Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare riContemporaneo.org INTERVENTI QUANDO LA FINANZA CI CONSUMA  Crisi economica, crisi etica e culturale In un momento in cui i paesi europei si stanno preparando a ratificare il patto di stabilità, è necessario darsi il tempo di rivedere, analizzare, tornare sugli effetti della crisi che abbiamo di fronte. Lungi dall'essere una semplice crisi economica, quella che stiamo affrontando è in effetti una crisi totale, sociale, democratica, filosofica, culturale... Molte voci si levano per criticare una austerità imposta, spesso con la violenza, dagli esperti di Bruxelles e docilmente accettata dalla maggior parte dei nostri funzionari eletti. Le conseguenze economiche del rigore appaiono, nel migliore dei casi, solo in grado di mantenere l'economia al suo attuale livello di crisi.  I paesi più deboli della zona euro crollano economicamente e socialmente. È sempre sorprendente vedere il mondo avvitarsi su due sole alternative, escludendo ogni altra visione.  Possiamo scegliere, a quanto pare, solo tra rigore e rilancio keynesiano. La scuola di Palo Alto, tramite Paul Wazlawick ha da tempo dimostrato che il cambiamento è possibile solo tramite una modificazione del sistema e delle sue leggi. Se conserviamo il sistema vigente in materia di relazioni economiche e commerciali tra Stati, istituzioni bancarie (Borse incluse) e imprese, allora nessun cambiamento è possibile. Andremo necessariamente incontro alle stesse crisi che produrranno necessariamente le stesse conseguenze economiche sul tessuto sociale in cui viviamo. Montesquieu, al fine di rendere possibile la democrazia, indicava la necessità di bilanciare i tre poteri che, in quel tempo, reggevano lo Stato di diritto: potere giudiziario, potere esecutivo, potere legislativo. È oggi essenziale stabilire principi che bilancino tre altri poteri:  potere economico,  potere finanziario,  potere politico (della cittadinanza). Non è accettabile che la politica sociale di uno stato dipenda solo dalla volontà dei suoi creditori. Non è ammissibile che la capacità di investimento di un'impresa sia ostacolata dalla riluttanza delle banche a concedere prestiti, dai quali dipende il lavoro delle maestranze. Non è tollerabile che una società sia valutata per la sua capacità di massimizzare i dividendi distribuiti agli azionisti. Gli uomini politici devono affrontare seriamente il compito di riequilibrare il sistema. Si tratta di una questione di democrazia. La minaccia deve essere presa sul serio, perché sono gli stessi valori dell'Occidente ad essere in gioco. A partire dal Secolo dei Lumi l'Occidente è cresciuto sull'idea che il suo sistema politico, la democrazia, ha consentito di far emergere un interesse generale là dove c'erano solo interessi particolari. E difatti progressi come istruzione obbligatoria gratuita, ferie pagate, orario ridotto di lavoro, possibilità di conciliare lavoro e vita familiare, generalizzazione dei diritti dell'uomo, della donna e del bambino, sono stati possibili solo con la prevalenza degli interessi generali su quelli particolari. Questa lenta evoluzione delle società, guidate da filosofie umaniste e progressiste, ha permesso la riduzione del lavoro minorile in tutto il mondo, un miglioramento generale delle condizioni della vita sulla terra (anche se ancora non uniformemente distribuito) e ha favorito una filosofia più rispettosa della vita umana. La civiltà moderna considera sempre più inaccettabile la morte di un individuo e, pur se ancora sono in essere operazioni militari condotte dall'Occidente, si osserva una sempre maggiore resistenza ad accettare la legittimità di queste azioni. L'Unione Europea è stata costruita sull'idea centrale che la seconda guerra mondiale dovesse essere l'ultima, e che dovessero realizzarsi legami comuni per lo sviluppo congiunto tra gli stati. Oggi, la situazione in Grecia mina le fondamenta stesse del patto di solidarietà umana che ha portato alla fondazione della comunità europea. Che comunità è mai quella, difatti, che accetta che un intero popolo veda sacrificato il suo governo, veda esplodere la disoccupazione, diffondersi la povertà? Che comunità è mai quella che assiste senza intervenire al crollo del sistema sanitario, del sistema educativo e formativo? Ciò che sta accadendo in Grecia, e l'assenza di reazioni significative delle nostre politiche e delle nostre opinioni pubbliche, evidenzia una caduta di umanità. I valori umani crollano perché siamo profondamente insensibili ai problemi dei vicini paesi europei in sofferenza. I nostri valori umani sono rimessi in discussione perché anteponiamo all'interesse generale europeo gli interessi dei pochi paesi che ancora beneficiano di un precario equilibrio. Ma, cosa ancora più grave, rimaniamo ciechi e sordi nei confronti delle conseguenze della nostra indifferenza verso le persone che soffrono. Perché all'interno dei paesi più colpiti dalla crisi economica si manifesta un vero collasso morale e culturale, lento, insidioso. L'attuale crisi dovrebbe essere presa come una grave minaccia contro i nostri valori umani, contro la fede nella storia, contro il senso della vita umana. Non ci devono essere equivoci, questa è una crisi morale e l'edonismo non sarà sufficiente a riempire un vuoto che invade vasti settori della società. La ricchezza economica non ci mette in alcun modo al riparo dal vuoto esistenziale che ci colpisce e dalla crisi del capitalismo. Possiamo rispondere a questa crisi solo riaffermando con forza e passione la predominanza dei valori umani progressivi, poiché essi soltanto danno un senso accettabile all'esistenza degli individui, al lavoro nelle nostre società. di Sébastien CHINSKY (Mouvement Unitaire Progressiste,  Paris) Traduzione di G.S.      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            SOMMARIO SEBASTIEN CHINSKY per gentile concessione del Mouvement Unitaire Progressiste di Parigi  (MUP ) UN INTERVENTO di Sebastien Chinsky (in ordine di arrivo)