codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 31/08/2016
Il sommario
MILANO, PISTOLETTO E
LA MELA
Storia di un (altro) errore
“La Mela Reintegrata” di Michelangelo Pistoletto, installata
ora in permanenza davanti alla Stazione Centrale di
Milano, non pare esattamente un’opera riuscita. E a molti
non piace affatto. Ecco la storia di questa scultura, con
annesse critiche e considerazioni.
Un maestro è un maestro.
Esperienza, ingegno, gli onori di
una fulgida carriera, alcune
intuizioni geniali e – nel nostro caso
– un impegno forte fra ricerca
artistica e responsabilità sociale.
Lui, Michelangelo Pistoletto (Biella,
1933), tra i padri dell’Arte Povera,
dal 1998 a capo della Fondazione
Cittadellarte, incarna quell’idea di
umanesimo contemporaneo in cui si
fondono studio della forma,
attenzione ai processi comunitari,
amore per la filosofia,
l’imprenditoria culturale e la
creatività come veicolo di
cambiamento collettivo.
L’infallibilità, però, non è di questo mondo. E anche a un
maestro capita di sbagliare un colpo, di perdere un po’ di
smalto. Teatro del recente inciampo è la grande Piazza
Duca d’Aosta, prospiciente la Stazione Centrale di Milano.
Per milioni di persone il luogo dell’approdo in città, la
prima e l’ultima visione tra partenze, arrivi, ritorni;
monumentale nonluogo di transito, che definire strategico
è poco.
Qui, nel 2001, aveva già trovato posto la
“indimenticabile” Alba di Milano, concepita
dall’architetto londinese Ian Ritchie in occasione
del concorso Milano 2001: III Millennium – Segno
luminoso, promosso dal Comune. E fu proprio la
giunta di Palazzo Marino a scegliere di
posizionare lì quei 30 metri d’acciaio, per 75
tonnellate di peso, con 120 chilometri di fibre
ottiche destinati a illuminarsi la notte; salvo poi,
appena un anno dopo, togliere di mezzo il tutto,
ammettendo (testualmente) l’errore.
La scultura, soprannominata la “branda”,
somigliava in effetti a un lettino da campeggio o a
una serranda: una specie di stele sbilenca fasciata di fibre
e inclinata all’indietro, a impallare – disarmonica e
sgraziata – la sfarzosa facciata della stazione di Ulisse
Stacchini, sintesi di Art Déco, razionalismo e solennità
classica. Esperimento fallito, dunque, per un sito
urbanistico importante e difficile da reinventare, collocato
in cima all’asse prospettico di via Vittor Pisani, tra piazza
della Repubblica e la stazione medesima.
LA SCULTURA DI PISTOLETTO? “UNA PROFEZIA DI
CAMBIAMENTO”
Oggi, a distanza di quindici anni, il Comune ci riprova.
Stavolta con un intervento permanente. Candida,
mastodontica, con la sua forma piena e il suo profilo
stondato, La Mela Reintegrata di Pistoletto è un nuovo
corpo estraneo incastonato nel piazzale, lateralmente, in
direzione del Grattacielo Pirelli. Reintegrata di nome, per
nulla integrata di fatto. Il fascino non discreto della
monumentalità, con tutto il potere e la potenza dell’arte
pubblica, hanno colpito ancora.
Partorendo, ahinoi, un altro “errore”. Nonostante i toni
entusiastici delle istituzioni – l’assessore alla Cultura
Filippo Del Corno ha parlato di “un’opera d’arte potente,
una profezia di cambiamento” – e i molti articoli di
cronaca, a volte neutrali, a volte compiaciuti, la
sensazione è che l’umore diffuso sia un altro. Dai
commenti più svariati sui social, ai pareri condivisi tra
artisti, critici, galleristi, curatori, il giudizio che va per la
maggiore pare essere uno: la mela non funziona. Non
piace, non regge, non convince, non trova un perché.
Sgradita all’occhio, debole sul piano del concetto. E più
che di debolezza, bisognerebbe parlare di inefficacia.
La Mela Reintegrata di Pistoletto in Piazza Duca d'Aosta,
Milano
IL NO DEL CONSIGLIO DI ZONA
Con 11 tonnellate di peso, 8 metri di altezza e 7 di
diametro, la super mela sbarcava a Milano in una
versione green, più leggera, in occasione di Expo.
