29/06/2020
una proposta
(RI)COMINCIAMO
Riprendiamoci la normalità, ma nel cambiamento
di Giorgio Seveso
L’occasione di riflettere è stata il vero, grande dono
di questa pandemia, che non è stata solo catastrofe,
ma anche prezioso avvertimento.
Paolo Rumiz
(da «Il veliero sul tetto», Feltrinelli 2020)
Sì,
ho
proprio
scritto
“ricominciamo”
sbarrando
decisamente
il
prefisso
iterativo
“ri”.
Perché
in
effetti
per
me
-
ma
credo
anche
per
molti,
moltissimi
altri
-
la
fine
della
quarantena,
l’uscita
speriamo
non
presunta
dall’emergenza
oggi
significa,
oltre
il
grande
sollievo,
anche
una
formidabile
opportunità
di
cambiamento,
significa
cominciare
una
fase
nuova
del
nostro
stare
al
mondo,
del
nostro
rapporto
con
il
pianeta, la scienza, la cultura. In una parola, con la vita stessa.
O,
almeno,
la
possibilità
concreta
di
farlo.
Sarebbe
davvero
un’immensa
baggianata,
infatti,
se
questi
mesi
di
inedita
crisi
planetaria
che
ha
ci
ha
colpiti
nel
profondo
non
ci
avessero
insegnato
nulla,
se
tutto
riprendesse
a
funzionare
come
prima
con
le
stesse
logiche
perverse,
con
le
stesse
rovinose
contraddizioni,
con
le
medesime stupide superficialità.
Cambiare
è
nella
natura
dell’umanità.
Dobbiamo
continuare
a
credere
nella
possibilità,
nella
indispensabilità
del
cambiamento.
E
dobbiamo
farlo
malgrado
le
ideologie
progressiste
siano
da
un
pezzo
assai
indebolite
dall’affermarsi
della
società
liquida
e
dalla
fine
della
centralità
del
lavoro;
malgrado
la
crisi
delle
diverse
sinistre
nella
loro
ricerca
di
un
progetto
di
società
diversa;
malgrado
la
fine
di
tutto
ciò
che non è ricerca del profitto…
Ora,
tra
le
tante
cose
da
ripensare,
da
riformare
e
da
cambiare
c’è
sicuramente
anche
il
nostro
sistema
artistico,
ciò
che
Giulio
Carlo
Argan
chiamava
la
"fabbrica
dell'arte".
Anche
qui
-
come
nel
pianeta
-
c'è
una
ecologia
da
salvare,
ci
sono
specie
in
via
d'estinzione,
vapori
tossici che inquinano per ogni dove…
Ecco.
Proprio
a
questo
tema
è
dedicato
questo
numero
del
riContemporaneo.org.
I
tempi
eccezionali
che
stiamo
vivendo
richiedono
scelte
eccezionali
che
permettano
all’Italia,
riconosciuta
a
livello
mondiale
come
culla
dell’arte,
di
mettere
al
centro
del
suo
universo
l’artista
contemporaneo,
sia
nelle
sue
vesti
autoriali
sia
in
quelle
interpretative.
Solo
così
sarà
possibile
una
vera
ripartenza
dove
l’Italia
del
presente
crei
un’alleanza
strutturale
con
l’Italia
del
futuro
in
termini
di
conoscenza,
guadagno
e
prestigio.
Su
questi
argomenti
il
numero
anticipa
nelle
pagine
che
seguono
il
progetto
assai
interessante
e
ambizioso,
riassunto
sotto
il
nome
di
Casartista,
di
un
gruppo
di
artisti
milanesi,
ma
anche
altre
considerazioni e spunti interessanti.
Così
come
l'uscita
definitiva
da
questa
nostra
drammatica
esperienza
(quando
sarà)
dovrà
segnare
un
cambiamento
radicale
del
nostro
modo
di
vedere
il
mondo,
di
organizzarlo
e
di
viverlo,
così
anche
il
nostro
sistema
artistico
potrà
e
dovrà
evolvere
e
adeguarsi.
Prepariamoci.
C’è
molto
da
fare,
e
l’ottimismo
della
volontà
deve
sempre prevalere.