Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare INTERVENTI POESIA COLORATA Cari pittori, so benissimo cosa vi cruccia. So benissimo quanto amaro sia l'essere esclusi dall'ufficialità. Ma so anche quanto sia il gaudio che ci prende quando facciamo il nostro lavoro. Cari pittori, smettiamo il lamento. Divulghiamo quanto sia gratificante il nostro lavoro.  Facciamo sapere a tutti che profondo appagamento ci sia nella miscela di colori che ieri abbiamo scoperto (a proposito, c'è una fabbrica di colori olandesi che produce colori col 75% di pigmento puro, con pochissima cera ed olio. Si chiama "Old Holland Classic", costa un'ira di dio, ma vuoi mettere!). Proviamo a raccontare a tutti cosa sia la tela preparata a gesso, per poter ospitare fondi acrilici su cui stendere i colori ad olio (il contrario è impossibile perché l'acrilico scivola sull'olio).  Proviamo a suscitare la curiosità per il nostro lavoro: noi non siamo dei capricciosi stravaganti. Chi crea è come un monaco, un innamorato dell'esistente, che non si accontenta della sua apparenza ma ne scruta e risveglia la possibile nascosta bellezza . Alt! Mi fermo subito. Non voglio rubare il lavoro agli esegeti del nostro mestiere. Smettiamola di parlare di "mode", di "pensiero", di "interpretazione della realtà". Parliamo del nostro mestiere di pittori figurativi, svelando che, alla fine, non di un mestiere si tratta, ma di un modo di vivere. Come quello di chi non conosce i "tempi di produzione" che la cultura contemporanea affida a questo termine. Ma di coloro che sanno come nell'attesa o nel furore del lavoro, si produca quel senso che sa di bellezza, con il piacere insostituibile di quando il pennello accarezza i pigmenti per scoprire miscele inedite che daranno vita alle seduzioni dei nostri dipinti. Parlavo l'altro giorno con il manager di una famosa multinazionale che, a cena dopo la visita alla Pinacoteca di Brera, mi raccontava di un suo parente pittore che provava il timore della tela bianca. "Strano", gli ho risposto,"posso capire la sua esitazione, ma di solito gli artisti si eccitano di fronte ad una superficie bianca". Ecco, sfatiamo i luoghi comuni: raccontiamo della poesia del nostro fare ancora con le mani: raccontiamo come inseguiamo i modelli per trovarne ogni volta un senso diverso. Proviamo a dire che non sono i "concetti" che fanno l'arte, ma il cuore, il sentimento, le mani e i pennelli dei pittori. Proviamo a raccontare del privilegio che hanno gli artisti nel fare ogni mattina "quello che vogliono", recuperando un senso diverso da quello che gli spettatori si aspettano, per suggerire loro quanta verità ci sia in ogni cosa, oltre a quello che noi pensiamo possa solo servirci. E parliamo di più del nostro mestiere: raccontiamo la bellezza di una tavolozza che abbia solo 10/13 colori e non mille come i dilettanti. Che se abbiamo il verde è per non perder tempo a miscelare blu e giallo. Che il nero fatto col blu oltremare e la siena bruciata non ha paragoni con qualsiasi altro tubetto con su scritto "NERO". Così dissertavano Manet e Van Gogh. Poi, ognuno faccia le sue immagini, che restano ancora la comunicazione più seducente e persuasiva, raccontando la nostra storia e la nostra cultura. Ma riaffermiamo il valore del "mestiere", che non ha paragoni in nessuna pratica produttiva, industriale o artigianale che sia: noi abbiamo una conoscenza tecnica e chimica per produrre seduzione! Chi altri può ambire a tanto? Lasciamo agli storici del contemporaneo le sacrosante polemiche sul censimento della produzione artistica (a proposito: perfetto l'intervento di Seveso nel suo rivolgersi a Pisapia per la rassegna sugli anni '70), ma riprendiamoci il nostro spazio di "produttori di poesia colorata".      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            riContemporaneo.org SOMMARIO Carlo Adelio Galimberti CARLO ADELIO GALIMBERTI Pittore, scrittore e conferenziere vive e lavora tra Lodi e Milano. UN INTERVENTO di (in ordine di arrivo)