numero

6/11/2020

UNA PROPOSTA DI SANA

UTOPIA

Da un’idea di Ursula von der Leyen

di Giorgio Seveso

Una confessione: a settantasei anni mi capita d’essermi molto invaghito, di colpo, di Ursula von der Leyen. E di constatare, tra l’altro, che mia moglie ne è anche contenta! Già, perchè si tratta di una signora ben nota, e perché la «cotta» di cui parlo non è di quel tipo là, ma è invece tutta ideale, frutto soltanto di una vera comunione d’intenzioni, di un cortocircuito di giudizi e ragionamenti che coincidono perfettamente e s’innescano gli uni negli altri. Tutto nasce da un articolo su La Stampa il cui titolo e sottotitolo, messi assieme, mi hanno fatto sobbalzare: “Il tempo di una svolta culturale verde” e “Una rivoluzione Bauhaus per l’Europa”. Vale a dire due tematiche distinte ma entrambe cruciali: da una parte, l’urgenza ecologica rappresentata dal Green Deal europeo, cioè il cosiddetto “nuovo patto verde” approvato dalle istituzioni europee all’inizio 2020, che per la prima volta sancisce con una legge vincolante per i paesi UE il raggiungimento della neutralità di emissioni inquinanti entro il 2050, in vista di una transizione equa verso un’economia sostenibile; dall’altra, il rapporto di interazione tra l’arte e la società, simboleggiato da quella straordinaria esperienza che fu la scuola del Bauhaus tra le due guerre del secolo scorso. Sono due temi che da sempre fanno parte del mio bagaglio e mi appassionano, e dunque ho pensato che nella caligine psicologica depressiva di questo periodo, nuovamente tormentato dalla pandemia in crescita, mi fosse arrivato un regalo! Ero infatti rimasto con l’ultimo numero di questo mio blog/magazine ve ne ricorderete – al “ricominciamo”. Vale a dire al ripartiamo da qui, ripartiamo dal trauma profondo causato da questa crisi inaudita e insondabile, per “darci un taglio” deciso e definitivo. Per modificare radicalmente la gran parte dei comportamenti e delle modalità che, come società, abbiamo seguito fino ad ora. E certo non sono stato e non sono l’unico a vedere in questa crisi epocale anche la cesura storica alla quale saldare l’occasione di una revisione profonda d’ogni cosa… Ma è ben vero, tuttavia, che traducendo questo potenziale rigenerativo di cambiamento radicale sul nostro terreno, cioè su quello dell’arte e degli artisti pittura, scultura, arti performative: immaginario in genere, ma pure mercato e sistema dell’arte, istituzioni e comportamenti, eccetera l’aspirazione a “ricominciare” e a “cambiare” diventa un bel po’ teorica, diventa difficilmente immaginabile e concretizzabile. Qualcosa, insomma, di parecchio velleitario. E difatti ero – eravamo – un po’ in stallo. Ora, non sarà beninteso la risposta se mai potrà essercene una al problema di cosa e di come cambiare sul nostro terreno, ma l’indicazione/invito della Presidente Ursula Von der Leyen rappresenta oggi, a mio parere, una straordinaria sollecitazione rivolta agli artisti europei. Rappresenta l’esortazione a voler dare al loro lavoro un valore aggiunto di notevole spessore: l’esortazione a trovare le maniere di modulare poetiche, forme, espressioni, linguaggi e contenuti, storie e suggestioni verso una finalità, verso una idealità di rapporto progettuale con la società: insomma dare alla loro arte, nella massima libertà, anche un ruolo civile. Proprio come è accaduto con il Bauhaus tra il 1919 e il 1933, quando da Dessau e da Weimar e poi da altri luoghi della Germania e d’Europa, un gruppo di designer, pittori e scultori, architetti e urbanisti ha collaborato per mettere in comune le proprie visioni e nutrire di opere e idee una sorta di favolosa utopia: progettare e costruire case, mobili, oggetti, spazi, tempi e dimensioni per la vita fondati sulle tecniche più intelligenti e razionali e, insieme, permeati e animati dalla profondità significante dell’arte. Ecco, una volta domata la crisi presente, potrebbe essere davvero questo un modo per ricominciare, intelligentemente e razionalmente. Un modo per mettere assieme creazione artistica, salvataggio ecologico del pianeta e del futuro, ambiente ed equità sociale, solidarietà umana e intelligenza della vita… L’articolo originale di Ursula von der Leyen è QUI

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

Giorgio Seveso  Critico d’arte, curatore e giornalista, vive e opera a Milano dal 1969. Fondatore e conduttore di questo blogMagazine, è stato critico de l’Unità per oltre vent’anni. E’ nato a Sanremo nel 1944. 2 | © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 | Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea
6/11/2020

