© blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso dal 2011 Codice ISSN 2239-0235
SULLE ULTIME BIENNALI Caro Giorgio, trovo le tue considerazioni e perplessità sulla Biennale di Venezia molto giuste. D’altro canto, chi ti sta scrivendo prova disgusto e rifiuta da molti anni di recarsi a vedere le assurdità provocatorie ed insulse presentate alla famosa manifestazione internazionale. Basta sfogliare i cataloghi riguardanti le installazioni proposte in questi ultimi decenni per accorgersi della farneticazione generale dell’arte in genere che ha il suo culmine proprio nella Biennale Veneziana. Strambellerie proposte da quando alla fine degli anni 80 è stato voluto un curatore unico della manifestazione. Curatore che segue le mode per interessi speculativi di un mercato degenerato e che non segue certo la cultura e la vera arte. Mercato che premia la trovata, la grande installazione concettuale che non serve a nessuno e che è non collezionabile dalla persona normale, dal cittadino che non possiede grandi spazi dove esibire queste trovate effimere. Non si capisce perché questa insulsaggine pluridecennale possa andare avanti da così tanto tempo. Forse c’è chi vorrebbe disabituare la gente a usare la logica e ad appassionarsi al gradevole, al “bello”, parola in disuso da molto tempo. Quella attuale è una farneticazione generale legata alla globalizzazione e a interessi commerciali e tecnologici. Forse un avvento così veloce della tecnologia ed il suo attuarsi in così breve tempo si sta ritorcendo sull’intelletto umano, facendo perdere il buon senso. Il soggetto delle opere non è più l’uomo con i suoi interessi con la sua razionalità, con i suoi sentimenti, con le sue differenze ideologiche. L’arte non è più da molto tempo oggetto delle vicissitudini umane e delle sue invenzioni estetiche. Sembra che l’essere umano non c’entri più, non esista più. Nelle proposte artistiche vengono rese visibili: materiali, forme, percorsi e deformità, privi di senso e avulsi da qualsiasi ragione o logica che provochi piacevolezza e gratifichi gli stati d’animo positivi dell’uomo. Questi anni d’arte (chiamandola arte per modo di dire) sembrano aver svuotato l’uomo dalla propria dignità, da qualsiasi verità. Personalmente rimpiango i miei anni del Liceo, dell’Accademia, gli anni Settanta e Ottanta, dove l’Arte Italiana ma anche Internazionale conservava ancora alcuni valori estetici, dove il fare artistico era in parte legato alla figurazione e ai problemi della forma. Quarant’anni di insegnamento artistico mi hanno consentito di vedere ed assistere al progressivo sbandamento e declino nel fare sia negli allievi sia in molti docenti. Per non parlare dell’insegnamento nelle Accademie d’Arte, dove il mestiere e l’amore verso la pittura e la scultura sono stati messi da parte - specialmente in Italia - per far posto a materie inventate e farlocche che non portano a niente, se non all’insoddisfazione degli studenti che, finita la scuola con gran voti, si accorgono di avere fatto un buco nell’acqua. Al contrario in certi paesi asiatici o in particolar modo in Russia a Mosca o a San Pietroburgo le Accademie d’Arte funzionano molto bene, con serietà massima dei docenti e bravissimi studenti che si applicano con passione e dedizione. Tornando alla Biennale veneziana, rimasi attonito nel 1993 quando a Venezia con mia moglie e mio figlio di 4 mesi vidi le proposte artistiche in mostra, presentate da Achille Bonito Oliva, passato curatore. Rimasi talmente disgustato da riuscire, in seguito, a convincere un gruppo di studenti universitari in visita (facendo con loro una scommessa e leggendo assieme il depliant d’ingresso al padiglione recensito dallo stesso Bonito Oliva) a non entrare, dirottandoli verso un bel gelato mangia-e-bevi. Caro Seveso, ti ho scritto queste righe per confermarti il mio plauso per la scelta dell’argomento. Spero che la provvidenza faccia rinsavire gli uomini, che si torni un giorno ad amare le persone, gli avvenimenti umani, e che l’arte torni ad essere l’espressione pittorica e scultorea del pensiero e delle azioni dell’uomo. Ho i miei dubbi. Purtroppo stiamo vivendo un periodo di decadenza su molti fronti: sociali, culturali, politici, e quello artistico è quello più obsoleto. L’arte è compromessa per mancanza in questi anni dell’educazione al mestiere, al sacrificio, all’applicazione, alla passione ai valori anche estetici della figura umana e delle cose che la circondano e degli ambienti in cui vive. Si sono persi anche i valori dell’astrazione, dello spazio al piacere delle forme per le forme, dei colori per i colori. I giovani studiavano molto la Storia dell’arte, e si appassionavano ai colori e toni di un Morandi, guardavano con ammirazione Manzù o Marini. Oggi sembra non esistere più niente per loro, contano le realtà virtuali. Pochi sono gli esempi positivi che vedo nelle nuove generazioni: molti lavori sono freddi, artefatti e innaturali; le immagini per lo più fatte al computer o in 3D adesso sono aride e ripetitive, fuori dal tempo e non suscitano emozioni. Il senso del vero, della verità dell’uomo, della natura sembra perso. L’uomo è la macchina perfetta, con la sua figura, le sue proporzioni e le sue passioni, traducibili nell’arte se c’è dedizione e ricerca della verità. La Biennale di Venezia di questi decenni non è stata d’esempio e non ha insegnato certo questo. Dobbiamo tornare ai primi del ‘900, fino agli anni 50, 60 e 70 per vedere delle immagini che hanno logica, dove l’artista cerca se stesso ed esprime i suoi problemi, le sue ansietà, la sua realtà, i suoi amori e i suoi drammi: immagini che possono essere d’esempio per i giovani d’oggi e le nuove generazioni. La Biennale di Venezia in questi ultimi 40 anni non ha fatto altro che contribuire alla decadenza dell’arte in Italia.
Scultore, pittore e scrittore, vincitore del Premio Pavese per la Saggistica inedita nel 2018 con lo scritto: "Decadenza sociale e artistica: testimonianza di uno scultore". Vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1955.

