codice ISSN 2239-0235
numero online dal 10/9/2015 ultimo aggiornamento il 11/12/2015
Il sommario
blogMagazine online periodicamente pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
ANIMA, ARTE,
MERCATO
Mai come ora stiamo vivendo una crisi epocale che ha
investito la società globalizzata. In essa il potere
dominante è gestito dalle grandi reti di informazione, per
lo più americane, che influenzano largamente anche ogni
altro aspetto della cultura. Già Marx sosteneva come la
cultura fosse espressione della classe dominante e
anche l’arte, come momento culturale, non si sottrae a
questo dominio. In questo frangente si è affermato il
mercato dell’arte di oggi, da cui deriva un’arte di mercato.
Si impone dunque quello che è stato definito il sistema
dell’arte in cui l’arte viene piegata alla logica dominante
del nostro tempo, sistema che fa si che anche l’artista
muti il suo ruolo: non più genio prometeico ma
imprenditore di se stesso, gestito, come è stato scritto
“da imprenditori della creatività attenti al marketing e al
pubblico di clienti”. Insomma l’arte si rivolge per lo più ad
un congerie di clienti che la subiscono passivamente.
Hobsbawm ne “La fine della cultura”, accenna come stia
scomparendo il nostro concetto tradizionale di arte
poiché “ l’arte non è più una serie scollegata di creazioni
artistiche personali...”“ “ I grandi nomi diventano spot per
le multinazionali che operano” in tali settori, relegando il
lavoro dell’artista ad un ruolo subordinato e asservito al
mercato. Sistema nefasto per giovani che vengono del
tutto omologati da questi valori imperanti. Jeff Koons,
Damien Hirst , per citarne qualcuno tra quelli più noti ( le
cui opere per lo più chiuse nei musei e nelle case di
ricchissimi collezionisti) hanno acquisito una
autorevolezza mondiale tramite il mercato che ne trae
opportunamente i propri vantaggi a scapito della
cosidetta “artisticità”.
Già Walter Benjamin annotava, nell’epoca della sua
riproducibilità tecnica, come nel venir meno di quell’aurea
e di quella sacralità, l’opera d’arte si disperda nella sua
molteplicità in infiniti luoghi perdendo il suo topos
naturale. Dunque la sua capacità di dar corpo a fantasmi
rendendoli simulacri o feticci dell’originale. Nella copia
tecnicamente costruita l’originale scompare per sempre,
perdendo quella “artisticità” che oggi viene smerciata
nelle innumerevoli mostre, divenendo merce per un
consumo di massa. Prossimità e lontananza svaniscono
e lasciano il posto alla semplice e inerte presenza dei
prodotti di un supermercato perdendo dunque quella
magia e quella verità che le coappartengono. Da tempo
sostengo che dovremmo avere con l’arte un rapporto del
tutto originale. L’opera d’arte deve dunque possedere
quell’incanto, quella misteriosa presenza e lontananza
che la caratterizza, legata a suo modo a quell’origine
ancestrale della espressività umana legata al senso
magico rituale e sacrale dell’esistenza, deve perciò
essere abitata da quell’aura che ne custodisce il senso,
quell’eidos che apre ad un universo di significati, a quella
unicità e a quella autenticità che la contraddistingue,
onde instaurare una esperienza di pensiero tale per cui si
possa raggiungere il senso delle cose.
Dunque poesia e mistero. Una immagine poetica sfugge
alle ricerca di causalità. La novità essenziale di una
immagine poetica pone il problema della creatività.
Attraverso la creatività la coscienza immaginante si trova
ad essere, con estrema semplicità ma anche con
estrema purezza, un origine. Lo spazio colto
dall’immaginazione non può restare uno spazio
indifferente; esso deve essere vissuto con tutte le
possibilità dell’immaginazione. La nostra anima è una
dimora: essa è davvero un cosmo e al pari del fuoco,
dell’acqua, della terra e del dio, ci permetterà di evocare,
nel corso della ricerca, bagliori di sogno e attraverso
quelli, le diverse dimore della nostra vita che si
compenetrano e conservano i tesori della nostra
esperienza.
Pittore nato a Milano nel
1936, si laurea prima in
Filosofia poi in
Paletnologia presso
l’Università degli Studi di
Milano. Negli anni 70 e 80
ha cogestito la Galleria di
Porta Ticinese a Milano
Mario
Borgese
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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