codice ISSN 2239-0235  
La mostra
                                                                                      ultimo aggiornamento:   17/09/2016
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Il sommario
MARGUERITE KAHRL E LE PICCOLE INVASIONI Come si può essere “attuali” e insieme impegnati Ecco uno straordinario (suggestivo) esempio di come le disinvolture del contemporaneo possano assumere spessore e autenticità culturali senza perdere nulla della loro “attualità” sul piano del gusto e degli orientamenti formali più à la page. Da sempre impegnata sul fronte dell’attivismo politico, la ricerca artistica di Marguerite Kahrl è profondamente influenzata dai principi della “permacultura”, una filosofia di progettazione e gestione del paesaggio nata negli anni Settanta che mutua l’equilibrio degli ecosistemi naturali per creare modelli di sviluppo sostenibili. Quest’etica di osservazione e cura del territorio si pone in radicale alternativa ai meccanismi di sfruttamento e consumo che causano eccessi, sprechi e distruzioni nel mondo contemporaneo. Protagonisti delle “invasioni malthusiane” di Kahrl sono i Noble Savages (Nobili Selvaggi), morbidi busti di personaggi grotteschi, a metà strada fra il tenero e il mostruoso, la cui iconografia si ispira ai Caprichos di Francisco Goya, la celebre serie di incisioni pubblicata dal pittore spagnolo nel 1799 per denunciare il declino della ragione e la corruzione dilagante alla fine dell’Illuminismo. Il titolo Noble Savages  - inoltre - riprende l’espressione, coniata dal poeta inglese John Dryden (1631-1700), resa famosa da J.J. Rousseau (1712-1778) il quale idealizzava il “buon selvaggio” come rappresentante di una umanità che si presenta pura e nobile nello stato di natura, prima di essere contaminata dalla civiltà. Con l’eccezione dei più recenti esemplari in bronzo, le sculture di Kahrl sono realizzate in canapa, lino e cotone, materiali di origine naturale legati al territorio e alla storia del Cavanese dove l’artista risiede dal 2002. La pianta della canapa ha svolto tradizionalmente un ruolo centrale nello sviluppo economico della zona, dov’era coltivata per produrre tessuti ma anche carta, olio, materiali da costruzione e alimenti per animali. Le peculiari qualità espressive del tessuto di canapa, grezzo al tatto ma anche morbido e resistente, infondono un’aura di domesticità e resilienza in questi piccoli pupazzi di pezza, creature ludiche e inquietanti poste su esili piedistalli che, come scrive Lucy Lippard, “illuminano le eterne contraddizioni della condizione umana”. In mostra sono esposti anche video, materiali e sculture realizzati all’interno del progetto Con MOI, un gruppo informale composto da migranti e cittadini italiani impegnati nella creazione di una comunità solidale attraverso pratiche di condivisione di cibo, tempo, e forme di attenzione reciproca. Il gruppo prende nome dal complesso di prefabbricati eretto in occasione delle Olimpiadi di Torino sul terreno dell’ex deposito del Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso (MOI), oggi occupato da migliaia di rifugiati di diversa provenienza geografica. Grazie all’impegno di Marguerite Kahrl e di altri volontari, il gruppo Con MOI affronta le criticità e il degrado di questo contesto innescando strategie relazionali che incentivano forme di scambio, recupero e condivisione di scarti e risorse materiali e culturali. Marguerite Kahrl è nata nel 1966 a Beverly, Massachusetts (USA). Dal 2002 vive e lavora a Ivrea. [Qui online dal 02/05/2016]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Museo d’arte contemporanea Villa Croce, Genova   22/4 – 12/6 2016 A cura di Ilaria Bonacossa e Marco Scotini con Anna Lovecchio in collaborazione con PAV  Parco Arte Vivente, Torino
Sculture in canapa di Marguerite Kahrl Sculture in canapa di Marguerite Kahrl Sculture in canapa di Marguerite Kahrl Sculture in canapa di Marguerite Kahrl
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