numero

31/10/2020

argomenti

I DUE ERRORI CHE

STIAMO COMMETTENDO

SULLA PANDEMIA

La

ricerca

di

un

capro

espiatorio.

La

tendenza

a

fornire

soluzioni

semplici

a

problemi

complessi.

Solo

se

ridurremo

questi

atteggiamenti

potremo

contribuire

al contenimento del virus

di Francesco Billari ​Siamo di nuovo là, e ci stiamo male. Ogni giorno in attesa di quelle decisioni che, rallentando le interazioni sociali ed il sistema economico, speriamo possano contenere la  pandemia. Decisioni complesse, dettagliate in lunghe disposizioni normative a livello nazionale, regionale o anche comunale. Tutti preferiremmo, invece, che si adottassero soluzioni semplici, ma proprio per questo dobbiamo evitare di incorrere in due tipi di errore. Il primo tipo di errore è quello già dipinto da Manzoni: la ricerca di un capro espiatorio. Durante le varie fasi dell'epidemia ne abbiamo trovati diversi. I cinesi, i runner, gli immigrati sui barconi, i giovani che si affollano nell'ora della movida, i continentali che invadono un'isola. Tutti potenziali portatori e diffusori di virus, e quindi facili colpevoli. Magari in qualche caso l'idea dell'untore è anche epidemiologicamente plausibile, poiché il virus si diffonde attraverso i contatti sociali. Quello manzoniano è però un errore ovvio. Innanzitutto, perché si presta a strumentalizzazioni che creano ulteriori danni ad un tessuto politico-sociale già indebolito. Ad esempio, quando Trump parla di "virus cinese", l'uso che fa del Covid-19 è totalmente politico, favorendo uno spostamento della responsabilità da sestesso verso il capro espiatorio, e versando benzina sul fuoco del razzismo. Poi, perché derivare misure politiche partendo dal riconoscimento di un capro espiatorio è poco utile, o dannoso, in una fase in cui la diffusione avviene in più modi.  Il secondo errore è forse più rischioso: quello dell'esperto troppo sicuro di sé, come si dice in inglese  overconfident . L'overconfident fornisce una soluzione semplice, tale da sembrare ovvia, al complesso problema del contenimento della pandemia. I rischi qui sono maggiori perché la soluzionesemplice è proposta da scienziati, ricercatori che hanno credibilità. Gli scienziati sono portati a utilizzare le conoscenze specialistiche di cui sono in possesso senza considerare quelle di altri specialisti e a ragionare attraverso legami di causa- effetto semplificati, che danno origine alla magica soluzione anti- pandemia. Un esempio di soluzione semplice di questi giorni, già apparso durante la prima ondata, è la separazione tra classi di età diverse.  Se potessimo separare ad esempio gli under 60, da lasciare a lavorare e studiare, dagli over 60, potremmo contenere l'epidemia evitando il lockdown generalizzato che nessuno desidera. Semplice, no? Proprio per questo non funziona. Le due classi di età non sono separabili, in particolare in Italia dove la convivenza tra generazioni è forte, e comunque non è possibile garantire una separazione assoluta "a bolle" tra fasce di età - come mostrano i casi di piccole isole, facilmente invase dall'epidemia quando anche un solo caso entra. L'idea, fondata, che i contatti tra persone di età diverse contribuiscano alla diffusione dell'epidemia, rimane vera. Ma portare i contatti fuori dalla famiglia tra fasce di età a zero, senza un lockdown generale, è praticamente impossibile. Cosa fare allora? Accettare che risposte efficaci ad un problema complesso come il contenimento della seconda ondata del  Covid- 19 siano anch'esse complesse e a più dimensioni, magari da modificare nel corso dei giorni. Bisogna che i vertici politici lo spieghino in modo onesto, e che gli esperti smettano di proporre le soluzioni magiche (almeno fino al vaccino, che porrà comunque altri problemi complessi). Per assicurare che le risposte politiche complesse abbiano basi solide, è fondamentale che i modelli epidemiologici e i dati siano resi pubblici e accessibili, anche nei loro aggiornamenti quotidiani. Gli esperti potrebbero così contribuire, unendosi in rete, a verificarli in modo indipendente, modificarli e magari anche a migliorarli come insegna l'approccio open. Solo così minimizzeremo il rischio di errori tragici, aumentando la trasparenza, l'accettabilità e l'impatto delle misure di contenimento della seconda ondata di contagi Covid-19. L’autore di questo articolo, apparso su La Repubblica del 31/10/2020 , non è per nulla estraneo all’ambiente artistico, come il suo curriculum potrebbe far credere. Anzi, si potrebbe dire che vi è «nato dentro», essendo figlio del gallerista, nonchè collezionista e sarto, Giovanni Billari, che molti amici di questo blogMagazine conoscono bene. Dopo averglielo chiesto, ho pensato utile proporre qui queste sue riflessioni, che mi sono sembrate assai pertinenti al momento che stiamo vivendo. (G.S.)

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

8 | © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 | Francesco Billari  Prorettore dell’Università Bocconi di Milano, professore di Demografia e presidente del Centro Dondena per la Ricerca sulle Dinamiche sociali e le Politiche pubbliche.

