2/07/2020
UNA LETTERA
L’alluvione era con noi, e in noi
di Giuseppe Donolato
Il
Covid19
resterà
nella
memoria.
Un
trauma
collettivo,
uno
sgambetto
al
mondo
globale.
Per
gli
ottimisti
l’occasione
per
cogliere
le
fragilità,
i
disequilibri
sociali
preesistenti
e
riprogettare
il
futuro.
Per
altri
la
conferma
d’un
sospetto:
il
Diluvio
s’avvicina,
tanto
da
“cercar
Arca,
casomai zattera “. E lasciare il condominio del privilegio.
Come
il
pensiero
critico
pretende
l’oltre,
il
desiderio
artistico
vuole
trascendere,
l’esistenza
umana
reclama
un
senso.
Speranza
o
volontà
che sia, destino o diritto.
E
tal
senso,
nell’Arte
di
periferia,
nei
territori
di
provincia,
era
nascosto
da
tempo.
Introvabile,
Covid
o
non
Covid.
Una
classe
dirigente
incapace
d’essere
orgogliosa
dei
talenti
artistici
locali
e
di
riconoscerne
il
lavoro,
un
sistema
elitario
d’intrigo
tra
potere
economico
e
mediatico,
la
velocità
consumistica
del
tutto-subito-sensazionale,
avevano
favorito
da
tempo
la
maligna
esondazione
e
prodotto
i
suoi
danni,
bloccando
la
successiva bonifica. L’alluvione era con noi, e in noi.
Ahimè,
se
il
Diluvio
artistico
ha
trovato
inizio
da
tempo,
il
Covid
l’ha
aggravato.
Può
darsi
che
questo
insegni
a
nuotare
e
permetta
di
non
annegare,
ma
sospetto
che
un
nuovo
spedito
avvio,
una
nuova
era
artistica
necessitasse
allora,
come
ora,
della
rimozione
di
alcune
ipoteche a monte.
La
possibile
rinascita
include
una
prospettiva
umana
diversa,
una
visione,
un
mondo
consapevole
ed
equo,
con
meno
interessi
materiali
ed
arrivismi
senza
vergogna.
Con
la
dolorosa
sincerità
degli
artisti
contemporanei
e
l’attenzione
sensibile
dei
curiosi
del
sapere.
Forse
un
miracolo
o
forse
una
piccola
luce.
Potesse
essere
l’Associazionismo,
potesse essere una Rete…