Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare INTERVENTI RICICLARE E’ UNA DELLE PAROLE D’ORDINE DEL CONTEMPORANEO Salvare ciò che ha funzionato per utilizzarlo nella progettazione del presente Recuperare, ritradurre, riflettere, riconvertire. Porre attenzione ai materiali, alle energie, alle cose in generale, dando loro identità e prospettive di vita al di là di un quotidiano onnivoro. E noi con loro, per un cambiamento radicale di sguardo. Nel mondo dell'arte è una modalità che negli ultimi anni è diventata una metodologia, una prassi che si è fatta poetica, frequentata da moltissimi artisti. Aveva iniziato a suo modo Duchamp, e poi Kurt Schwitter con il suo Merzbau, i Nouveaux Realistes, Daniel Spoerri con le sue tavole imbandite. Ma ci sono tanti altri nomi… Riciclare è scegliere una via prima che essa diventi una necessità, l'unica possibilità di futuro per il mondo. Questo è. Perché chi produce, consuma, induce ai bisogni, scarta e inquina troppo. Probabilmente si è fatto e pensato quasi ormai tutto. Nell'ambito creativo il d'après, la citazione, il vintage, più o meno lontano nel tempo, imperano. È un turbinare di estetiche, vezzi, frammenti che arrivano dal passato e si rimescolano in nuove composizioni. Nell'arte come nella moda, nel design come nel pensiero. Forse sono anni di crogiuolo per mettere a punto un nuovo modo di essere, vivere e pensare, una nuova condizione di responsabilità individuale e collettiva, in cui il tempo si alimenta con parsimonia e criterio del suo stesso evolversi, sconfiggendo il consumismo e la società dell'immagine. (…). Riciclare è un termine trasversale alla società, che può assumere, però, molte sfumature. In Argentina, per esempio, le fabbriche in fallimento sono state rilevate e riciclate nel concetto stesso dell'imprenditoria dagli operai, con successo. Ed è una notizia. Ci sono luoghi nelle città che rivivono grazie a progetti culturali dal basso, che li ritraducono in altro, come Bunker a Torino. Ci sono città che potevano essere, ma potrebbero ancora farcela, fondendo in una direzione unica il falso oppositivo binomio cultura\tecnologia. Certo, ci vuole sempre condivisione in queste operazioni, consapevolezza. Ce ne vorrebbe tanta nella politica, sia quella alta sia quella da arena dei talk show televisivi: il riciclo è ancora un tabù in questa dimensione, oppressa dal populismo del nuovo, della trovata. Mentre invece, più che altrove, bisognerebbe imparare dal vissuto, salvare ciò che ha funzionato per utilizzarlo nella progettazione del presente. Si torna sempre al passato, perché è la memoria uno dei valori fondamentali da salvaguardare, imparare dalla Storia -per ora non ci si è mai riusciti-, e quindi porre attenzione alla cultura, alla scuola e all'educazione, alla tv pubblica come cardini di un programma sociale che sia in grado di guardare al futuro, provando a formare dei cittadini liberi, individui di una collettività responsabile. Dobbiamo tutti imparare a essere "riciclatori di vita quotidiana", a meditare il nostro impatto sull'ambiente che ci circonda e da lì espandere questa riflessione e approccio anche all'umanità che abbiamo attorno, alla memoria, agli istanti e alle piccole cose che incontriamo. E questo vale anche per gli artisti.      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            SOMMARIO UN INTERVENTO di OLGA GAMBARI e ANNALISA RUSSO Per gentile concessione di ArteSera.It   riContemporaneo.org (in ordine di arrivo)