Ricoperta di un manto erboso, a maggio 2015 veniva
collocata in Piazza Duomo, a interpretare i valori legati
all’ambiente, al paesaggio, al rispetto della natura, senza
dimenticare prodigi e virtù dello sviluppo scientifico-
tecnologico. Poi, per tutta la durata dell’Esposizione
Universale, venne spostata al Parco Sempione, di fronte
alla Palazzina Appiani.
Già allora la scultura, prodotta su iniziativa del Fai, con il
sostegno del Comune di Milano, sarebbe dovuta finire in
piazza Duca d’Aosta: favorevole il Comune stesso, ma
contraria la maggioranza del Consiglio di Zona 2. Nulla
contro la scultura, sottolinearono i consiglieri, ma la
posizione non fu ritenuta idonea. E in effetti, perché
condizionare la visuale del palazzo della stazione e quella
del grattacielo di Giò Ponti?
A distanza di un anno, il progetto iniziale
si è ora compiuto, secondo la volontà
dell’artista. Non essendo vincolante il
parere della Zona, i cantieri sono andati
avanti e Palazzo Marino, accettata la
donazione, ha installato l’opera definitiva:
una versione bianchissima, immacolata.
Residenti e circoscrizione, però, non
avevano tanto torto. Ancora una volta la
quinta scenografica costituita
dall’architettura di Stacchini, a cui
l’occhio punta correndo lungo una
direttrice ampia e ininterrotta, viene
disturbata da una presenza eccedente, in
conflitto col contesto dal punto di vista estetico,
dell’ingombro e dell’ubicazione.
LA MELA DEL TERZO PARADISO, TRA RETORICA E
MANIERA
Ma quello che i consiglieri non avevano sottolineato – per
ovvie ragioni di competenza – era la debolezza (o
inefficacia) di cui dicevamo. E qui la questione è
puramente artistica. La Mela di Pistoletto, ennesima tappa
della saga del Terzo Paradiso, vorrebbe rappresentare,
come spiega l’autore, “l’entrata in una nuova era nella
quale mondo artificiale e mondo naturale si
ricongiungono, producendo un nuovo equilibrio
planetario“. Torna ancora l’immagine di quella sintesi
paradisiaca, in cui il regno tradito della Natura e il regno
spietato della Tecnica si incontrano, generando l’armonia
del futuro.
Un tema sui cui Pistoletto lavora da anni, declinandolo
all’infinito. Un tema di per sé non immune al rischio di
retoriche “seventies-freak”, che la reiterazione esasperata
e la semplificazione in forme spesso ingenue, facili,
scontate, hanno spinto verso un manierismo stanco.
Girotondi, mani intrecciate, colori sull’asfalto, sculture di
tappi, di sassi, di stracci, di piante, di oggetti qualunque e
di persone, si susseguono ad ogni latitudine, tracciando il
nuovo simbolo dell’infinito matematico, ideato da
Pistoletto: l’intersezione dei tre Paradisi, con il terzo che
emerge nel nodo centrale.
Ulteriore rimando a questa ricerca è dunque la Mela
meneghina, lontana parente del frutto addentato da Eva;
fu allora che l’uscita dell’Eden si compì, mentre iniziava la
lenta caduta dell’Uomo, con la perdita del sacro, lo
scollamento dall’origine e la sopraffazione del pianeta a
cavallo del progresso. Il rattoppo di quel pezzetto
mancante è l’artificio che sancisce l’avvenuta
rigenerazione: la mela torna integra, l’uomo recupera una
relazione autentica con la Terra, mentre la Tecnica, non
più nemica, diventa bagaglio, opportunità.
Tutto questo si racchiude (o si dovrebbe racchiudere)
nell’immagine di una mela morsicata e grossolanamente
rappezzata. Ma dove sta l’incanto? Dove il balzo
concettuale? Dove il brivido, la sfida dell’idea che
capovolge lo sguardo? Quale folgorazione rapisce
l’occhio ed il cervello? A restare è una figura pesante e
straniata, da cui non si schiudono forza di contenuto e
seduzione poetica. Tra storielle bibliche, inevitabili
richiami al marchio Apple e suggestioni contadine, la Mela
assomiglia più a un bel gadget che a un’opera d’arte. Un
oggetto ludico, ironico, d’impatto, ma giusto per una linea
di t-shirt, per un brand, per un progetto grafico. E
certamente inadatto a soluzioni oversize: l’effetto è quello
di un goffo giocattolo fuori contesto.
La questione dell’arte richiede un’altra malia, un altro
incanto. Un’altra capacità di spostare la prospettiva,
conservando l’enigma e non indugiando sul didascalico.
[Qui online dal 02/05/2016]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
L’articolo originale è qui:
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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