Achille Guzzardella

SULLE ULTIME

BIENNALI

Caro Giorgio, trovo le tue considerazioni e perplessità sulla Biennale di Venezia molto giuste. D’altro canto, chi ti sta scrivendo prova disgusto e rifiuta da molti anni di recarsi a vedere le assurdità provocatorie ed insulse presentate alla famosa manifestazione internazionale. Basta sfogliare i cataloghi riguardanti le installazioni proposte in questi ultimi decenni per accorgersi della farneticazione generale dell’arte in genere che ha il suo culmine proprio nella Biennale Veneziana. Strambellerie proposte da quando alla fine degli anni 80 è stato voluto un curatore unico della manifestazione. Curatore che segue le mode per interessi speculativi di un mercato degenerato e che non segue certo la cultura e la vera arte. Mercato che premia la trovata, la grande installazione concettuale che non serve a nessuno e che è non collezionabile dalla persona normale, dal cittadino che non possiede grandi spazi dove esibire queste trovate effimere. Non si capisce perché questa insulsaggine pluridecennale possa andare avanti da così tanto tempo. Forse c’è chi vorrebbe disabituare la gente a usare la logica e ad appassionarsi al gradevole, al “bello”, parola in disuso da molto tempo. Quella attuale è una farneticazione generale legata alla globalizzazione e a interessi commerciali e tecnologici. Forse un avvento così veloce della tecnologia ed il suo attuarsi in così breve tempo si sta ritorcendo sull’intelletto umano, facendo perdere il buon senso. Il soggetto delle opere non è più l’uomo con i suoi interessi con la sua razionalità, con i suoi sentimenti, con le sue differenze ideologiche. L’arte non è più da molto tempo oggetto delle vicissitudini umane e delle sue invenzioni estetiche. Sembra che l’essere umano non c’entri più, non esista più. Nelle proposte artistiche vengono rese visibili: materiali, forme, percorsi e deformità, privi di senso e avulsi da qualsiasi ragione o logica che provochi piacevolezza e gratifichi gli stati d’animo positivi dell’uomo. Questi anni d’arte (chiamandola arte per modo di dire) sembrano aver svuotato l’uomo dalla propria dignità, da qualsiasi verità. Personalmente rimpiango i miei anni del Liceo, dell’Accademia, gli anni Settanta e Ottanta, dove l’Arte Italiana ma anche Internazionale conservava ancora alcuni valori estetici, dove il fare artistico era in parte legato alla figurazione e ai problemi della forma. Quarant’anni di insegnamento artistico mi hanno consentito di vedere ed assistere al progressivo sbandamento e declino nel fare sia negli allievi sia in molti docenti. Per non parlare dell’insegnamento nelle Accademie d’Arte, dove il mestiere e l’amore verso la pittura e la scultura sono stati messi da parte - specialmente in Italia - per far posto a materie inventate e farlocche che non portano a niente, se non all’insoddisfazione degli studenti che, finita la scuola con gran voti, si accorgono di avere fatto un buco nell’acqua. Al contrario in certi paesi asiatici o in particolar modo in Russia a Mosca o a San Pietroburgo le Accademie d’Arte funzionano