codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 31/08/2016
Il sommario
LA CIA, IL REALISMO
SOCIALISTA, PICASSO
Caro Giorgio,
l’informazione televisiva italiana ha recentemente
“scoperto” La guerra fredda culturale, il libro di Frances
Stoner Sauders, pubblicato da Fazi Editore nell’ormai
lontano 2004.
Te lo segnalo perché, a commento di una recente mostra
di artisti figurativi e astratti del ’900, il giornalista ci ha
informato che a partire dagli anni ’40 la CIA finanziò e
sponsorizzò pesantemente, e per altro con grande
efficacia, l’espressionismo astratto in contrapposizione
al cosiddetto realismo socialista di marca sovietica.
Ora io, naturalmente, non ho nessuna simpatia per la
CIA, ma devo dire che il nostro giornalista ha gettato, a
torto, un’ombra davvero screditante sulla capacità di
analisi politica, storica, sociale delle sue menti pensanti,
in altre parole sulla loro efficienza e intelligenza.
Le menti pensanti della CIA, che erano invece molto ben
provvedute, sapevano benissimo che il miglior nemico
della pittura pompier di ispirazione sovietica era quella
pittura stessa e che per contrastare l’influenza culturale
del comunismo in Francia e in Italia - e il libro della
Sauders ce lo documenta ampiamente - il nemico da
battere non era Zdanov, ma Picasso.
Picasso, con tutta la sua dirompente forza moderna ed
espressiva, non si poteva certo combattere con il
becerismo maccartista, questo alla lunga sarebbe stato
perdente, e alla CIA se ne rendevano ben conto. Ci
voleva una grande idea. E l’idea fu trovata: geniale!
In sintesi si prende uno come Jackson Pollock, ex
comunista, ora un po’ anarchico, un po’ disperato, un
angry man non figurativo, senza richiami diretti alla
politica, agli antipodi di uno come Ben Shahn, e lo si
riempie di dollari. Lo stesso si fa con Rothko, Klein,
Tobey, Gottlieb, De Kooning, ecc. È fatta, da lì a poco,
appoggiata da un mercato miliardario, dalla
colonizzazione dei musei e delle grandi mostre
internazionali, dal fiume di denaro versato dalle
Fondazioni, l’arte astratta, l’action painting con il suo
gigantismo selvaggio dilagano negli Stati Uniti e in
Europa.
Ma gli artisti sponsorizzati sapevano di avere nei servizi
segreti i loro più convinti sostenitori? Su questo
interrogativo non ci sono risposte sicure. Certo è che il
MoMA comprava opere di Mark Rothko, Adolph Gottlieb,
Pollock, ma non quelle di Ad Reinhardt. Di lui la Sauders
ci dice che fu: […] il solo espressionista astratto che
continuò a essere fedele alla sinistra e per questo fu
completamente ignorato dal mondo dell’arte fino agli
anni sessanta. […]. Il 28 agosto 1963, Ad Reinhardt fu
l’unico espressionista astratto a marciare su Washington
per i diritti civili dei neri d’America.
Dunque alla CIA non importava nulla del realismo
socialista, importava invece contrastare gli artisti
occidentali che si misuravano con le nuove istanze del
linguaggio e si riconoscevano nelle idee di libertà, di
progresso e di giustizia sociale.
Da questo punto di vista è illuminante un brano che la
Sauders riporta nel suo libro. Si tratta di un articolo del
1954 del critico d’arte John Berger che polemizza con
una mostra londinese di pittori italiani dove non è stato
invitato Renato Guttuso. Guttuso, scrive Berger, dimostra
che per un artista dell’Europa occidentale non è
necessario né tagliarsi la mano destra per non dipingere
come i vecchi accademici di Mosca, né la mano sinistra
per sentirsi di casa al MoMA di New York.
L’articolo valse a Berger una nota dell’agente della CIA
Melvin Laski, che lo segnalò come nemico da tenere
d’occhio e contrastare.
Ecco, così, tanto per puntualizzare.
[Qui online dal 16/05/2016]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Pittore, vive tra Milano,
Varzo e Sassofortino (Gr).
E’ nato a Milano nel 1947.
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