codice ISSN 2239-0235
numero online dal 10/9/2015 ultimo aggiornamento il 11/12/2015
Il sommario
LA MASSA DELL’ARTE,
Guardarsi attorno in un momento storico che
ha perso l’orientamento
C’è un vasto pubblico attorno alle arti visive - o retiniche
che dir si voglia - sempre più in espansione. Ciò non
significa, tuttavia, una maggior comprensione dell’opera
d’arte da parte del grande pubblico, una raggiunta
capacità di lettura e fruizione della gente, ma,
semplicemente, perché è la massa stessa che la
produce.
Oramai le acque si sono rotte con l’effetto di uno
tsunami. Viviamo un momento storico che ha perso
orientamento e identità. Che ognuno di noi provi a dare
sfogo al proprio talento e alla propria creatività come
meglio creda e senza trascurare nessun aggeggio che
la tecnologia ci propina, è sacrosanto, ma sarebbe più
opportuno che lo facessimo con un po’ di coscienza
critica. Il nostro sistema educativo è carente sin
dall’infanzia, perché non si adopera a sufficienza per
uno sviluppo armonico dei due emisferi cerebrali. Poi
l’educazione visiva, a differenza del linguaggio verbale,
che si evolve in forma continua, resta ferma,
mediamente, allo stadio raggiunto verso i dieci/dodici
anni, mentre, secondo me, l’insegnamento della
comprensione dell’arte e della capacità di giudicarla e
apprezzarla, dovrebbe costituire la parte fondamentale
di ogni programma educativo. Se non altro perché
siamo i detentori di una parte consistente del patrimonio
artistico mondiale e perchè i nostri padri costituenti,
avendone capita l’importanza, con lungimiranza l’hanno
fissato in modo chiaro nell’Art. 9 della Costituzione.
Questa situazione sinteticamente tratteggiata si è
diffusa perché è passato il concetto che l’arte può
essere fatta da tutti senza nessun bisogno d’investitura
ufficiale esterna che faccia chiarezza su chi è vero
artista e chi no, e che non occorre avere una
preparazione accademica, conoscere la storia dell’arte,
aver esposto da qualche parte ecc. Trovo semplicistico
sostenere che “i padroni dell’arte” attuali hanno fatto
tutto questo. Mattew Carey-Williams, curatore della
White Cube di Londra, ha definito l’arte un super
business, il più grande mercato senza regole al mondo
dopo il traffico di droga e la prostituzione, poiché il giro
d’affari è aumentato del 564% in meno di dieci anni e
alla faccia della crisi mondiale. Molti, infatti, sono i
protagonisti che hanno contribuito a questo immenso
caos. Basterebbe pensare a quanto succedeva nella
seconda metà del secolo scorso. Eppure l’epoca
avviata con la Pop Art era stata presentata come il
superamento della divisione fra arte e società mediante
l’introduzione di forme e materiali estranei al campo
dell’arte che imponevano l’autonomia, l’autosufficienza
dell’opera. Qualsiasi cosa poteva essere trasformata in
arte, ma per avere validità occorreva il patrocinio e la
legittimazione dei mediatori istituzionali. Tanta
produzione era esclusa a priori perché considerata non
in linea con la visione di questo micropotere fatto di
pochi galleristi, collezionisti e mercanti i quali in sintonia
e con la complicità delle istituzioni pubbliche si
arrogavano il diritto della legittimazione e della
consacrazione di prodotti molto spesso assai discutibili.
Abbiamo assistito a un succedersi di mode abbastanza
effimere in cui fare arte spesso aveva il significato di
cose minime, di delegare a uno specialista-artigiano la
realizzazione di tutto il progetto o di decontestualizzare
un oggetto togliendolo dal proprio spazio originario, o di
risolvere un’opera con una frase, un’idea, un concetto.
Certamente a questo sconvolgimento attuale ha
contribuito notevolmente l’operato della Saatchi Gallery
di Londra, che a differenza o meglio in contrapposizione
alla Tate Gallery, è sorta come un’impresa speculativa
che estendeva la partecipazione al mondo dell’arte al
maggior numero possibile di artisti e considerando i
fruitori come un pubblico di consumatori con una logica
neoliberista. Anche Larry Gagosian dà il suo apporto in
questa panoramica con le sue tredici Gallerie distribuite
su tutto il pianeta e la sua “filosofia” di espansione,
brandizzando sempre i soliti artisti. Esiste una sorta di
“cerchio magico” che decide le quotazioni nelle aste
(con le prevendite assicurate) e le sorti di coloro che
dovranno diventare gli artisti superstar, sempre i soliti
nomi naturalmente, all’interno di un mercato costituito
da collezionisti e mercanti difficilmente distinguibili gli
uni dagli altri. Tra questi, oltre a Peter Brant, troviamo la
famiglia reale del Qatar, i Mugrabi, il gallerista di New
York William Acquavella ecc. E che dire di
un’istituzione come la Biennale di Venezia! L’edizione
del 2013, curata da Gioni, non ha fatto capire nulla su
chi è artista e chi no, cosa è arte e cosa non è. Vi si
trovavano accomunate le figure più disparate: dai
ricercatori agli autodidatti e agli psicopatici, dai
filmmaker ai videoartisti alternativi, dagli antropologi agli
antiartisti o a chi intende trasformare la tecnologia e la
scienza in arte... Tante cose bizzarre, marginali ed
estranee al mondo dell’arte, Moltissime assolutamente
inclassificabili.
Il recente cambio di direzione è stato salutare, con la
svolta di Okwui Enwezor. L’edizione della Biennale
2015, infatti, ha rivalutato la figura dell’artista come
persona colta, quasi sempre ben equipaggiata di titoli
accademici. Vien da fare una riflessione che
spiegherebbe, in parte il problema. L’inutilità di
quest’attività ha conferito una totale autonomia, per cui
l’arte è concentrata su se stessa: gli artisti visuali sono
intellettuali in quanto mirano a sollevare problematiche
d’ogni genere, intenti a creare collegamenti con altre
discipline come la filosofia, la storia, la critica, la politica,
la psicanalisi ed altro ancora. Sostanzialmente l’arte è
autoreferenziale e non ha interesse a suscitare
emozioni. Ma quanto spazio e peso ha oggi la Cultura?
La risposta è superflua.
blogMagazine online periodicamente pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Pittore e scultore, è nato a
Scilla in Calabria.
Laureato in architettura al
Politecnico, vive, insegna
e lavora a Milano
Mario
Benedetto
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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