Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare riContemporaneo.org INTERVENTI      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            SOMMARIO UN INTERVENTO di (in ordine di arrivo) Chi è Anna D’Elia... PIO TARANTINI Fotografo e giornalista-critico di fotografia, è nato nel 1950 a Torchiarolo, nel Salento. Dal 1973 vive a Milano Pio Tarantini Apri o scarica il PDF di questa conversazione pubblicata sulla rivista Il Fotografo  N° 242, ottobre 2012, commentata dalle belle fotografie dell’autore Fotografia e arte A COLLOQUIO CON ANNA D’ELIA Bisogna fare chiarezza attorno a molte delle operazioni artistiche attuali, ma nella confusione e nello spettacolo esasperato a volte si annida una visione critica del mondo Incontro in una serata di fine estate Anna D'Elia, critico d'arte, nella sua affascinate residenza di campagna, poco fuori la città di Noci, non lontano da Alberobello, in Puglia. Le pongo alcune questioni che mi stanno particolarmente a cuore sul tema dell'identità artistica attuale, sul senso cioè di fare arte oggi, nel gran bailamme che coinvolge il mondo dell'arte in un momento storico che ha visto crescere negli ultimi decenni il mercato e la diffusione dei fenomeni artistici, non più relegati nelle nicchie degli specialisti ma diventati fenomeni di massa. In questa sede ripropongo una sintesi di questo più articolato colloquio. Pio Tarantini: "In questi anni nel mondo dell'arte attuale, e quindi anche della fotografia, pare prevalere l'arte cosiddetta concettuale che si esplica spesso in operazioni nate sull'onda lunga di una malintesa post-avanguardia, figlia delle avanguardie storiche di inizio Novecento che hanno avuto soprattutto in Duchamp il loro padre fondatore. Personalmente, a volte, le leggo come operazioni un po' furbe che possono significare tutto e il contrario di tutto, cui una critica compiacente e un mercato interessato danno eccessivo spazio perché sicuramente più in linea con le tendenze dominanti". Anna D'Elia: "Faccio fatica a usare il termine concettuale per le manifestazioni cui fai cenno che magari qualche volta peccano di epigonismo: tuttavia l'arte concettuale ci ha abituato, negli anni settanta, a riflettere sull'arte , su quali dovessero essere i contenuti, le forme, i linguaggi, il pubblico e ogni manifestazione legata all'opera artistica. In tutto ciò non vedo separazione tra arte e fotografia, semplicemente quest'ultima è un'espressione della prima. Considero la fotografia come un dispositivo critico dello sguardo, uno strumento prezioso che mi consente di ritornare sull'immagine, di rivedere e ripensare: così la fotografia mi fa guardare al mondo in maniera diversa, mi fa scorgere cose che non avevo colto." Pio Tarantini: "Condivido la tua precisazione sull'arte concettuale che rappresenta una importante esperienza dell'arte contemporanea e aggiusto il tiro parlando di manifestazioni artistiche dal sapore concettuale, in questo confortato da molti importanti studiosi e critici internazionali che fanno sentire sempre più la loro voce per prendere le distanze da molti artisti sulla cresta dell'onda, proprio perché il loro successo si basa su questa interpretazione dell'arte come azione comunicativa: penso alle forme scelte da Maurizio Cattelan, che pure spesso apprezzo o a quelle, che sento più distanti, di Vanessa Beecroft, tanto per fare gli esempi di due artisti italiani molto famosi." Anna D'Elia: "Per chiudere il discorso sull'idea di concettuale in fotografia io penso a Ugo Mulas: la sua era una fotografia propriamente concettuale che ci ha portato dentro i meccanismi del linguaggio. Per quello che dici sulla situazione dell'arte attuale, siamo certamente in un periodo di grande confusione, a volte di spettacolo esasperato, ma dentro queste e altre manifestazioni si annida sempre il seme dell'arte, la capacità cioè di mettere in moto una visione critica del mondo. La fotografia mi consente di pensare per immagini, di prelevare un dettaglio, di eseguire un montaggio visivo della realtà che a occhio nudo sfugge o risulta di più difficile lettura." Pio TarantinI: "Continuando a focalizzare il problema mi pare che, in fotografia, soprattutto tra i giovani che si servono di questo linguaggio, pare prevalere la scorciatoia dell'opera di difficile comprensione rispetto alla tradizionale documentazione o narrazione. Naturalmente questo riguarda soltanto una parte di fotografi che vanno oltre la pura documentazione per esplorare modi diversi di raccontare il mondo, servendosi non di una rappresentazione mimetica ma di una rappresentazione simbolica, allegorica, che trovo assolutamente legittima tanto che io stesso, in quanto autore, ho realizzato molti lavori in questa chiave anti-realistica, purché il fruitore dell'opera ne afferri senza grandi difficoltà il senso, senza ricorrere alle spiegazioni dell'autore o del critico di turno." Anna D'Elia: "Sicuramente occorre fare chiarezza intorno a molte delle operazioni artistiche attuali, tuttavia, per tornare alla fotografia, se i media di oggi tendono ad appiattire la raffigurazione del mondo proponendo modelli banali e scontati che puntano più sull'effetto o sulla consuetudine, alla fotografia io chiedo anche di attivare nuove visioni, svelare quegli aspetti della realtà che il mero documento a volte non riesce a dare. Una fotografia dunque che si interroghi su forme espressive nuove, da affiancare alla consolidata rappresentazione documentaria e più realistica. "