numero

31/10/2020

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LETTERA AGLI

INTELLETTUALI

La cultura ci aiuti a guardare più in profondità e più lontano di quanto l'emergenza ci consente di Andrea Martella È vero, questa seconda ondata del Covid 19 ci sta colpendo in maniera sferzante e ci fa sentire esposti e vulnerabili. Ed è vero anche che di fronte a una sfida così ardua siamo chiamati tutti - istituzioni, politica, parti sociali, imprese, scuole, famiglie e singoli cittadini - a fare la nostra parte. Perché quel che sta accadendo, con ogni probabilità, cambierà per sempre il nostro modo di vivere. Di lavorare, produrre, considerare noi stessi e relazionarci agli altri. Lo ha spiegato bene Massimo Recalcati: non ci potrà essere una separazione netta tra un prima e un dopo, tra un "tempo uno" dominato da buio, malattia e chiusura e un "tempo due" fatto di luce, salute e apertura. In primavera, nel pieno della pandemia, siamo stati il Paese più resiliente d'Europa, grazie a un tessuto sociale forte, con una trama più salda di quel che a volte ci capita di credere. Un tessuto ora da difendere da ogni rischio di lacerazione, specie se provocato da spinte e interessi particolari che arrivano a cavalcare malessere e legittime proteste. Filo e ago, dunque. Per un lavoro che non sia, però, solo di "ricucitura", ma di paziente e tenace orditura di nuove trame. Proprio perché molte cose saranno diverse, perché non c'è semplicemente una "normalità" alla quale far ritorno. Ma se è questo che serve, se si tratta di comprendere il presente e immaginare il domani, io credo ci sia bisogno innanzitutto di cultura e delle idee delle donne e degli uomini di cultura. Non so se è ancora tempo di "appelli" simili a quelli del passato, ma sono convinto che a loro, agli intellettuali di questo nostro Paese, spetti il compito di aiutarci a guardare più in profondità e più lontano di quanto l'emergenza oggi ci consente di fare. "In tempi normali gli intellettuali sono utili, in tempi di rivolgimento sono necessari", scriveva Ralf Dahrendorf nel suo libro Erasmiani, dedicato a figure che nei decenni dei totalitarismi seppero mantenere e indicare la rotta grazie alla sapienza dell'osservazione e alla saggezza della ragione. È di questa sapienza, di questa saggezza, che oggi abbiamo bisogno. Della sapienza e della saggezza "diffuse" che si trovano nel pensiero e nel lavoro di tanti scrittori, professori, studiosi, giornalisti, musicisti, artisti e protagonisti del mondo della cultura. Gli intellettuali aiutino il Paese a costruire una bussola funzionante, a leggere la drammatica complessità in cui stiamo vivendo, a capire. Capire che dobbiamo (re)imparare a ragionare sui tempi lunghi. Capire che la sbornia del predominio dell'"io" deve finire e che senza tornare a pensare come un "noi", come una comunità solidale, non andremo lontano. Capire che la rivoluzione digitale è entrata nelle nostre vite e che potrà aiutarci di fronte alle disuguaglianze. Capire che la tutela dell'ambiente e la sostenibilità dello sviluppo sono l'unica strada percorribile. E capire che la contrapposizione, persino il conflitto, sono ossigeno per la politica e la democrazia, ma che in certi momenti e quando in gioco c'è l'interesse nazionale, dobbiamo riscoprire il valore del rispetto e del reciproco riconoscimento. Dunque, molto può fare la cultura e il mondo intellettuale, così come tutti noi. L'Italia in passato ha saputo superare crisi dure e complesse, nel corso delle quali gli italiani hanno saputo dare il meglio. Nell'ultima pagina de «La peste», non a caso uno dei libri più letti nei mesi scorsi, Camus scrive: "Quello che s'impara in mezzo ai flagelli è che ci sono negli uomini più cose da ammirare che non da disprezzare". Ecco. Non perdiamo, mai, la fiducia in noi stessi e nel nostro Paese. Ho pensato interessante condividere qui questa lettera-appello di Andrea Martella, pubblicata a suo tempo da La repubblica , perchè la condivido parola per parola. (G.S.) LINK ARTICOLO SU «LA REPUBBLICA»

riContemporaneo.org | opinioni, polemiche, proposte sull’arte contemporanea

6 Andrea Martella   Portogruaro, 1968.  Politico italiano, è laureato in Lettere e filosofia.  Oggi è sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'editoria. | © blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso  dal 2011   |    Codice ISSN 2239-0235 |
31/10/2020

