codice ISSN 2239-0235
numero online dal 10/9/2015 ultimo aggiornamento il 11/12/2015
Il sommario
PENSARE AD ARTE
E’ incredibile quanta gente appenda in camera da letto
un quadro raffigurante la sedia elettrica, soprattutto se i
colori del dipinto sono in tinta con le tende (Andy Warhol)
Quale potrebbe essere un’analisi dell’arte che oggi alle
porte del terzo millennio caratterizza il nostro inquieto
periodo? Molto arduo, innanzitutto è redigere un bilancio
chiaro delle tensioni del secolo precedente.
Devono considerarsi esaurite le invenzioni delle vivaci
avanguardie del primo trentennio del novecento. Nel
secondo dopoguerra, le esperienze collettive e
individuali artistiche paiono essere vissute dalle eredità
primo novecentesche. Via via il panorama si è fatto
confuso, complesso.
Ormai tutto o quasi tutto è già stato fatto o detto in
questo caos demenziale. I veri valori di quella che era
considerata pittura, sembrano siano stati persi, o almeno
in parte, che anche le gallerie abbiano chiuso le porte a
diversi pittori, riproponendo sempre le stesse firme ormai
da anni e facendoli girare in un vizioso circuito chiuso,
per non parlare del continuo martellamento di reti
televisive, che giornalmente propongono dipinti, sculture,
oggetti vari, prezzati a seconda della propaganda del
momento.
Anche il collezionismo sembra guardare sempre più al
nome già pubblicizzato e all’estetica dei dipinti che al
vero discorso artistico. Dunque l’arte come bene è
soggetta alle letture di mercato e di meccanismi che
sono dietro al lancio di un nuovo prodotto di consumo, e
la pubblicità diventa ovviamente il mezzo indispensabile
per emergere dalla massa e farsi riconoscere.
Sembra di vivere in un mondo dove tutto per essere
conosciuto ha bisogno di un’ immagine precostituita, di
una sponsorizzazione e di una campagna pubblicitaria
propagandistica che invogli l’eventuale
fruitore, in particolare per l’arte di avanguardia.
Oggi siamo in un’epoca di ritorni, dove le
grandi preoccupazioni non si collocano più
sullo spazio, ma nel filo interrotto che unisce la
pittura ad un desiderio ardente di cancellare il
passato con una certezza sfrontata verso un
futuro incerto, dove non si vede amore, ma
funzionalità: tutto è continuazione, intreccio di
cose, una fusione di avvenimenti.
Così l’arte è contemporaneamente portatrice
di valori, spirito del tempo, comunicazione, il
nulla e tutto.
“Qualsiasi opera non dovrebbe riguardare il
noi, ma l’io”.
Comunque, non tutto e tutti sembrano coinvolti
in questo grande circo. A mio avviso, ci sono
ancora artisti che si esprimono attraverso
poetiche scelte autonomamente, tramite il
disegno, la scultura, la pittura, affrontando e
confrontando le diverse forme di espressione
e i vari linguaggi attraverso i quali si
esprimono, sempre con l’intento di arricchire il
più possibile il patrimonio artistico individuale e
invitare il pubblico ad un esame più completo
della realtà artistica circostante.
È dunque una risposta estetica alla sempre più
dilagante dittatura delle immagini tecnologiche, nella
volontà di ribadire i diritti della pittura oggi sempre più
soffocati dalle immagini computerizzate.
Trasformazione e forma, tra informale e figurativo, tra
tradizionale e “ il nuovo che avanza”, ma solo e
decisamente verso un’arte al servizio di una causa fuori
da ogni partigianeria di parte.
Penetrare il notevole universo del “ bello”, è comunque
compito arduo; il gusto, la moda, la cultura, ne
propongono aspetti con variazioni infinite, sensazioni a
volte sfuggevoli: parlo di creazioni e di bellezza che non
sono altro che perfette e sincere testimonianze del frutto
concreto di interessanti continuative presenze ed
esperienze di sofferti stati d’animo e di grandi emozioni,
alla base di tutte le creazioni artistiche. Il progresso,
l’avanguardia, il conservatorismo: comunque l’arte non è
un qualcosa di riservato a pochi. L’esperienza estetica è
propria della essenza umana. L’uomo non è quindi
semplicemente un essere esistenziale, ma anche
estetico.
Il mondo è brutto, ma perché l’arte deve imitarlo?
