codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 31/08/2016
Il sommario
PRÒTESI E
IMBECILLITÀ
Come la critica d’arte
attuale può andarsene
in campagna...
Spesso la saggistica d’arte e la relativa esegetica,
che investono l’approfondimento e la conoscenza di
un’opera qualsiasi, tendono oggi a mutarsi in
letteratura arbitraria attraverso una mistica del
linguaggio fitta di psicologismi e attenzioni
sociologiche devianti e fumose, fino a trascinare il
dato artistico-formale verso una premeditata visione
autoreferenziale che – in successione – muta,
giustifica e ricrea l’opera d’arte stessa. Un
meccanismo rituale, ormai predominante e
codificato, che mi pare un tragico insulto alla cultura.
Giovanni Papini, nella sua Preghiera per l’imbecille
(La Voce, 27 marzo, 1913),scriveva che «Giacché
gl’imbecilli non sono gl’ignoranti, quelli che nulla
pensano e fanno onestamente la loro parte nella
terrestre officina. Gli imbecilli sono il pericoloso
ponte di passaggio tra il bruto e il genio e si
occupano di tutto, ma più spesso di “arte e
letteratura”».
Anche Paul Valéry, che fu amico di Degas e seguì
da vicino il suo lavoro, nel suo straordinario Degas
Danse Dessin (1938), aveva azzeccato qualche
altra assennata prefigurazione sull’attuale
condizione dell’arte contemporanea e sulla critica
d’arte stessa quando annotava che «Il valore o la
stima accordata a un’opera di pittura [e questo vale
per qualsiasi opera d’arte] dipende, per un certo
tempo, dal talento dello scrittore che la esalta o la
demolisce. Non vi è cosa informe, idiozia colorata,
anamorfosi arbitraria che non si possa imporre
all’attenzione e persino all’ammirazione per via
descrittiva o esplicativa, [e qui si potrebbero
introdurre ulteriori argomenti di dibattito] e
fondandosi sul fatto (venti volte verificatosi nel
diciannovesimo secolo) d’un ritorno d’opinione che
mette a livello dei capolavori l’opera incompresa e
irrisa in un primo momento e moltiplica per mille il
prezzo di vendita. In questo modo la sventurata
pittura si trova in balia dei metodi spicci e potenti
della politica e della Borsa».
Così, fra gli aspetti più pregnanti di alcune tendenze
dell’avanguardia, si tende a sottolineare, in alcuni
casi, il ruolo primario della trasposizione dell’opera
d’arte all’esterno degli spazi espositivi o, per
processo inverso, il trasferimento del cumulo di terra
e delle pietre nel museo; l’oggetto trovato e
decontestualizzato; l’azione e l’espressione del
corpo; l’intervento creativo diretto sull’ambiente
naturale, e via elencando.
Quell’intreccio, in sostanza, che stringe arte e
imbecillità o, per dirla con più eleganza, simulazione
colta e conforme trasgressione, supponente
creatività e banalità; insomma quella cervellotica
fumosità esegetica distillata da una sedicente
cultura per “acchiappa citrulli”.
Ebbene, secondo le formulazioni di questi nuovi
linguaggi, ipotizziamo che i rulli di paglia o di fieno
allineati sui terreni delle nostre campagne dopo una
mietitura, o un qualsiasi raccolto, vengano assunti al
ruolo di opera d’arte come accade nelle proposte
della Land Art e dell’Earth Art. Supponiamo, per un
momento, che questi prodotti siano l’opera
dell’artista X, intitolata Ecoimballo, anziché il
risultato di un comune lavoro agricolo.
Ecco allora una provocazione, ma anche una
plausibile lettura di una simile – e supposta –
operazione artistica in cui l’attuale deriva culturale
ha così permesso agli imbonitori del linguaggio più
audaci e incalzanti di governare arte e mercato e di
modificare la loro funzione esegetica in un atto
creativo che utilizza l’artista come una protesi
estetica.
I primi interventi sull’ambiente di X risalgono al
1970. L’artista che aveva iniziato la sfida ecologica
con una serie di performances in cui contrapponeva
il suo corpo nudo in una sorta di cultualità fra la
danza pirrica degli indiani Dakota e il rituale
apotropaico intorno ai segnali stradali o alle auto
parcheggiate, aveva successivamente raffinato il
suo linguaggio espressivo attraverso una
concettualità segnica con le enormi croci verdi
tracciate sugli spazi antistanti alle centrali nucleari.