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LETTERA AGLI

INTELLETTUALI

La cultura ci aiuti a guardare più in profondità e più lontano di quanto l'emergenza ci consente di Andrea Martella È vero, questa seconda ondata del Covid 19 ci sta colpendo in maniera sferzante e ci fa sentire esposti e vulnerabili. Ed è vero anche che di fronte a una sfida così ardua siamo chiamati tutti - istituzioni, politica, parti sociali, imprese, scuole, famiglie e singoli cittadini - a fare la nostra parte. Perché quel che sta accadendo, con ogni probabilità, cambierà per sempre il nostro modo di vivere. Di lavorare, produrre, considerare noi stessi e relazionarci agli altri. Lo ha spiegato bene Massimo Recalcati: non ci potrà essere una separazione netta tra un prima e un dopo, tra un "tempo uno" dominato da buio, malattia e chiusura e un "tempo due" fatto di luce, salute e apertura. In primavera, nel pieno della pandemia, siamo stati il Paese più resiliente d'Europa, grazie a un tessuto sociale forte, con una trama più salda di quel che a volte ci capita di credere. Un tessuto ora da difendere da ogni rischio di lacerazione, specie se provocato da spinte e interessi particolari che arrivano a cavalcare malessere e legittime proteste. Filo e ago, dunque. Per un lavoro che non sia, però, solo di "ricucitura", ma di paziente e tenace orditura di nuove trame. Proprio perché molte cose saranno diverse, perché non c'è semplicemente una "normalità" alla quale far ritorno. Ma se è questo che serve, se si tratta di comprendere il presente e immaginare il domani, io credo ci sia bisogno innanzitutto di cultura e delle idee delle donne e degli uomini di cultura. Non so se è ancora tempo di "appelli" simili a quelli del passato, ma sono convinto che a loro, agli intellettuali di questo nostro Paese, spetti il compito di aiutarci a guardare più in profondità e più lontano di quanto l'emergenza oggi ci consente di fare. "In tempi normali gli intellettuali sono utili, in tempi di rivolgimento sono necessari", scriveva Ralf Dahrendorf nel suo libro Erasmiani, dedicato a figure che nei decenni dei totalitarismi seppero mantenere e indicare la rotta grazie alla sapienza dell'osservazione e alla saggezza della ragione. È di questa sapienza, di questa saggezza, che oggi abbiamo bisogno. Della sapienza e della saggezza "diffuse" che si trovano nel pensiero e nel lavoro di tanti scrittori, professori, studiosi, giornalisti, musicisti, artisti e protagonisti del mondo della cultura. Gli intellettuali aiutino il Paese a costruire una bussola funzionante, a leggere la drammatica complessità in cui stiamo vivendo, a capire. Capire che dobbiamo (re)imparare a ragionare sui tempi lunghi. Capire che la sbornia del predominio dell'"io" deve finire e che senza tornare a pensare come un "noi", come una comunità solidale, non andremo lontano. Capire che la rivoluzione digitale è entrata nelle nostre vite e che potrà aiutarci di fronte alle disuguaglianze. Capire che la tutela dell'ambiente e la sostenibilità dello sviluppo sono l'unica strada percorribile. E capire che la contrapposizione, persino il conflitto, sono ossigeno per la politica e la democrazia, ma che in certi momenti e quando in gioco c'è l'interesse nazionale, dobbiamo riscoprire il valore del rispetto e del reciproco riconoscimento. Dunque, molto può fare la cultura e il mondo intellettuale, così come tutti noi. L'Italia in passato ha saputo superare crisi dure e complesse, nel corso delle quali gli italiani hanno saputo dare il meglio. Nell'ultima pagina de «La peste», non a caso uno dei libri più letti nei mesi scorsi, Camus scrive: "Quello che s'impara in mezzo ai flagelli è che ci sono negli uomini più cose da ammirare che non da disprezzare". Ecco. Non perdiamo, mai, la fiducia in noi stessi e nel nostro Paese. Ho pensato interessante condividere qui questa lettera-appello di Andrea Martella, pubblicata a suo tempo da La repubblica , perchè la condivido parola per parola. (G.S.) LINK ARTICOLO SU «LA REPUBBLICA»

polemiche e proposte sull’arte contemporanea

6 Andrea Martella   Portogruaro, 1968.  Politico italiano, è laureato in Lettere e filosofia.  Oggi è sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'editoria.