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| © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |

SULL’ARTE ATTUALE

Pur sapendo di rischiare ciò che Umberto Saba diceva di con sdegnata amarezza ( Parlavo vivo a un popolo di morti… ) forse vale ancora ingenuamente o tenacemente la pena, se non altro per affermare o ristabilire la verità delle cose, riflettere sullo stato dell’arte attuale. Una condizione che purtroppo, si è costretti a ripetere, è in gran parte determinata dai rapporti di forza economici dominanti, tramite un mercato in cui la domanda è falsata e l’offerta gonfiata, la società globale e perciò “unica” nella quale è dato insensatamente di vivere. Ne consegue, a mio parere, l’estrema difficoltà di poter intervenire nonché d’incidere efficacemente sulle procedure e sulle pratiche che regolano anche il mondo dell’arte d’oggi. In particolare su quelle che generano e governano le strategie di selezione e di accertamento della qualità, e quindi del valore effettivo, di un’opera d’arte sia pittorica che scultorea. E dire che le basi reali e i semplici impulsi di tali irrinunciabili valutazioni e di simili vincolanti verifiche risiedono in un paio di strumenti, la capacità e la competenza, e in una coppia di doti, il talento e il coraggio, che per quanto oggi più rari che mai restano comunque preziosamente ineludibili per giudicare in modo oggettivo, grazie alle prove offerte dai suoi stessi inconfutabili esiti, un’autentica opera d’arte. Con ciò intendo dire, entrando più nello specifico del tema, che lo studio e la conoscenza della storia dell’arte deve essere, come sempre più di rado accade attualmente, il mezzo utile e necessario per puntare a conseguire il vero scopo saper leggere qualsiasi opera d’arte raggiungibile unicamente, in assenza del vantaggio della diretta pratica artistica quotidiana, tramite l’esperienza dell’osservazione affinata abilmente e a fondo nel corso del tempo. A tal punto da saper distinguere e separare davvero il grano dalla pula, contrariamente a ciò che impunemente avviene ormai quasi sempre e ovunque ai complici e offuscati giorni nostri impegnati a promuovere l’egemonia dell’inconsistenza e a glorificare l’autorità del brutto con trovate spesso indegne persino dei peggiori numeri d’avanspettacolo. Eppure evidentemente funzionali a muovere e ad oliare il motore e i meccanismi di un sistema amplificato dal vuoto espanso dalla maggior parte delle casse di risonanza degli svariati tipi di comunicazione di massa che sarebbe assurdo e grottesco se i suoi effetti, sempre più invadenti e ormai forse invincibili, non fossero destinati drammaticamente a perpetuarsi assumendo forme ed espressioni ridicole come quelle alle quali continuiamo ad assistere da tempo . Fra tante tra le più recenti scelgo di riferirmi in particolare, scusandomi perfino di doverle citare, alle performances seguite ma anche antecedenti all’esposizione del purtroppo penultimo “capolavoro” ( Comedian ) di Maurizio Cattelan. Com’è noto la famigerata “banana miliardaria” ha stimolato, affinché il teatrino sostenuto e diffuso dagl’imperanti strumenti mediatici possa durare ed estendersi, l’appetito di un altro presunto artista, David Datuna, che l’ha mangiata di fronte, naturalmente, a uno stuolo di fotografi e di telecamere. Uno schieramento di truppe e di forze propagandistiche che resta, probabilmente come gran parte degli spettatori o dei visitatori, in fremente attesa che il divoratore statunitense di origini georgiane defechi in pubblico affinché non si spezzi, secondo le puntuali ricostruzioni storico-filologiche dei correi critici fiancheggiatori, il cordone dei suoi escrementi con la precedente Merda d’artista inscatolata da Piero Manzoni. Magari aspettando anche di vedere ammirati le feci americane sparire nel cattelaniano cesso dorato ( America ), così come l’urina scomparsa, con ben altro impatto provocatorio in anni tanto febbrili quanto fecondi e decisivi per le arti del XX secolo, dalla Fontana di Marcel Duchamp.
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riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

14 Sauro Largiuni  Scrittore, è nato a San Giovanni Valdarno nel 1953.
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polemiche e proposte sull’arte contemporanea