Molti ricordano gli interventi tra il ’75 e il ’78 agli
impianti di South Texas, Three Mile Island
(quest’ultimo quasi una premonizione dell’incidente
del 1979) e Marcoule in Francia. Nel 2000 l’artista,
ormai nel pieno della sua maturità, ha ricomposto a
Berlino quel magico serraglio nella Potsdamer Platz.
Un grande quadrato d’erba recintato con un piccolo
armento di bovini che scuotevano, con il loro sisma
visuale, la barriera vetro-cemento delle cattedrali
perfette e avveniristiche del nostro opulento
efficientismo tecnologico.
Questo per dire che X, a differenza di quegli artisti
affini concettualmente, poi defilatisi o confluiti in altri
percorsi sperimentali, ha continuato a operare con
una coerenza e un’inventiva di rara tensione
intellettuale ed espressiva.
Ora ha pensato di cimentarsi in un contesto
estraneo al massiccio e soffocante intervento
tecnologico-urbanistico. La scelta della campagna
toscana potrebbe sembrare una contraddizione per
il suo apparente decentramento dai viluppi invasivi
del modernismo o per i radicati intrecci culturali di
questa terra – un tempo centro ombelicale della
civiltà – ma che in realtà subisce anch’essa
l’aggressione delle derive ambientali all’ecosistema
globale. L’operazione di X (Ecoimballo-Tuscany
story) è concepita strutturalmente in un ordine
geometrico che intende ricuperare un’idealità
spaziale di tipo classico-rinascimentale e un’arcaica
simbologia d’origine etrusca. Del resto il terreno, che
si distende in un grande rettangolo circondato ad
anfiteatro dalle colline, ma lambito da una
superstrada, è stato scelto con cura dall’artista dopo
un lungo lavoro di ricognizione sul territorio. La
complessità dell’operazione artistica avrebbe dovuto
coincidere con alcune precise coordinate progettuali
che implicassero una proposizione polisemica
d’immediata percezione. In effetti la disposizione
geometrica del terreno, le profonde incisioni
parallele dell’aratura, e l’ordine cadenzato dei cilindri
di paglia intorno al perimetro dell’intervento,
riconducono inevitabilmente al teorema
rinascimentale di una visione geometrica classica,
qui desunta o metabolizzata dai tracciati del
castrum. La stessa disposizione collinare ad
anfiteatro e l’ideale recinzione con i rulli perimetrali
trovano una loro rispondenza linguistica certamente
riconducibile al retroterra culturale della tradizione
più antica. Insieme a questi precisi riferimenti
architettonici si sviluppa e si integra,
contemporaneamente, la conflittualità dell’artista nei
confronti dell’aggressione alla natura. I cilindri
imballati nella plastica (il materiale della
contaminazione ora trasformato in uno strumento a
servizio della natura), compattati meccanicamente,
rappresentano l’elemento naturale sottratto allo
sconquasso ecologico: preservato e mostrato, come
un cadavere insaccato di memoria bellica, alla
sfilata delle automobili che corrono parallele
sull’asfalto limitrofo. Ma il ruolo simbolico degli
imballaggi di paglia svela un duplice significato: essi
stessi protetti e conservati assumono il compito di
sentinelle al rettangolo di terra arato le cui tracce,
oltre a comporre l’ordine geometrico, alludono
all’apparizione di Tages, ai germogli della saggezza
e all’interpretazione dei presagi. Un complesso
legame di culture scrupolosamente indagate,
lentamente sedimentate nell’intelletto, fino a
ricomporre la proposizione di un’epitome del
rapporto uomo-natura-radici che l’artista privilegia e
persegue con puntigliosa determinazione da
qualche decennio. Non sono d’altra parte marginali,
nel quadro operativo di X, i suoi frequenti richiami al
contesto antropologico culturale dei suoi studi se, in
un testo di recente pubblicazione, ha scritto che
«l’uomo deve tornare a vedere l’arte in un sistema di
correlazioni primordiali in cui la percezione del
gruppo s’identifichi con quella dell’artista-
sciamano».
Ecco perché l’operazione dell’Ecoimballo assume
quel significato di sintesi culturale polisemica nella
perspicuità del suo messaggio ambientale e
scompagina gran parte di quei legami minimalisti
confluiti negli interventi dell’Earth Art.
Eccetera, eccetera...
[Qui online dal 04/05/2016]
Marco
Fidolini
Pittore, incisore e
saggista. È nato nel
1945 a S.Giovanni
Valdarno, dove vive e
lavora
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
n.9