Torna alla pagina principale Qui trovi i numeri pregressi Scrivici per intervenire o commentare INTERVENTI      PAGINE TEMATICHE ONLINE                                                            3 novembre 2012 Ho incontrato un pittore dilettante che usava colori fluorescenti, tipo cartello stradale e sosteneva d'aver inventato una nuova corrente. Gli ho chiesto se per caso usasse colori (appunto) fluorescenti. Mi ha risposto che era un suo segreto. Ecco il modo migliore per scoprire i dilettanti dai veri artisti. E’ una storia che mi raccontò Gabriele Mucchi (lo conoscerete senz'altro: ci ha lasciato a 103 anni: la pittura fa bene alla salute!). La storia è questa: Mucchi se ne stava al bar con De Chirico a Parigi negli anni '30, quando si avvicina un giovane di buona famiglia e dice a De Chirico: "Maestro, io ammiro tantissimo le sue tempere all'uovo". "Grazie", rispose De Chirico. "Si, però, vede maestro", insistette il giovane "anch'io faccio tempere all'uovo, ma non mi vengono come le sue". E De Chirico: "Ma tu l'uovo lo usi?". "Si, anch'io ce lo metto", rispose il ragazzo "ma i miei lavori non vengono come le sue tempere. Forse lei ha un segreto che non mi vuole rivelare". E De Chirico rispose: "No, gli artisti veri non hanno segreti: sai qual'è il vero problema?  È che io non posso darti la mia gallina". 6 novembre 2012 Ho letto con avidità il testo di Jean Clair "L'inverno della cultura". Nonostante la sua argomentazione dirompente, temo che per l'arte contemporanea non cambierà più nulla. Sentite questa: "La vera bravura artistica non è mai stata molto diffusa. Ciò che distingue l'arte del passato dalle "mode aleatorie" dei nostri giorni è che un tempo nessuno si sognava di paragonare l'arte a un pullman. Le immagini avevano una funzione sociale più comprensibile, anzi, se mi sono concesse le parole, più "naturale" o più "organica"; non venivano semplicemente esposte in mostre e musei come segni dei tempi, o [...] per prepararci alle sorprese della vita in un'era di cambiamento. Finché l'arte ebbe scopi comprensibili, non fu mai difficile capirla. Nel declino delle sue funzioni si cela sicuramente un problema storico, e nell'assenza di una nicchia ecologica per l'arte nella vita odierna si cela un problema sociale ancora più urgente. La propaganda che attornia l'arte, il tentativo di convincere l'uomo della strada ad accettarla sulla parola, i legami con il mondo degli affari, la tendenza a formare conventicole, la solitudine degli artisti che rifuggono dal carrozzone, tutto ciò spiega il panorama artistico odierno molto meglio della presunta psicologia del nostro tempo". Questo testo è del 20 giugno 1968 ed è stato pubblicato sul "New York Review of Books". L'autore è nientemeno che Ernst Gombrich, storico dell'arte tra i più grandi del mondo anglosassone. ...e non è successo niente! Cinquant'anni dopo, quasi quasi,cadono le braccia. SOMMARIO 10 novembre 2012 L'altro giorno ho portato la mia nipotina (9 anni) a vedere una collezione di arte contemporanea. Non vi dico quale museo e neppure l'artista che ha attirato l'attenzione della bambina, ma capirete lo stesso. L'opera in questione era una carta geografica con tutti i nomi delle città e dei mari cancellati col pennarello. La mia nipotina la vede e dice: "Nonno, anch'io l'altro giorno a scuola ho pasticciato una cartina geografica sul mio sussidiario, ma la maestra non l'ha appesa al muro". Solita risposta del nonno che vuole evitare spiegazioni difficili: come facevo a dirle cos'è la "decontestualizzazione"? Allora le ho risposto: "Vedrai, quando sarai grande, capirai". E lei: "Ma nonno, la maestra mi ha sgridato e mi ha dato quattro!"  Ed io: "Allora parlo io con la maestra e le dico se, alla fine dell'anno, può regalarmi il registro. Cosi il nonno cancella il quattro e... finisce al museo!" 