© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

LO STUPORE STUPIDO

Da bambino raccoglievo corolle variopinte dal giardino di casa e le nascondevo tra le crepe del cemento del cortile, sotto la polvere, nell’ombra degli angoli. Lo stupore che provavo più tardi nel ritrovarle, nell’improvviso disvelamento dei colori sul grigiore di fondo, era simile a quello che sentivo all’apparire dell’arcobaleno in cielo o di fronte alla luce cangiante delle nubi al tramonto. Restavo in quei tempi piacevolmente sorpreso anche dal sapore delle caccole e dal suono del mio singhiozzo, ma ancor di più dall’infinita dolcezza del cioccolato e dalla varietà della musica del pianoforte e della fisarmonica. Più tardi, oramai adulto, la teoria quantistica, le neuroscienze e le immagini prodotte dal telescopio Hubble, mi hanno condotto ad un ambito più intellettuale, ma ugualmente, meravigliosamente, stimolante. Malgrado la premessa possa sembrare fuorviante, questo scritto ha per interesse l’Arte. Non è un caso, infatti, che il turbamento emotivo sia un connotato certo dell’espressione artistica e che lo stupore, il trasalimento e la meraviglia siano la matrice profonda della stessa. Anche senza far ricorso all’etimologia, stupito e stupido appaiono essere termini correlati: il primo sembra insistere sull’aspetto emotivo e il secondo su quello cognitivo della mente. Per meglio dire: se non comprendo il contesto in cui vivo e non riesco ad interpretarlo e sono uno stupido resterò stupito , in bene o in male, in gioia o in terrore, dagli stimoli provenienti da quello. Per questo motivo i bambini ingenui provano sorpresa più spesso degli anziani smaliziati che, ad esperienza maturata, sembrano portati piuttosto all’indifferenza. Considerando all’uopo queste riflessioni e quelle della scuola di psicologia analitica sugli archetipi del Puer o dello Senex , animo infantile o animo senile, impulso o matura consapevolezza, la disamina sulla complessità dell’Arte Contemporanea sembra poter avviarsi ad una semplificazione. Nel passato e nello specifico le Arti pittoriche, per esempio, al di della stupefacente intensità cromatica del lapislazzulo o della saturazione dei colori ad olio, hanno saputo da subito arricchirsi di contenuti allegorici, di studi sulle modalità della visione e di elaborazioni teoriche e critiche sul significato del procedere artistico. Oltre la meraviglia dei sensi, hanno saputo via via donare la sorpresa di nuove Idee e di intriganti Concetti, sino ad una tormentata ricerca di scopo esistenziale, frontiera dell’Io frammentato del secolo scorso. Attualmente, in Occidente, l’espressione artistica sembra essersi però confinata ad una dimensione ludica, ironica e spettacolare, rischiosamente marginale. “Se è stato detto tutto sembra supporre - ridiamo del dover continuare a dire”. Così la proposta artistica di successo configura opere di frettolosa fruizione e iperbolica sensorialità: gigantismi, disformie digitali, teatralità aliene. Tutto appare consegnato ad uno stupore stupido , dove la poca comprensione del fenomeno da parte del fruitore sembra essere funzionale all’amplificazione dello spettacolo, alla meraviglia e alla voglia di novità consumabili. “Il Puer -bambino sa fare: oh!” ed il nostro contesto culturale sembra volerlo valorizzare. D’altra parte i genitori giocano da pari coi figli, gli eterni adolescenti si dilettano a mascherarsi attraverso i social , l’avidità occidentale invita alla compulsione del consumo. Tutto si vende e tutto si compra. Con un clic . La spensierata, superficiale vitalità del Puer portata a modello comportamentale ideale. Cosa mai dunque mostrare alla Biennale veneziana e nelle gallerie di tendenza? Cosa mai scrivere sulle riviste di Critica per non apparire maldestri esegeti del pessimismo? Sembra non si possa proporre altro da quello che è già: poco, effimero e utile. E ciò malgrado, voglio ricordare a me stesso che lo stupore stupido di per non è negativo e, come tale, va soltanto integrato perché l’Arte possa continuare ad essere significativamente ricca per l’esperienza umana e la meraviglia possa riguardare anche il piacere intellettuale, l’insieme delle Idee, la soddisfazione esistenziale. Spero che il confronto critico, il dibattito, la resistenza al conformismo possano allearsi per un necessario contributo evolutivo. La complessità del mondo della tecnica abbisogna di un’Arte altrettanto varia e profonda: il progetto di un viaggio su Marte non si coniuga appieno con i soli fuochi d’artificio… Rappresenta semmai il loro straordinario completamento. “Il Senex -vecchio non fa soltanto: oh!”. Esercita anche un pensiero critico, impegnato e fondativo. Un tempo si sarebbe chiamato Saggio .
Nato nel 1956 a Piove di Sacco (Padova), il suo itinerario artistico ha proceduto parallelo ai suoi studi scientifici. Oggi insegna Matematica e Scienze nella scuola secondaria. Come pittore, dal 1976 ad oggi, ha allestito più di un centinaio di mostre, personali e collettive.

