Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare riContemporaneo.org INTERVENTI Ancora Francesco Bonami, Damien Hirst e altre considerazioni L’ARTE E’ UN CAMPO MINATO SENZA CONFINI E RECINTI Fino a non molto tempo fa avevamo definito arte contemporanea qualcosa che era già passata. Le avanguardie storiche, come pure le neoavanguardie, ci avevano abituati che l'arte fosse un'operazione  in-diretta sulla realtà. Dal Futurismo,  che voleva intervenire su tutto, al Neorealismo, o, come con Guernica di Picasso. Sappiamo tutti che il termine avanguardia proviene dal linguaggio militare: gruppo che precede l'esercito, anticipa il gusto, sperimenta irruzioni sul piano della comunicazione, terremota i valori, per dirla alla Bonito Oliva, del gusto corrente. “Guernica” è l'esempio lampante della responsabilità che l'artista si assume, riducendo la sperimentazione stilistica a favore della comunicazione, per trasmettere, quasi in diretta, per testimoniare la rivolta della coscienza collettiva contro un atto, sperimentato a freddo, di bombardamento a tappeto sulla popolazione inerme del paese basco, perpetrato dai nazisti. L'arte con le avanguardie pensava di essere contemporanea all'epoca in cui viveva. Quest'idea di avere questo ruolo, questa funzione, questo intervento sul mondo, passa attraverso tutti i movimenti (Futurismo, Costruttivismo, Surrealismo, Dada, Informale, Action-Painting  fino a quasi tutti gli anni 70).  Il curatore della mostra milanese a Palazzo Reale dedicata appunto a quegli anni, Francesco Bonami, nel 1970 compiva giusto 15 anni . Chissà se aveva già in mente, allora, lo stesso titolo che ha dato alla rassegna curata insieme a Paola Nicolin? Anni 70 che, specie a Milano, sono stati terribili dal punto di vista della vita sociale,  mai, però, così partecipati  e fecondi sotto l'aspetto artistico, di denuncia  e di lotta. “Addio  anni Settanta”: strano titolo, se tanti autori ancora oggi vi attingono a piene mani! Nei decenni successivi si sono sviluppate varie tendenze e linguaggi (Transavanguardia, Anacronisti, Video Art, Computer Art  ecc.). Dal post-Moderno al post-ideologico e al post-tutto il passo è breve, il delirio di onnipotenza si è diffuso ulteriormente, l'Arte è diventata un campo minato, non ci sono più confini , non ci sono più recinti. Oggi'Arte, che pure è cosa seria, da alcuni personaggi affetti da delirio di protagonismo assoluto viene trattata con semplicismo e supponenza, convinti come sono, che si possa farla senza avere nessuna idea stessa di Arte. Al punto che il visitatore di una mostra spesso assiste sconcertato ed impotente a quanto gli viene propinato come arte da questi millantatori, avidi di giochetti opportunistici. Che cosa è successo, e come siamo arrivati al predominio di questa dittatura? Mi verrebbe da dire: titubanza e tolleranza, in certi casi, forse, non sono democrazia, ne sono invece la sua morte. Il rifiutare l'ingresso di Julian Spalding  alla conferenza stampa per la retrospettiva di Damien Hirst alla Tate di Londra, apostrofato come persona non gradita, come possiamo definirlo? (1) Fate voi! Intanto il nostro magnifico curatore Bonami sentenzia critiche talebane  per chi osa sminuire il "genio" in questione (Damien Hirst). Contemporanei siamo tutti i presenti. Non occorre schierarsi in contrapposizioni, come tra realisti e astrattisti, futuristi e passatisti, avanguardisti e retroguardisti. C'è l'abuso intollerabile di associare al termine di arte contemporanea il significato di arte d'avanguardia, da non guardare dal punto di vista estetico, ma da quello concettuale, psicologico e intuitivo. Nepotismo, corruzione e incompetenza sono sotto gli occhi di tutti, e fanno male più della crisi che non si capisce se stiamo attraversando o se ci stiamo impantanando, mentre ancora si cerca disperatamente un possibile potente antidoto contro la superficialità e la cialtroneria. Come nella logica in cui il reality incorona l'uomo comune a star - tutti tentano la via del successo facile. L'Arte non è uno spot pubblicitario. Ognuno esprime ciò che è, ciò che sente, la propria identità. Noi siamo quello che ricordiamo e quello che facciamo. Ci sono i grandi maestri da conoscere e capire, e poi i cattivi. Peccato che in questa stagione-tempo siano così in tanti!  (1)  Lo scorso mese di aprile 2012  a Julian Spalding, critico d'arte, ex direttore dei musei di arte contemporanea di Manchester, Sheffield e Glasgow, è stato impedito a forza  l'ingresso alla conferenza stampa per l'inaugurazione della retrospettiva di Damien Hirst alla Tate Gallery di Londra. Perché? Semplicemente perchè Spalding aveva poco tempo prima rilasciato un'eloquente intervista al quotidiano The Indipendent, con dure dichiarazioni in merito all'arte dell’artista inglese. “Hirst non è affatto un'artista” ha dichiarato. “La sua non è arte. I prezzi delle sue opere sono folli. L'arte deve essere creata, non puoi solo mettere uno squalo in una vasca per poter dire: sono un'artista e questa è un'opera d'arte”. Spalding non ha potuto entrare alla Tate, cosa che lo ha indignato moltissimo: 'Hanno cercato di mettermi a tacere ed è semplicemente uno scandalo. Un errore gravissimo e una questione di interesse pubblico. '.      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            SOMMARIO Mario Benedetto Francesco Bonami Damien Hirst MARIO BENEDETTO Pittore e scultore, è nato a Scilla in Calabria. Laureato in architettura al Politecnico, vive, insegna e lavora a Milano UN INTERVENTO di (in ordine di arrivo)