molto bene, con serietà massima dei docenti e bravissimi studenti che si applicano con passione e dedizione. Tornando alla Biennale veneziana, rimasi attonito nel 1993 quando a Venezia con mia moglie e mio figlio di 4 mesi vidi le proposte artistiche in mostra, presentate da Achille Bonito Oliva, passato curatore. Rimasi talmente disgustato da riuscire, in seguito, a convincere un gruppo di studenti universitari in visita (facendo con loro una scommessa e leggendo assieme il depliant d’ingresso al padiglione recensito dallo stesso Bonito Oliva) a non entrare, dirottandoli verso un bel gelato mangia-e-bevi. Caro Seveso, ti ho scritto queste righe per confermarti il mio plauso per la scelta dell’argomento. Spero che la provvidenza faccia rinsavire gli uomini, che si torni un giorno ad amare le persone, gli avvenimenti umani, e che l’arte torni ad essere l’espressione pittorica e scultorea del pensiero e delle azioni dell’uomo. Ho i miei dubbi. Purtroppo stiamo vivendo un periodo di decadenza su molti fronti: sociali, culturali, politici, e quello artistico è quello più obsoleto. L’arte è compromessa per mancanza in questi anni dell’educazione al mestiere, al sacrificio, all’applicazione, alla passione ai valori anche estetici della figura umana e delle cose che la circondano e degli ambienti in cui vive. Si sono persi anche i valori dell’astrazione, dello spazio al piacere delle forme per le forme, dei colori per i colori. I giovani studiavano molto la Storia dell’arte, e si appassionavano ai colori e toni di un Morandi, guardavano con ammirazione Manzù o Marini. Oggi sembra non esistere più niente per loro, contano le realtà virtuali. Pochi sono gli esempi positivi che vedo nelle nuove generazioni: molti lavori sono freddi, artefatti e innaturali; le immagini per lo più fatte al computer o in 3D adesso sono aride e ripetitive, fuori dal tempo e non suscitano emozioni. Il senso del vero, della verità dell’uomo, della natura sembra perso. L’uomo è la macchina perfetta, con la sua figura, le sue proporzioni e le sue passioni, traducibili nell’arte se c’è dedizione e ricerca della verità. La Biennale di Venezia di questi decenni non è stata d’esempio e non ha insegnato certo questo. Dobbiamo tornare ai primi del ‘900, fino agli anni 50, 60 e 70 per vedere delle immagini che hanno logica, dove l’artista cerca se stesso ed esprime i suoi problemi, le sue ansietà, la sua realtà, i suoi amori e i suoi drammi: immagini che possono essere d’esempio per i giovani d’oggi e le nuove generazioni. La Biennale di Venezia in questi ultimi 40 anni non ha fatto altro che contribuire alla decadenza dell’arte in Italia.
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opinioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea

Achille Guzzardella

Scultore, pittore e scrittore, vincitore del Premio Pavese per la Saggistica inedita nel 2018 con lo scritto: "Decadenza sociale e artistica: testimonianza di uno scultore". Vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1955.
di Achille Guzzardella
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