Giuseppe Donolato

LO STUPORE

STUPIDO

Da bambino raccoglievo corolle variopinte dal giardino di casa e le nascondevo tra le crepe del cemento del cortile, sotto la polvere, nell’ombra degli angoli. Lo stupore che provavo più tardi nel ritrovarle, nell’improvviso disvelamento dei colori sul grigiore di fondo, era simile a quello che sentivo all’apparire dell’arcobaleno in cielo o di fronte alla luce cangiante delle nubi al tramonto. Restavo in quei tempi piacevolmente sorpreso anche dal sapore delle caccole e dal suono del mio singhiozzo, ma ancor di più dall’infinita dolcezza del cioccolato e dalla varietà della musica del pianoforte e della fisarmonica. Più tardi, oramai adulto, la teoria quantistica, le neuroscienze e le immagini prodotte dal telescopio Hubble, mi hanno condotto ad un ambito più intellettuale, ma ugualmente, meravigliosamente, stimolante. Malgrado la premessa possa sembrare fuorviante, questo scritto ha per interesse l’Arte. Non è un caso, infatti, che il turbamento emotivo sia un connotato certo dell’espressione artistica e che lo stupore, il trasalimento e la meraviglia siano la matrice profonda della stessa. Anche senza far ricorso all’etimologia, stupito e stupido appaiono essere termini correlati: il primo sembra insistere sull’aspetto emotivo e il secondo su quello cognitivo della mente. Per meglio dire: se non comprendo il contesto in cui vivo e non riesco ad interpretarlo e sono uno stupido resterò stupito , in bene o in male, in gioia o in terrore, dagli stimoli provenienti da quello. Per questo motivo i bambini ingenui provano sorpresa più spesso degli anziani smaliziati che, ad esperienza maturata, sembrano portati piuttosto all’indifferenza. Considerando all’uopo queste riflessioni e quelle della scuola di psicologia analitica sugli archetipi del Puer o dello Senex , animo infantile o animo senile, impulso o matura consapevolezza, la disamina sulla complessità dell’Arte Contemporanea sembra poter avviarsi ad una semplificazione. Nel passato e nello specifico le Arti pittoriche, per esempio, al di della stupefacente intensità cromatica del lapislazzulo o della saturazione dei colori ad olio, hanno saputo da subito arricchirsi di contenuti allegorici, di studi sulle modalità della visione e di elaborazioni teoriche e critiche sul significato del procedere artistico. Oltre la meraviglia dei sensi, hanno saputo via via donare la sorpresa di nuove Idee e di intriganti Concetti, sino ad una tormentata ricerca di scopo esistenziale, frontiera dell’Io frammentato del secolo scorso. Attualmente, in Occidente, l’espressione artistica sembra essersi però confinata ad una dimensione ludica, ironica e spettacolare, rischiosamente marginale. “Se è stato detto tutto sembra supporre - ridiamo del dover continuare a dire”. Così la proposta artistica di successo configura opere di frettolosa fruizione e iperbolica sensorialità: gigantismi, disformie digitali, teatralità aliene. Tutto appare consegnato ad uno stupore stupido , dove la poca comprensione del fenomeno da parte del fruitore sembra essere funzionale all’amplificazione dello spettacolo, alla meraviglia e alla voglia di novità consumabili. “Il Puer -bambino sa fare: oh!” ed il nostro contesto culturale sembra volerlo valorizzare. D’altra parte i genitori giocano da pari coi figli, gli eterni adolescenti si dilettano a mascherarsi attraverso i social , l’avidità occidentale invita alla compulsione del consumo. Tutto si vende e tutto si compra. Con un clic . La spensierata, superficiale vitalità del Puer portata a modello comportamentale ideale. Cosa mai dunque mostrare alla Biennale veneziana e nelle gallerie di tendenza? Cosa mai scrivere sulle riviste di Critica per non apparire maldestri esegeti del pessimismo? Sembra non si possa proporre altro da quello che è già: poco, effimero e utile. E ciò malgrado, voglio ricordare a me stesso che lo stupore stupido di per non è negativo e, come tale, va soltanto integrato perché l’Arte possa continuare ad essere significativamente ricca per l’esperienza umana e la meraviglia possa riguardare anche il piacere intellettuale, l’insieme delle Idee, la soddisfazione esistenziale. Spero che il confronto critico, il dibattito, la resistenza al conformismo possano allearsi per un necessario contributo evolutivo. La complessità del mondo della tecnica abbisogna di un’Arte altrettanto varia e profonda: il progetto di un viaggio su Marte non si coniuga appieno con i soli fuochi d’artificio… Rappresenta semmai il loro straordinario completamento. “Il Senex -vecchio non fa soltanto: oh!”. Esercita anche un pensiero critico, impegnato e fondativo. Un tempo si sarebbe chiamato Saggio .
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Giuseppe Donolato

Nato nel 1956, il suo itinerario artistico ha proceduto parallelo ai suoi studi scientifici. Oggi insegna Matematica e Scienze nella scuola secondaria. Come pittore, dal 1976 ad oggi, ha allestito più di un centinaio di mostre, personali e collettive
di Giuseppe Donolato
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