codice ISSN 2239-0235
numero online dal 10/9/2015 ultimo aggiornamento il 11/12/2015
Il sommario
EXPO 2015: APPLE,
PRADA E FERRARI
COME DUCHAMP
L’Esposizione Universale ha aperto i battenti da diversi
mesi ormai. Di parole sull’evento – Èxpo o Expò, a
seconda che siate più tradizionalmente legati all’origine
francese del termine o accogliate con spirito moderno
l’imposizione della lingua dominante oggigiorno – se ne
sono forse già sprecate, ma rassereniamoci: ne avremo
ancora per un po’.
La notizia principale di giugno è stata l’apertura, nel
Padiglione di Israele, dell’esposizione Wheat Is Wheat
Is Wheat del designer Peddy Mergui. Fino al 26 giugno
si sono potuti ammirare prodotti comuni a marchio.
Marchio di lusso. Latte Apple, farina Prada, yogurt
Tiffany, pasta Ferrari, salame Louis Vuitton eccetera…
Una “riflessione artistica” (così dice il sito Expo2015)
sulla “potenza del marketing all’interno dei meccanismi
di consumo”. “Che cosa compriamo effettivamente
quando siamo disposti a pagare un sovrapprezzo per
un brand di farina o di sale da cucina?”, si chiede il
“viaggiatore, designer e artista” Mergui. “Consideriamo il
valore aggiunto in base al packaging o alla qualità del
prodotto contenuto?”.
La scatola è nuova, il contenuto
un po’ vecchio. La firma che
quasi un secolo fa valorizzava un
comunissimo orinatoio era quella
molto più preziosa di tale Marcel
Duchamp. Da quel gesto
provocatorio quanto fulminante
l’arte (o almeno una sua parte)
non sembra essere riuscita a
schiodarsi. Riadattato ai nostri
tempi, il concetto rimane (“non è
importante l’oggetto in sé”),
cambia l’autorità in grado di
elevare l’oggetto dalla banalità
dell’ordinario. Addio artisti, fatevi
avanti giganti del commercio di lusso!
La provocazione che “fa riflettere”, promuove
soddisfatto il sito dell’Expo.
Ora, non so chi legge, ma chi scrive non ricorda una
provocazione che non sia stata “densa”, “innovativa”,
“fenomenale”! negli ultimi decenni. Alziamo le mani al
cielo, compiaciuti quanto gli acuti
recensori: l’arte non si è mai
trovata in stato migliore, pungolo
sapiente contro gli errori-orrori
della società contemporanea, ma
sempre propositivo, utile ed etico.
Bene, ma torniamo a Duchamp.
Mastodontico nel peso che ha
esercitato ed esercita ancora oggi
nell’arte così come nella società;
leggerissimo e agile nel pensiero:
geniale (lui sì e senza virgolette).
Ecco, questo personaggino qui,
che ha rivoluzionato il modo di
guardare l’arte piazzando banalmente un orinatoio in un
museo; questo personaggino qui, diciamo, oggi è
ricordato con una risatina sbrigativa o al più con
un’alzata sufficiente di sopracciglio. Al suo posto
vengono portati in trionfo gli artistucoli più insipidi, le cui
opere hanno dalla loro la più immediata comprensibilità
e regalano il sollievo e la soddisfazione di leggervi con
facilità un messaggio scontato. Poiché ciò che si
dischiude allo spettatore solo con il tempo e con la
fatica non vale la pena; scovare ciò che già si sapeva è
invece molto più gratificante.
C’è un momento, alla fine di un concerto, di uno
spettacolo teatrale, anche di un libro, che dovrebbe
appartenere al silenzio (e non agli affrettati applausi).
Un momento in cui l’anima rimane rapita dalla
vibrazione che ancora profuma l’aria, e sente. E sa. Ci
sono opere d’arte il cui silenzio (intorno) è pregno, e
opere d’arte che sono solo silenzio (intrinseco). Ci si
perdoni la non spiegazione, ma ciò che l’arte ci fa
sentire non si può spiegare. O forse siamo noi che non
ne siamo in grado. Forse noi siamo solo dei vecchi
giovani che rimpiangono un passato superato e non si
accorgono del nuovo, rivoluzionario, che avanza.
In ogni caso, questa è “solo” un’esposizione, anche
divertente da vedere, di moderni orinatoi impreziositi da
molte firme, e può darsi che abbiamo solo sproloquiato.
Ma dato che ormai siamo arrivati qui, permetteteci una
chiusa provocatoria quanto l’arte che piace tanto oggi. Il
caro Duchamp, dopo molti anni prestati all’arte, decise,
così, tutt’a un tratto, di darsi… agli scacchi!
Semplicemente aveva esaurito quello che aveva da
dire. Siccome l’artista francese gode oggi di molti
epigoni (almeno nel risultato, banalizzato), chissà mai
che qualcuno voglia prendere spunto anche da questa
sua decisione finale .
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blogMagazine online periodicamente pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Ilaria Porro , Milano
1992, ha frequentato il
liceo artistico di Brera e la
Scuola d’Arte Applicata
del Castello Sforzesco.
Collabora con il Museo
per la Storia
dell’Università di Pavia e
studia per laurearsi in
Lettere moderne.
Collabora, tra gli altri, con:
Ilaria
Porro
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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