, su giornali e riviste, sull’interno del pacchetto di sigarette, al bar sui tovaglioli o sulle tovagliette di carta, sulle pareti intonacate dell’atelier e sui pannelli di legno tavolato, e più normalmente sul suo inseparabile taccuino e sull’album per gli schizzi. “La sua opera grafica non è quindi marginale ricorda Nicoletta Ossanna Cavadini - rispetto alla produzione artistica vera e propria, ossia alla pittura e alla scultura, ma riesce a rivelare meglio il pensiero giacomettiano in cui dal segno emerge un senso di angoscia, di affanno, di incertezza, e nei ritratti l’incapacità di ritrovare la forza dello sguardo e il suo valore emozionale, o ancora il foglio come metafora del concetto di spazio e tempo in cui l’uomo cerca la sua dimensione dell’essere”. Alberto Giacometti compie la sue prime esperienze di tecnica grafica in età adolescenziale seguendo i consigli del padre Giovanni, esperto xilografo. Le sue prime opere, come i ritratti di due compagni di classe (Deux camarades de classe) o quello di Lucas Lichtenhan, risalgono al 1917, in cui l’arte dell’intaglio del legno era sempre preceduta dal necessario disegno preparatorio. La ricerca di Giacometti sulla figura umana diventò progressivamente sempre più presente, trattata in maniera tematica nel 1957 nelle stampe realizzate per la rivista “Derrière le Miroir”, promossa dal gallerista- editore Maeght. Questo orientamento rifletteva le nuove preoccupazioni formali dell’artista, portandolo nelle sue sculture ad abbandonare i gruppi a favore di figure isolate e spesso di grandi dimensioni, per esprimere il profondo senso di disagio esistenziale. In questo periodo, l’artista decide di focalizzare la sua attenzione sul ritratto per indagare il senso dell’essere umano. Giacometti ritraeva solo gli amici o chi aveva un’affinità elettiva con lui: molti di loro erano scrittori, filosofi o intellettuali. Le sessioni di posa diventavano veri e propri dialoghi fra l’artista e il soggetto e ne favorivano l’intimità e la conoscenza per la buona riuscita del ritratto stesso. Esemplari a tal proposito, i ritratti di Michel Leiris, André du Bouchet, Edith Boissonnas, Jacques Dupin, Pierre Loeb, o dell’artista André Derain. La figura femminile più frequentemente ritratta fin dall’adolescenza fu la madre Annetta, mentre cuciva, sotto la lampada, in posa, o immortalata in momenti di vita quotidiana. Poi, dal 1946, la sua principale modella femminile fu Annette, sua compagna di vita e poi moglie dal 1949, soggetto privilegiato per ritratti in primo piano, ma anche per nudi femminili. Con il 1964 apparve nelle incisioni anche la sua amante Caroline, il cui ritratto è inserito nell’ultima grande campagna litografica di Paris sans fin , progetto incompiuto di un libro stampato che lo occuperà ininterrottamente dal 1958 al 1965. Paris sans fin era la metafora visiva della vita e della città che egli amava profondamente, e che gli appariva tutto d’un colpo distante e lontana. Nella stupefacente consequenzialità delle 150 tavole litografiche Giacometti riporta la vita frenetica della metropoli, il fascino dei suoi monumenti, i bar frequentati, i musei, con visioni riprese all’esterno nelle strade, ma anche negli intimi momenti d’amore per Caroline… (dal C.Stampa)

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

9 La stagione espositiva 2020 del m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) si apre nel segno di Alberto Giacometti (1901-1966), uno fra i più rilevanti artisti del XX secolo. Dopo la sosta forzata a causa dell’emergenza Coronavirus, che ne aveva rimandato l’inaugurazione, dal 9 giugno 2020 una mostra, curata da Jean Soldini e Nicoletta Ossanna Cavadini, che, fino al 10 gennaio 2021, presenta, per la prima volta, il corpus grafico dell’artista svizzero: sono esposti oltre quattrocento fogli e numerosi libri d’artista, provenienti dalle principali istituzioni internazionali che conservano le opere di Alberto Giacometti e da importanti collezionisti privati.                                                         (dal c.s.)