20 novembre 2012 Sulla prima pagina de "Il Giornale dell'arte" (n.325) in edicola in questi giorni, compare una rubrica intitolata "Il tallone di Achille" a firma A.B.O (Achille Bonito Oliva). L'inventore della Transavanguardia sfoggia in questo spazio le sue notazioni ironiche e le sue "scoperte". Oggi afferma d'aver individuato una rivoluzionaria novità nel mondo dell'arte che realizzerebbe addirittura la profezia di Nietzsche sulla "vetrinizzazione del mondo" [sic]. L'avveramento profetico del filosofo è individuato da A.B.O. nel fatto che tutte le vetrine della Regent Street a Londra erano segnate dai "pois" dell'artista Yayoi Kusama. La stessa artista era presente in diverse sagome all'interno delle vetrine a garantire borse, scarpe ed altro.  A.B.O. emette gridolini d'ammirazione per la novità assoluta sostenendo così che Kusama mette in ombra le fiere dell'arte, ed ogni altra attività degli artisti di ogni genere, più o meno giovani. A.B.O. accompagna la sua rubrica con una sua foto in cui si mostra attraverso un fotomontaggio tra il suo viso ed un famoso autoritratto di Andy Warhol. Senza sapere, quindi, che quest'operazione delle opere in vetrina è vecchissima. Proprio i pop artisti americani l'avevano già fatta (Roy Lichtenstein , Andy Warhol ed altri) nelle vetrine di Bonwit Teller a New York nel 1961 assieme a borse, cappellini e vestiti. Nulla di male: anch'io, come tanti nella storia, talvolta saccheggio le opere del passato. Ma quando lo faccio non grido stupito ed orgoglioso inneggiando alla mia acuta visione e non affermo l'assoluta mia originalità. Tantomeno scomodo i filosofi. riContemporaneo.org 4 dicembre 2012 Non so se sia vero, ma uno storico dell'arte molto colto e brillante mi ha raccontato questo episodio: l'acquirente del pescecane in formalina di Hirst si è lamentato perché, dopo un po' di tempo, il pescecane si squamava... Visto che l'aveva pagato 9.561.250 sterline (avete letto bene: nove milioni e rotti di sterline!), ha protestato col gallerista che gliel'aveva venduto. Il gallerista ha proposto di rivestire la povera bestia con polistirolo colorato, a imitazione della pelle del pescecane. Ma i consulenti chimici del collezionista glielo hanno sconsigliato. Infatti, dopo poco tempo, anche il polistirolo avrebbe potuto degradarsi. La pensata è stata allora quella di prendere un'altro pescecane nuovo di zecca per sostituire quello vecchio. Sono andati in Polinesia, dove ne vivono esemplari più o meno simili nelle misure a quello dell'opera di Hirst. Ai pescatori hanno chiesto di prenderne uno, ma i pescatori erano titubanti. Pensando fosse una questione economica a renderli perplessi, promisero: "Vi paghiamo", dissero, "ed anche tanto". Ma i pescatori risposero: "Non è quello il problema. Il fatto è che domani non sapremo più se saremo ancora pescatori o saremo diventati artisti anche noi". 6 dicembre 2012 So che non ci crederete, ma stamattina ho telefonato a Michelangelo per informarlo di questa notizia (vera! cfr. Il giornale dell'arte, n. 325, nov. 2012): quando Degas muore nel 1917 vengono trovate nel suo studio 74 sculture in cera, gesso e creta. Sono del tipo de La petite danseuse de quatorze ans. Nel 1919 gli eredi autorizzano la produzione di 22 serie di bronzi presso la fonderia Hébrard per un totale di 1.628 statue. Nel 1955 la fonderia Valsuani subentra alla Hébrard e realizza altre 600 copie in bronzo. Ma la famiglia Hébrard ritrova i "master" con cui erano state realizzate le prime copie nel 1919. Sono altri 72 esemplari che vengono venduti al collezionista americano Norton Simon. Non si sa bene come, ma nel 2001 ricompaiono i gessi originali presso la fonderia Benatov che, nel frattempo, aveva rilevato la Valsuani. Benatov produce 29 serie di bronzi per un totale di 2.146 statue. Insomma, dalla morte di Degas, sono diverse migliaia le statue tipo Petite danseuse Il 20 giugno scorso, una versione "piccola" della Petite danseuse è stata venduta da Christie's a Londra per 2,8 milioni di sterline (circa 3,5 milioni di euro). Fatevi voi la moltiplicazione per tutti gli esemplari fusi nel secolo scorso. Quando l'ho detto a Michelangelo si è inc... pardon, arrabbiato di brutto. Ma come? Voi moderni producete anche da morti? E poi, che cifre! Forse ho sbagliato a nascere nel Rinascimento... Prima che io riuscissi a balbettare qualche spiegazione, mi ha messo giù il telefono. 