14 Sauro Largiuni  Scrittore, è nato a San Giovanni Valdarno nel 1953.

SULL’ARTE

ATTUALE

di Sauro Largiuni Pur sapendo di rischiare ciò che Umberto Saba diceva di con sdegnata amarezza ( Parlavo vivo a un popolo di morti… ) forse vale ancora ingenuamente o tenacemente la pena, se non altro per affermare o ristabilire la verità delle cose, riflettere sullo stato dell’arte attuale. Una condizione che purtroppo, si è costretti a ripetere, è in gran parte determinata dai rapporti di forza economici dominanti, tramite un mercato in cui la domanda è falsata e l’offerta gonfiata, la società globale e perciò “unica” nella quale è dato insensatamente di vivere. Ne consegue, a mio parere, l’estrema difficoltà di poter intervenire nonché d’incidere efficacemente sulle procedure e sulle pratiche che regolano anche il mondo dell’arte d’oggi. In particolare su quelle che generano e governano le strategie di selezione e di accertamento della qualità, e quindi del valore effettivo, di un’opera d’arte sia pittorica che scultorea. E dire che le basi reali e i semplici impulsi di tali irrinunciabili valutazioni e di simili vincolanti verifiche risiedono in un paio di strumenti, la capacità e la competenza, e in una coppia di doti, il talento e il coraggio, che per quanto oggi più rari che mai restano comunque preziosamente ineludibili per giudicare in modo oggettivo, grazie alle prove offerte dai suoi stessi inconfutabili esiti, un’autentica opera d’arte. Con ciò intendo dire, entrando più nello specifico del tema, che lo studio e la conoscenza della storia dell’arte deve essere, come sempre più di rado accade attualmente, il mezzo utile e necessario per puntare a conseguire il vero scopo saper leggere qualsiasi opera d’arte raggiungibile unicamente, in assenza del vantaggio della diretta pratica artistica quotidiana, tramite l’esperienza dell’osservazione affinata abilmente e a fondo nel corso del tempo. A tal punto da saper distinguere e separare davvero il grano dalla pula, contrariamente a ciò che impunemente avviene ormai quasi sempre e ovunque ai complici e offuscati giorni nostri impegnati a promuovere l’egemonia dell’inconsistenza e a glorificare l’autorità del brutto con trovate spesso indegne persino dei peggiori numeri d’avanspettacolo. Eppure evidentemente funzionali a muovere e ad oliare il motore e i meccanismi di un sistema amplificato dal vuoto espanso dalla maggior parte delle casse di risonanza degli svariati tipi di comunicazione di massa che sarebbe assurdo e grottesco se i suoi effetti, sempre più invadenti e ormai forse invincibili, non fossero destinati drammaticamente a perpetuarsi assumendo forme ed espressioni ridicole come quelle alle quali continuiamo ad assistere da tempo . Fra tante tra le più recenti scelgo di riferirmi in particolare, scusandomi perfino di doverle citare, alle performances seguite ma anche antecedenti all’esposizione del purtroppo penultimo “capolavoro” ( Comedian ) di Maurizio Cattelan. Com’è noto la famigerata “banana miliardaria” ha stimolato, affinché il teatrino sostenuto e diffuso dagl’imperanti strumenti mediatici possa durare ed estendersi, l’appetito di un altro presunto artista, David Datuna, che l’ha mangiata di fronte, naturalmente, a uno stuolo di fotografi e di telecamere. Uno schieramento di truppe e di forze propagandistiche che resta, probabilmente come gran parte degli spettatori o dei visitatori, in fremente attesa che il divoratore statunitense di origini georgiane defechi in pubblico affinché non si spezzi, secondo le puntuali ricostruzioni storico- filologiche dei correi critici fiancheggiatori, il cordone dei suoi escrementi con la precedente Merda d’artista inscatolata da Piero Manzoni. Magari aspettando anche di vedere ammirati le feci americane sparire nel cattelaniano cesso dorato ( America ), così come l’urina scomparsa, con ben altro impatto provocatorio in anni tanto febbrili quanto fecondi e decisivi per le arti del XX secolo, dalla Fontana di Marcel Duchamp.