Nasce nel 1921 ad Arroba
de Los Montes, nella
Mancha e scompare a Parigi
nel 1990. Nel 1936/37, gli
anni guerra civile spagnola,
dipinge murales con appelli
di protesta sui marciapiedi e
sui muri della città, solidale
con le milizie popolari.
Iscrittosi nel 1941 al Partito
Comunista, nel 1947 viene
accusato di attività contro il
regime e condannato a dieci
anni di carcere.
Nel 1953 riceve una borsa di
studio dal governo francese
per l’Ecole Estienne e
L’Ecole des Beaux Arts di
Parigi. Nel 1956 espone alla
Galleria Alfil di Madrid,
pubblicando, nello stesso
anno, il Manifesto del
Realismo Sociale. Nel 1957 i
suoi quadri vengono esposti
a Mosca al Festival
internazionale della
Gioventù. In Spagna
continua però a vivere in
clandestinità. Nel 1963 il
Congresso internazionale
dei Critici d’arte gli assegna
la Medaglia d’Oro per la sua
arte e per la sua lotta contro
la dittatura. È del 1964 la
prima personale in Italia,
organizzata da Antonello
Trombadori alla galleria La
Nuova Pesa di Roma.
Tra il 1965 e il 1969 espone
in diverse gallerie in giro per
il mondo, Parigi, Filadelfia,
Toronto, Zurigo, Bruxelles.
Tra il ’69 e il ’70 si dedica
alla composizione delle venti
tavole dei Segadores
(Mietitori), sulla dura vita
degli agricoltori, esposte in
Germania l’anno successivo.
Nel 1971 lavora alle
sessanta incisioni del ciclo
su Dürer allestite per la
prima volta nel 1973 a
Norimberga.
Nei primi anni ‘70 a Matera
lavora ai venti pannelli di
Morte e nascita degli
Innocenti e Passarono. È del
1974 la prima presentazione
audiovisiva dei cicli al
Castello Sforzesco di Milano.
Dopo sedici anni di esilio, nel
1976, con un permesso di
soli due mesi, torna in
Spagna ed espone i due cicli
realizzati a Matera.
Sempre nel ’76 a Bosco, nel
salernitano, dove ha aperto
uno studio, realizza un
grande murale in ceramica.
Nel 1980 torna in Spagna,
ma ad Almagro, nella
Mancha, il sindaco fa
chiudere una sua mostra
organizzata dal Partito
Socialista spagnolo. Gli anni
’80 sono di intensa attività
espositiva: fiere, personali e
collettive lo vedono
impegnato soprattutto in
Europa.
Nel 1990 un’ antologica delle
sue opere, dal 1968 al 1990,
viene organizzata alla
Galleria Appiani Arte 32 di
Milano di Alfredo Paglione.
Muore a Parigi il 24
dicembre dello stesso anno.
Materiale attinto da:
codice ISSN 2239-0235
numero online dal 10/9/2015 ultimo aggiornamento il 11/12/2015
Il sommario
A JOSE’ ORTEGA,
TUTTO IL LIRISMO
DELLA TERRA E DELLA
PASSIONE CIVILE
Una antologica a Matera dedicata a José Ortega. Era ora
che finalmente qualcuno si ricordasse del grande pittore
spagnolo, scomparso ormai da venticinque anni e che
tanto ha lavorato a Milano, Albissola e Matera.
Con il titolo “Mira! – Ortega a Matera” la mostra
testimonia una parte dell’universo artistico di un autore
per il quale lo scopo dell’arte era “far conoscere agli altri
quello che io ho capito”.
L’artista ha lottato sin da ragazzo contro la dittatura
franchista, costretto prima al carcere e poi a fuggire dalla
sua Spagna. Esule in Francia e, successivamente, in
Italia, il pittore mancego arrivò a Matera nei primi anni
70. L’esposizione analizza in particolare gli anni in cui
Ortega visse nella città dei Sassi, la scoperta e la
lavorazione della cartapesta, materiale povero e
multiforme della tradizione
artigiana materana, e le fasi
di composizione di
Passarono e Morte e nascita
degli innocenti, i due cicli che
raccontano le dittature di
ogni tempo e luogo.
In venti pannelli di cartapesta
dipinta Ortega descrive i
conflitti e il male che, in ogni
Paese e in ogni epoca,
schiacciano l’uomo, il cui
riscatto avviene grazie alla
passione e alla lotta, in una
successione ininterrotta di
cicli di morte e nascita. Il
percorso espositivo parte
dagli strumenti di lavoro del
maestro spagnolo, i pennelli,
le terre con le quali
preparava i colori, le basi di
cartapesta, prosegue con i
quadri che anticipano la
composizione dei venti
pannelli dei due cicli e arriva,
infine, ai pannelli finiti.
Chiudono la sezione le
preziose terrecotte,
realizzate sempre negli anni
materani. Disegni, foto e
materiale audio-video
completano il racconto del mondo espressivo di un’artista
che nella città dei Sassi ritrovò i colori, i valori e il calore
della sua terra e che ha voluto, con il suo talento, creare
un linguaggio comprensibile a tutti.
La sezione tattile
Il messaggio fondamentale del linguaggio di Ortega è
che l’arte debba essere accessibile e comprensibile a
tutti.
In linea con questa idea è stata allestita una sezione
della mostra in cui i visitatori hanno la possibilità di
toccare le opere del maestro spagnolo.
L'obiettivo è favorire l'accessibilità dell’esposizione a tutti,
in modo da superare le barriere motorie e sensoriali e
promuovere l'integrazione sociale e culturale delle
persone con disabilità.
Il segno a rilievo tracciato da Ortega, le irregolarità e le
imperfezioni di un materiale artigianale qual è la
cartapesta, la potenza delle forme plasmate dal maestro
spagnolo con l’aiuto degli artigiani materani, permettono
di entrare in pieno nel mondo di un artista per il quale
comunicare alla gente, attraverso l’arte, è stato uno degli
scopi principali della vita.
blogMagazine online periodicamente pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Matera
dal 19 aprile al 20 settembre
2015
MUSEO MUSMA
MIRA! ORTEGA
A MATERA
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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