UNA PROPOSTA DI

SANA UTOPIA

Da un’idea di Ursula

von der Leyen

di Giorgio Seveso Una confessione: a settantasei anni mi capita d’essermi molto invaghito, di colpo, di Ursula von der Leyen. E di constatare, tra l’altro, che mia moglie ne è anche contenta! Già, perchè si tratta di una signora ben nota, e perché la «cotta» di cui parlo non è di quel tipo là, ma è invece tutta ideale, frutto soltanto di una vera comunione d’intenzioni, di un cortocircuito di giudizi e ragionamenti che coincidono perfettamente e s’innescano gli uni negli altri. Tutto nasce da un articolo su La Stampa il cui titolo e sottotitolo, messi assieme, mi hanno fatto sobbalzare: “Il tempo di una svolta culturale verde” e “Una rivoluzione Bauhaus per l’Europa”. Vale a dire due tematiche distinte ma entrambe cruciali: da una parte, l’urgenza ecologica rappresentata dal Green Deal europeo, cioè il cosiddetto “nuovo patto verde” approvato dalle istituzioni europee all’inizio 2020, che per la prima volta sancisce con una legge vincolante per i paesi UE il raggiungimento della neutralità di emissioni inquinanti entro il 2050, in vista di una transizione equa verso un’economia sostenibile; dall’altra, il rapporto di interazione tra l’arte e la società, simboleggiato da quella straordinaria esperienza che fu la scuola del Bauhaus tra le due guerre del secolo scorso. Sono due temi che da sempre fanno parte del mio bagaglio e mi appassionano, e dunque ho pensato che nella caligine psicologica depressiva di questo periodo, nuovamente tormentato dalla pandemia in crescita, mi fosse arrivato un regalo! Ero infatti rimasto con l’ultimo numero di questo mio blog/magazine ve ne ricorderete – al “ricominciamo”. Vale a dire al ripartiamo da qui, ripartiamo dal trauma profondo causato da questa crisi inaudita e insondabile, per “darci un taglio” deciso e definitivo. Per modificare radicalmente la gran parte dei comportamenti e delle modalità che, come società, abbiamo seguito fino ad ora. E certo non sono stato e non sono l’unico a vedere in questa crisi epocale anche la cesura storica alla quale saldare l’occasione di una revisione profonda d’ogni cosa… Ma è ben vero, tuttavia, che traducendo questo potenziale rigenerativo di cambiamento radicale sul nostro terreno, cioè su quello dell’arte e degli artisti pittura, scultura, arti performative: immaginario in genere, ma pure mercato e sistema dell’arte, istituzioni e comportamenti, eccetera l’aspirazione a “ricominciare” e a “cambiare” diventa un bel po’ teorica, diventa difficilmente immaginabile e concretizzabile. Qualcosa, insomma, di parecchio velleitario. E difatti ero – eravamo – un po’ in stallo. Ora, non sarà beninteso la risposta se mai potrà essercene una al problema di cosa e di come cambiare sul nostro terreno, ma l’indicazione/invito della Presidente Ursula Von der Leyen rappresenta oggi, a mio parere, una straordinaria sollecitazione rivolta agli artisti europei. Rappresenta l’esortazione a voler dare al loro lavoro un valore aggiunto di notevole spessore: l’esortazione a trovare le maniere di modulare poetiche, forme, espressioni, linguaggi e contenuti, storie e suggestioni verso una finalità, verso una idealità di rapporto progettuale con la società: insomma dare alla loro arte, nella massima libertà, anche un ruolo civile. Proprio come è accaduto con il Bauhaus tra il 1919 e il 1933, quando da Dessau e da Weimar e poi da altri luoghi della Germania e d’Europa, un gruppo di designer, pittori e scultori, architetti e urbanisti ha collaborato per mettere in comune le proprie visioni e nutrire di opere e idee una sorta di favolosa utopia: progettare e costruire case, mobili, oggetti, spazi, tempi e dimensioni per la vita fondati sulle tecniche più intelligenti e razionali e, insieme, permeati e animati dalla profondità significante dell’arte. Ecco, una volta domata la crisi presente, potrebbe essere davvero questo un modo per ricominciare, intelligentemente e razionalmente. Un modo per mettere assieme creazione artistica, salvataggio ecologico del pianeta e del futuro, ambiente ed equità sociale, solidarietà umana e intelligenza della vita… L’articolo originale di Ursula von der Leyen è QUI

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Giorgio Seveso  Critico d’arte, curatore e giornalista, vive e opera a Milano dal 1969. Fondatore e conduttore di questo blogMagazine, è stato critico de l’Unità per oltre vent’anni. E’ nato a Sanremo nel 1944. 2