riContemporaneo.orgINTERVENTI“ADDIO ANNI 70”Arte a Milano 1969-80UN DECENNIO SECONDO BONAMI(in forma di lettera diretta al sindaco Pisapia dall’abitante di un altro pianeta)Posso direttamente rivolgermi al sindaco di Milano nell’aprire questa breve riflessione, essendo proprio lui, invece dell'Assessore alla cultura, ad aver firmato l'introduzione "istituzionale" in catalogo? Dunque, caro Pisapia, così proprio non va! E non va affatto bene, perché con questa mostra a Palazzo Reale dal titolo:”ADDIO ANNI 70 -Arte a Milano 1968-80”, prodotta direttamente e interamente dal Comune e durata da maggio a settembre, siamo purtroppo clamorosamente ricascati nel malvezzo tutto italiano di presentare per generale ciò che generale non è affatto, di sostenere per universalmente acquisito ciò che invece è oggetto di dibattito e confronto tra posizioni e convinzioni anche opposte. Oppure - diciamola anche così - di presentare ciò che è solo una tesi culturale, una posizione individuale, addirittura un insieme di convinzioni e gusti personali di qualcuno, come fosse invece una incontrovertibile, unica verità. Quel qualcuno, nella fattispecie, è Francesco Bonami (Firenze 1955, critico d'arte e curatore italiano naturalizzato statunitense, come recita di lui Wikipedia) che alcuni ricordano con scoramento, almeno su questo pianeta, incautamente incaricato nel 2003 alla direzione della 50esima edizione della Biennale di Venezia, profeticamente intitolata come si ricorderà: "La dittatura dello spettatore".Ora, è appunto accaduto che l'arte a Milano in quel fervidissimo e accesissimo decennio che va dal sessantotto alla fine degli anni settanta sia apparsa esclusivamente, dittatorialmente rappresentata, in mostra, solo da ciò che, a posteriori, ha potuto sollevare l'interesse e la curiosità del Bonami, il quale, ciò facendo e scegliendo, ha tralasciato almeno i due terzi di ciò che accadeva realmente in città: mostre, fatti, nomi e quant'altro. C'erano le sale della mostra, per chi l'ha vista, a dimostrarlo; c'è il catalogo, per quanto confuso e stampato male. Ecco allora il perché del nostro scontento, caro Sindaco. Non certo perché un "critico d'arte curatore italiano naturalizzato statunitense" abbia voluto farsi una mostra delle cose e degli avvenimenti che secondo lui sono tra quelli meritevoli d'essere ricordati. Ma solo per il fatto che quella mostra, con nostra sorpresa, gliela abbiamo pagata anche noi, che pensavamo di poterci aspettare da una amministrazione democratica come la sua se non altro una maggiore obiettività.PAGINE TEMATICHE ONLINE SOMMARIOGIORGIO SEVESOCritico d’arte e giornalista,vive e opera a Milano.E’ nato a Sanremo nel 1944.UN INTERVENTOdi(in ordine di arrivo)