codice ISSN 2239-0235  
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                                                                                      ultimo aggiornamento:   17/09/2016
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Il sommario
LA CIA, IL REALISMO SOCIALISTA, PICASSO Caro Giorgio, l’informazione televisiva italiana ha recentemente “scoperto” La guerra fredda culturale, il libro di Frances Stoner Sauders, pubblicato da Fazi Editore nell’ormai lontano 2004. Te lo segnalo perché, a commento di una recente mostra di artisti figurativi e astratti del ’900, il giornalista ci ha informato che a partire dagli anni ’40 la CIA finanziò e sponsorizzò pesantemente, e per altro con grande efficacia,  l’espressionismo astratto in contrapposizione al cosiddetto realismo socialista di marca sovietica. Ora io, naturalmente, non ho nessuna simpatia per la CIA, ma devo dire che il nostro giornalista ha gettato, a torto, un’ombra davvero screditante sulla capacità di analisi politica, storica, sociale delle sue menti pensanti, in altre parole sulla loro efficienza e intelligenza.  Le menti pensanti della CIA, che erano invece molto ben provvedute,  sapevano benissimo che il miglior nemico della pittura pompier di ispirazione sovietica era quella pittura stessa e che per contrastare l’influenza culturale del comunismo in Francia e in Italia - e il libro della Sauders ce lo documenta ampiamente - il nemico da battere non era Zdanov, ma Picasso. Picasso, con tutta la sua dirompente forza moderna ed espressiva, non si poteva certo combattere con il becerismo maccartista, questo alla lunga sarebbe stato perdente, e alla CIA se ne rendevano ben conto. Ci voleva una grande idea. E l’idea fu trovata: geniale! In sintesi si prende uno come Jackson Pollock, ex comunista, ora un po’ anarchico, un po’ disperato, un angry man  non figurativo, senza richiami diretti alla politica, agli antipodi di uno come Ben Shahn, e lo si riempie di dollari. Lo stesso si fa con Rothko, Klein, Tobey, Gottlieb, De Kooning, ecc. È fatta, da lì a poco, appoggiata da un mercato miliardario, dalla colonizzazione dei musei e delle grandi mostre internazionali, dal fiume di denaro versato dalle Fondazioni, l’arte astratta, l’action painting con il suo gigantismo selvaggio dilagano negli Stati Uniti e in Europa. Ma gli artisti sponsorizzati sapevano di avere nei servizi segreti i loro più convinti sostenitori? Su questo interrogativo non ci sono risposte sicure. Certo è che il MoMA comprava opere di  Mark Rothko, Adolph Gottlieb, Pollock, ma non quelle di Ad Reinhardt.  Di lui la Sauders ci dice che fu: […] il solo espressionista astratto che continuò a essere fedele alla sinistra e per questo fu completamente ignorato dal mondo dell’arte fino agli anni sessanta. […]. Il 28 agosto 1963, Ad Reinhardt fu l’unico espressionista astratto a marciare su Washington per i diritti civili dei neri d’America. Dunque alla CIA non importava nulla del realismo socialista, importava invece contrastare gli artisti occidentali che si misuravano con le nuove istanze del linguaggio e si riconoscevano  nelle idee di libertà, di progresso e di giustizia sociale. Da questo punto di vista è illuminante un brano che la Sauders riporta nel suo libro. Si tratta di un articolo del 1954 del critico d’arte John Berger che polemizza con una mostra londinese di pittori italiani dove non è stato invitato Renato Guttuso. Guttuso, scrive Berger, dimostra che  per un artista dell’Europa occidentale non è necessario né tagliarsi la mano destra per non dipingere come i vecchi accademici di Mosca, né la mano sinistra per sentirsi di casa al MoMA di New York. L’articolo valse a Berger una nota dell’agente della CIA Melvin Laski, che lo segnalò come nemico da tenere d’occhio e contrastare. Ecco, così, tanto per puntualizzare. [Qui online dal 16/05/2016] 
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Pittore, vive tra Milano, Varzo e Sassofortino (Gr). E’ nato a Milano nel 1947.
Gioxe De Micheli
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche  e proposte sull’arte contemporanea
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