Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare INTERVENTI riContemporaneo.org PIANETI TRA LORO DIVERSI L’arte di oggi appare davvero come una costellazione di mondi separati. Ricchezza della cultura o trionfo dell’ideologia del successo? Fateci caso. Basta guardare le vetrine delle Gallerie d'arte, sfogliare qualche rivista, tenersi un po' al corrente, per scoprire l'acqua calda! Per capire cioè alla prima occhiata, senza essere esperti del ramo, che l'arte contemporanea ha enormemente accelerato le interne "diversità"  che già cominciavano a manifestarsi nell'800, e si è ormai frantumata in mille e mille sfaccettature, in tendenze e linguaggi radicalmente differenti gli uni dagli altri.  E non è più solo questione di avanguardie o delle vecchie distinzioni tra figurativo e astratto, tra attualità e continuità, anzi… Ovvio che fin qui niente di male:  la diversità è una ricchezza.   Però è evidente, ormai, che è l'idea stessa di una specificità dell'arte, di una sua speciale unicità rispetto alle altre attività umane, a essere ormai davvero in via di sparizione, cancellata dalle strategie del marketing e della ricerca di successo a ogni costo. In fondo sia figurativi che astrattisti, sia "attualisti" che "classici" erano e sono pur sempre pittori o scultori, e adoperavano e adoperano tele, pennelli, bronzo marmo ecc. sulla base di un progetto poetico o formale, sentimentale o altro, autentico, reale, interno appunto alla specificità dell'arte e non esaurito dalla pura ricerca del consenso... È pur vero che i confini "tecnici" d'un tempo non hanno più ragione d'essere: pittura, forma, fotografia, luce, movimento, suono, parola: tutto può meticciarsi e intrecciarsi per allargare il campo della comunicazione artistica e della sua ricerca continua. Nel momento in cui, però, come nei nostri anni, da più parti si pensa che tutto deve essere considerato arte se efficacemente attrezzato per conquistare notorietà e per attirare attenzione, se artificialmente dotato di un'aura in qualche modo "mitica", allora ogni spezzone di pellicola, sabbia e sassolini, proiezione video, stanza buia, suoni, vibrazioni, assemblaggi di oggetti, gesti e movimenti, perfino il nulla, l'assenza di ogni opera, addirittura della stessa idea di opera, può bastare in sé senza contraddittorio e costituire, paradossalmente, un'opera d'arte compiuta. Questo è in qualche modo il "pensiero unico" che si viene affermando a dominare la costellazione artistica di oggi. Al punto che sempre più spesso siamo in molti (come abbiamo cominciato a fare su questo blog) ad avere voglia di gridare, come nella favola, che il Re è proprio nudo... E siamo in molti ad avere voglia di occuparci solo delle cose che ci interessano, lasciando ai nuovi barbari i loro giochi. Alcuni oggi - come sappiamo - sostengono entusiasticamente questo stato di cose, presi nel gorgo dell'attualità a tutti i costi, entusiasti o rassegnati in cuor loro. Altri invece sono perplessi, o remissivi rispetto all'andazzo che si è stabilito. Altri ancora (ma rappresentano la minoranza) sono esplicitamente contrari, e parlano polemicamente (quando ne parlano)  di trionfo dell'effimero, di apoteosi della superficialità, di ragioni esclusivamente mercantili per l'indifferenziato marasma creativo che si è venuto a creare nei luoghi destinati all'arte contemporanea . Non si tratta di stabilire, ovviamente, chi abbia ragione tra loro in assoluto, né se l'attuale stato di cose sia assolutamente giusto o sbagliato (se mai in queste cose esista una verità assoluta).  Ognuno, infatti, sceglie per se stesso, e andrà a vedere (o comprare) ciò che più gli piacerà, sapendo che ormai, appunto, l'arte contemporanea si è definitivamente distribuita su pianeti diversi. È davvero come una "costellazione" di mondi, pianetini, satelliti, comete e meteoriti, ciascuno con la sua atmosfera e la sua orbita distinta, separata da quella degli altri, divisi da un abisso di vuoto siderale. E ognuno di questi pianeti ha i suoi abitanti, le sue leggi, il suo mercato: gli artisti e tutto ciò che sta dietro, cioè Gallerie e musei, riviste, case editrici, critici, collezionisti, esperti e galoppini di ogni sorta, lontani anni e anni luce dagli altri pianeti al punto da non incontrarsi mai, di ignorare persino l'esistenza dell'uno o dell'altro… Certo, le diversità, l'eclettismo, la multiculturalità sono, dicevo, una ricchezza. Ma, attenzione, sul terreno dell'arte (dove cioè è più facile affermare tutto e il contrario di tutto poiché nessuno vuole o è in grado di smentire) c'è la possibilità di scivolare rapidamente dalla ricchezza alla truffa, di passare dall'articolazione di linguaggi diversi alla dittatura della notorietà e del successo commerciale intesi come unico metro di giudizio per giudicare il valore di un artista, per avvalorare un'opera o una tendenza. Questa costellazione di mondi separati che è l'arte di oggi, insomma, ne ha alcuni (e sono tra quelli più grassi, più importanti, più ufficialmente "contemporanei") che sono molto malati e che, senza che nessuno lo dica, stanno per tramontare e sparire. O che sono addirittura finti, fasulli, del tutto artificiali, inventati opportunisticamente: costituiti all'esterno da una strabiliante impalcatura di legno e cartapesta colorata e lucente, ma dentro assolutamente vuoti.      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            SOMMARIO Giorgio Seveso UN INTERVENTO di GIORGIO SEVESO Critico d’arte e giornalista, vive e opera a Milano. E’ nato a Sanremo nel 1944. (in ordine di arrivo)