10 dicembre 2012 Questa volta ho telefonato a Francesco Hayez per raccontargli il lamento di un mio ex studente, alle prese con l'Accademia di Brera. Dice Alessandro, il mio ex studente, che sta inseguendo i professori in quanto deve trovare non uno ma ben 2 relatori per la sua tesi. Il regolamento dell'Accademia prevede che i due relatori devono essere per forza uno teorico e l'altro pratico. Il problema principale è che i prof  a contratto non possono essere relatori in quanto l'anno successivo potrebbero non esserci, e i professori di ruolo sono davvero pochi. Alessandro è disperato perché si trova a dover consegnare la tesi con due relatori, necessariamente di ambiti diversi, entrambi di ruolo, entro il 20 dicembre. Ma alcuni professori fanno lezione solo nel secondo semestre ed è quindi praticamente impossibile reperirli e, come se non bastasse quei pochi, pochissimi professori di ruolo, dopo che Alessandro li contatta dicono "Mi spiace ma accetto solo 5/6 laureandi per anno, quindi non posso accettare altre tesi". Matematicamente nel corso di Alessandro ci sono circa 20 professori di ruolo; ognuno degli studenti ne necessita 2 e ognuno di loro non prende più di cinque studenti. Il risultato è che l'esame potranno darlo solo 50 studenti. Peccato che al corso, ogni anno, ci siano circa 150 iscritti, e potete quindi immaginare quanto sia difficile ottenere le firme dei professori, per non dire impossibile. L'impressione è che sembra più un "fare ciò che si riesce con la gente che si trova"  piuttosto che un vero e proprio "lavoro finale dove mostrare le proprie capacità" come dovrebbe essere. Per non parlare della rabbia di alcuni compagni di Alessandro che rischiano di dover andare fuori corso per colpa di questa mancanza di professori. Hayez è stato un po' in silenzio, poi mi ha detto che non capiva bene. Gli ho spiegato che oggi da noi in Accademia esiste una cosa chiamata burocrazia. E Hayez stupito: "Ma non si insegnava pittura?". 24 dicembre 2012 Caro Babbo Natale, questa letterina non te la scrive un bimbo, ma un pittore adulto (che forse proprio perché artista è rimasto un fanciullo). Ti chiedo di portare a tutti i pittori figurativi che ancora dipingono un pennello d'oro che serva solo per firmare le loro opere. Così che quel metallo attiri sempre più acquirenti. Ti chiedo di portare a tutti i galleristi un sacchetto magico che, aprendolo, gli faccia venire la voglia di investire su pittori sconosciuti e di qualità. Ti prego di portare ai critici una penna a forma di Bocca della Verità, affinché scrivano non solo in base alle mode di successo ma anche sapendo riconoscere e denunciare i prodotti scadenti e le bufale spesso spacciate per profondissime opere di arte contemporanea.  Ti prego di portare a tutti gli assessori alla cultura un poco di competenza e di sano giudizio, così eviteranno di favorire solo i soliti noti. A tutti quelli che annegano pesci in formalina, quelli che appendono bimbi di plastica agli alberi, a quelli che invece dei muri imbrattano le tele con i medesimi scarabocchi, a quelli che imitano Duchamp e, dopo un secolo, continuano a chiamarsi avanguardia, porta pure del carbone! Spero che le miniere, su al Polo Nord, ti bastino... PICTOR ANONYMUS LA RUBRICA di (in ordine di arrivo)