Comunque, dopo questa premessa iniziale, a mio
giudizio, le forme figurative in generale hanno svariate
motivazioni per incantare ed entusiasmare, tanto da
spingere una persona a dedicarsi interamente ad essa,
e, in certe situazioni, “a trascinarsi fino al punto di
trascurare a volte anche gli affetti famigliari”. Queste
possono essere molteplici; influisce il fattore psicologico
di ogni singolo individuo, in altri casi invece la fatalità o il
destino, che possono cambiare in maniera radicale il
percorso di un’artista, oppure una vita famigliare
repressa, o ancora una vera e propria ossessione per la
pittura, come possiamo anche ricavare dalle biografie dei
grandi maestri del passato, da Caravaggio a Van Gogh a
Magritte.
Personalmente, dipingere - e lo faccio ormai da più di
trent’anni - significa inseguire o rappresentare con un
linguaggio pittorico personale, anche ironico, un modo di
intendere il mondo e le sue vicende umane.
Fare pittura è riproporre sulla superficie del quadro le
immagini del vissuto interiore, dove tutto diventa
soprattutto una chiave di indagine.
C’è un intenso lavoro di ricerca cerebrale per cercare di
esprimere se stessi e nello stesso tempo poter
coinvolgere anche gli altri in questa particolare
dimensione temporale.
Questi miei momenti sorgono concretamente da
un’esperienza del passato o dell’immaginario, non una
nuova tragedia ma una serena commedia dell’inconscio,
dove i miei dipinti si possono definire” un palcoscenico di
meditazione”. Praticamente l’universo è quello del
sogno, il racconto del sogno; ecco perché molto spesso
i miei quadri non hanno titolo, in quanto desidero che sia
l’osservatore stesso a risolvere l’enigma annunciato, con
la possibilità di far spaziare la fantasia e cambiare ogni
volta l’interpretazione dello spettatore.
Devo dire la verità: mi diverte molto giocare con i colori, il
rosso, il blu nelle varie tonalità, mettendo a confronto
motivi opposti, creando un contrasto a volte violento
proprio per indicare una frattura tra due dimensioni
temporali: l’epoca “neoclassica” e quella
“contemporanea”, con il recupero di immagini del
passato inserite in strutture geometriche usate anche
come correttivo alla bellezza, mentre sullo sfondo
appaiono scritte inneggianti all’optical art o alla pop art
che completano le fonti di ispirazione.
Praticamente la fusione tra realtà e sogno si esplica
anche nel libero accostamento di materiali diversi: dal
plasticglass alle lame stampate in ottone traforato o alla
carta da parati, che riproducono contenuti onirici e
suggestioni inconsce arricchendo ulteriormente il
complesso impianto compositivo.
Vabbè… certo non erano esattamente queste le mie
“visioni” creative sull’arte in quel 1973, quando a Roma
iniziai il mio percorso artistico, e che, ogni tanto, nei miei
ormai frequenti dormiveglia notturni, oggi spesso mi
tornano alla mente veleggiando tra i bei ricordi del
passato, insieme alla memoria degli anni trascorsi nella
capitale a fare “bottega”, agli amici di quel tempo,
quando l’adrenalina e l’entusiasmo sembravano far
volare le giornate e le interminabili discussioni sui grandi
maestri, mentre si restauravano tele di pittori
dell’ottocento, per la maggior parte sconosciuti, e
scherzando ci si paragonava a loro.
Le visite a Venezia a Palazzo Grassi, per le grandi
rassegne d’arte: Dalì, De Chirico, Paul Delvaux, Max
Ernst… Camminavamo in mezzo alla storia del
novecento quasi in punta dei pied,i per non rovinare
quell’atmosfera irreale che sembrava avvolgerci tutti
quanti.
A distanza di trent’anni, oggi l’arte, come dicevo all’inizio,
è molto cambiata, rivoluzionata dalla pittura alla scultura
all’ installazione. Si incontrano artisti impegnati dalla
figurazione tradizionale al concettualismo, dalla new age
al presenteismo fino al post moderno, filoni che
comprendono ricerche personali, solitarie o di gruppo.
Comunque, a mio avviso, intento primario di ogni pittore,
o qualsivoglia tipo di arte ognuno intenda interpretare, è
quello di raccontare una vita con le sue pene, le sue
gioie, e le sue speranze. L’artista infatti è sempre stato
l’interprete della società e della storia, e ad ogni modo il
fine è sempre quello: che la propria opera possa dare
luce alle persone, e non debba far dire, come per quel
verso di Ungaretti: “ Lasciatemi così”.
blogMagazine online periodicamente pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Pittore e curatore, è nato
nel 1953 a Monfalcone,
dove vive e opera.Dopo
gli studi d’arte, la sua
attività inizia nel 1974 con
llunghi soggiorni a Roma,
dove si applica allo studio
della cromatologia, con
svariate tecniche.
Diego
Valentinuzzi
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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