31/10/2020

argomenti

I DUE ERRORI

CHE STIAMO

COMMETTENDO

SULLA PANDEMIA

La ricerca di un capro

espiatorio. La tendenza a

fornire soluzioni semplici a

problemi complessi. Solo se

ridurremo questi

atteggiamenti potremo

contribuire al contenimento

del virus

di Francesco Billari ​Siamo di nuovo là, e ci stiamo male. Ogni giorno in attesa di quelle decisioni che, rallentando le interazioni sociali ed il sistema economico, speriamo possano contenere la  pandemia. Decisioni complesse, dettagliate in lunghe disposizioni normative a livello nazionale, regionale o anche comunale. Tutti preferiremmo, invece, che si adottassero soluzioni semplici, ma proprio per questo dobbiamo evitare di incorrere in due tipi di errore. Il primo tipo di errore è quello già dipinto da Manzoni: la ricerca di un capro espiatorio. Durante le varie fasi dell'epidemia ne abbiamo trovati diversi. I cinesi, i runner, gli immigrati sui barconi, i giovani che si affollano nell'ora della movida, i continentali che invadono un'isola. Tutti potenziali portatori e diffusori di virus, e quindi facili colpevoli. Magari in qualche caso l ' i d e a   d e l l ' u n t o r e   è a n c h e   e p i d e m i o l o g i c a m e n t e   p l a u s i b i l e , poiché il virus si diffonde attraverso i contatti sociali. Quello manzoniano è però un errore ovvio. Innanzitutto, perché si presta a strumentalizzazioni che creano ulteriori danni ad un tessuto politico-sociale già indebolito. Ad esempio, quando Trump parla di "virus cinese", l'uso che fa del Covid-19 è totalmente politico, favorendo uno spostamento della responsabilità da sestesso verso il capro espiatorio, e versando benzina sul fuoco del razzismo. Poi, perché derivare misure politiche partendo dal riconoscimento di un capro espiatorio è poco utile, o dannoso, in una fase in cui la diffusione avviene in più modi.  Il secondo errore è forse più rischioso: quello dell'esperto troppo sicuro di sé, come si dice in inglese  overconfident L'overconfident fornisce una soluzione semplice, tale da sembrare ovvia, al complesso problema del contenimento della pandemia. I rischi qui sono maggiori perché la soluzionesemplice è proposta da scienziati, ricercatori che hanno credibilità. Gli scienziati sono portati a utilizzare le conoscenze specialistiche di cui sono in possesso senza considerare quelle di altri specialisti e a ragionare attraverso legami di causa- effetto semplificati, che danno origine alla magica soluzione anti-pandemia. Un esempio di soluzione semplice di questi giorni, già apparso durante la prima ondata, è la separazione tra classi di età diverse.  Se potessimo separare ad esempio gli under 60, da lasciare a lavorare e studiare, dagli over 60, potremmo contenere l'epidemia evitando il lockdown generalizzato che nessuno desidera.  Semplice, no? Proprio per questo non funziona. Le due classi di età non sono separabili, in particolare in Italia dove la convivenza tra generazioni è forte, e comunque non è possibile garantire una separazione assoluta "a bolle" tra fasce di età - come mostrano i casi di piccole isole, facilmente invase dall'epidemia quando anche un solo caso entra. L'idea, fondata, che i contatti tra persone di età diverse contribuiscano alla diffusione dell'epidemia, rimane vera. Ma portare i contatti fuori dalla famiglia tra fasce di età a zero, senza un lockdown generale, è praticamente impossibile. Cosa fare allora? Accettare che risposte efficaci ad un problema complesso come il contenimento della seconda ondata del  Covid- 19 siano anch'esse complesse e a più dimensioni, magari da modificare nel corso dei giorni. Bisogna che i vertici politici lo spieghino in modo onesto, e che gli esperti smettano di proporre le soluzioni magiche (almeno fino al vaccino, che porrà comunque altri problemi complessi). Per assicurare che le risposte politiche complesse abbiano basi solide, è fondamentale che i modelli epidemiologici e i dati siano resi pubblici e accessibili, anche nei loro aggiornamenti quotidiani. Gli esperti potrebbero così contribuire, unendosi in rete, a verificarli in modo indipendente, modificarli e magari anche a migliorarli come insegna l'approccio open.  Solo così minimizzeremo il rischio di errori tragici, aumentando la trasparenza, l'accettabilità e l'impatto delle misure di contenimento della seconda ondata di contagi Covid-19. L’autore di questo articolo, apparso su La Repubblica del 31/10/2020 , non è per nulla estraneo all’ambiente artistico, come il suo curriculum potrebbe far credere. Anzi, si potrebbe dire che vi è «nato dentro», essendo figlio del gallerista, nonchè collezionista e sarto, Giovanni Billari, che molti amici di questo blogMagazine conoscono bene. Dopo averglielo chiesto, ho pensato utile proporre qui queste sue riflessioni, che mi sono sembrate assai pertinenti al momento che stiamo vivendo. (G.S.)

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

8 Francesco Billari  Prorettore dell’Università Bocconi di Milano, professore di Demografia e presidente del Centro Dondena per la Ricerca sulle Dinamiche sociali e le Politiche pubbliche.