29/06/2020
RICOMINCIARE
di Carlo Catiri
“Oggi
solstizio
d’estate.
La
luce
si
apre
la
strada
molto
presto
al
mattino
liberandosi
dell’oscurità
notturna
e
illuminando
le
case
e
le
finestre
con
grande
intensità.
All’interno
della
mia
camera
le
ombre
si
sfumano
e
gli
oggetti
riprendono
i
loro
colori.
Nasce
un
nuovo
giorno.
Mi
alzo
dal
letto
in
fretta
e
sento
nell’aria
un
gradevole
calore
che
stimola
la
mia
curiosità
e
ridesta
un
forte
desiderio
di
cambiamento.
Esco
di
casa
e
improvvisamente
capisco
che
dopo
mesi
di
chiusura
e
di
immobilità
qualcosa
nella
natura
sta
cambiando.
Sta
arrivando
l’estate.
Viene
voglia
di
muoversi,
camminare,
esplorare,
correre
senza
meta
come
farebbe
un
bambino.
Ah
sì
la
mascherina.
Stavo
quasi
per
scordarla.
Per
le
vie
che
percorro
e
nei
giardini
vedo
gente
sconosciuta
che
vorrei
salutare,
abbracciare
per
comunicare
e
render
vivo
questo
nuovo
stato
d’animo
che
mi
pervade.
Ricominciamo”.
La
ricerca
artistica
però
non
si
è
mai
fermata.
Per
fortuna
la
solitudine
può
non
essere
un
ostacolo
all’operare.
Anzi
uno
stimolo
creativo.
Oltretutto
i
moderni
mezzi
di
comunicazione
digitale
non
hanno
interrotto
completamente
la
visualizzazione
dell’arte
ed
il
dialogo
con
il
suo
pubblico.
Quello
che
in
questi
mesi
di
chiusura
e
di
lockdown
ha
però
davvero
interrotto
il
naturale
fluire
dell’arte
è
il
contatto
fisico
tra
opera
e
fruitore.
Musei,
biblioteche
e
gallerie
d’arte
si
sono
inventati
mostre
virtuali
che
sicuramente
hanno
mantenuto
vivo
il
dibattito
artistico
e
hanno
in
parte
colmato
l’impossibilità
di
organizzare
vernissage
e
incontri
culturali
in
presenza,
come
oggi
si
dice.
Quello
che
è
mancato
e
ancora
oggi
fa
fatica
a
riprendere
completamente
è
l’incontro
diretto,
la
presentazione
reale
dell’oggetto
artistico
con
la
riapertura
dei
musei.
Sicuramente
ora,
in
questo
momento
critico
di
divenire
e
di
passaggio,
la
nostra
presenza
attiva
e
il
nostro
impegno
di
compartecipazione
del
vivere
artistico
deve
essere
alto
e
consapevole.
Nella
speranza,
non
che
tutto
torni
come
prima,
ma
altresì
che
questa
drammatica
esperienza
faccia
maturare
in
noi
una
nuova
coscienza
di
sviluppo
e
di
progresso
che
tenga
presente
e
si
opponga
ad
uno
squilibrio
naturale
decisamente
sciagurato
e
insostenibile.
Ben
venga
il
progetto
di
“Casartista”
e
di
tutte
quelle
iniziative
culturali
volte
al
cambiamento
e
che
abbiano
come
obiettivo
una
nuova
e
più
attuale
ridefinizione
della
funzione
sociale
dell’artista.
Prepariamoci
ad
una
nuova
battaglia
in
cui
il
ruolo
dell’arte,
nella
sua
piena
libertà
espressiva,
può
essere
anche
di
riflessione
sulle
drammatiche
condizioni
della
natura
e
di
denuncia
del
dissennato
modo
di
sfruttare
le
sue
risorse.
E
di
contrastare
anche
un
concetto
di
progresso
avente
come
finalità
esclusiva
quella
del
solo
raggiungimento
del
massimo
profitto
economico.