© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235

UNA CRISI

DRAMMATICA

La vera morte dell’arte è la sottocultura

Caro Giorgio, il tuo ultimo intervento, vasto pur nella sintesi necessaria, è denso di una verità profonda per chi voglia intendere. Questa verità non riguarda solamente l’arte contemporanea, ma è “privilegio“ di tanto pensiero culturale: poesia, prosa, musica, filosofia, per non parlare della deriva psicoanalitica che ogni giorno, scantonando dal suo specifico, non ci fa mancare genericità che invadono campi disparati con specializzazione sulla arte contemporanea, che di suo è ambigua e pacchia per ogni pretesa analisi. Certo tremano le vene ai polsi se pensiamo alla cultura del dopoguerra: arte, letteratura, cinema, musica, architettura, design ecc. L’elenco è sterminato. Ma per sgomberare il campo dalla facile accusa di passatismo è possibile trovare luoghi di accettabile e valida ricerca oggi nell’arte concettuale/povera e qualche nome che si salva è già a conoscenza di tutti. Ma la “crisi“ a cui assistiamo e nella quale siamo immersi fino al collo e che tu indichi è drammatica, ironico “Canto Generale“. Ne è prova il livello mai raggiunto dalla politica (altro che prima repubblica!) e dalla ruffiana comunicazione televisiva, dove la parola cultura nelle sue varie declinazioni è scomparsa e con essa lo stesso parallelo concetto di democrazia. Per ciò che ci riguarda l’idea che l’arte (così come la intendiamo noi) o è morta o è agonizzante, nella sua perniciosa falsità, serve solo a “liberare“ dal senso di colpa la sottocultura artistica per cui gesti o atteggiamenti ( ogni gesto da chiunque eseguito) sarebbero perciò stesso “artistici”.... Questa fandonia che stiamo pagando duramente, sarà storicamente il connotato del nostro tempo... e sempre che ci si fermi qui. Quanto sopra come incipit per una riflessione da continuare. La Biennale di quest’anno non è che l’ultimo stadio del degrado di questa istituzione. È il molto italiano calo di braghe generale: l‘eliminazione dello storico padiglione italiano (immaginare se possibile in Francia o Germania) e il sostanziale tradimento della formula originaria. Metterne a capo irrilevanti personaggi (non perché stranieri) la dice lunga. Siamo specialisti - la politica insegna - nel mettere non addetti ai lavori a capo delle istituzioni culturali, come nella nostra migliore tradizione nepotistica.
Pittore nato a Messina nel 1938, dal 1960 vive e lavora a Milano.

Alvaro

Occhipinti

UNA CRISI

DRAMMATICA

La vera morte

dell’arte è la

sottocultura

Caro Giorgio, il tuo ultimo intervento, vasto pur nella sintesi necessaria, è denso di una verità profonda per chi voglia intendere. Questa verità non riguarda solamente l’arte contemporanea, ma è “privilegio“ di tanto pensiero culturale: poesia, prosa, musica, filosofia, per non parlare della deriva psicoanalitica che ogni giorno, scantonando dal suo specifico, non ci fa mancare genericità che invadono campi disparati con specializzazione sulla arte contemporanea, che di suo è ambigua e pacchia per ogni pretesa analisi. Certo tremano le vene ai polsi se pensiamo alla cultura del dopoguerra: arte, letteratura, cinema, musica, architettura, design ecc. L’elenco è sterminato. Ma per sgomberare il campo dalla facile accusa di passatismo è possibile trovare luoghi di accettabile e valida ricerca oggi nell’arte concettuale/povera e qualche nome che si salva è già a conoscenza di tutti. Ma la “crisi“ a cui assistiamo e nella quale siamo immersi fino al collo e che tu indichi è drammatica, ironico “Canto Generale“. Ne è prova il livello mai raggiunto dalla politica (altro che prima repubblica!) e dalla ruffiana comunicazione televisiva, dove la parola cultura nelle sue varie declinazioni è scomparsa e con essa lo stesso parallelo concetto di democrazia. Per ciò che ci riguarda l’idea che l’arte (così come la intendiamo noi) o è morta o è agonizzante, nella sua perniciosa falsità, serve solo a “liberare“ dal senso di colpa la sottocultura artistica per cui gesti o atteggiamenti ( ogni gesto da chiunque eseguito) sarebbero perciò stesso “artistici”.... Questa fandonia che stiamo pagando duramente, sarà storicamente il connotato del nostro tempo... e sempre che ci si fermi qui. Quanto sopra come incipit per una riflessione da continuare. La Biennale di quest’anno non è che l’ultimo stadio del degrado di questa istituzione. È il molto italiano calo di braghe generale: l‘eliminazione dello storico padiglione italiano (immaginare se possibile in Francia o Germania) e il sostanziale tradimento della formula originaria. Metterne a capo irrilevanti personaggi (non perché stranieri) la dice lunga. Siamo specialisti - la politica insegna - nel mettere non addetti ai lavori a capo delle istituzioni culturali, come nella nostra migliore tradizione nepotistica.
© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 - Codice ISSN 2239-0235

opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Alvaro Occhipinti

Pittore nato a Messina nel 1938, dal 1960 vive e lavora a Milano.
di Alvaro Occhipinti
13