codice ISSN 2239-0235
numero online dal 10/9/2015 ultimo aggiornamento il 11/12/2015
Il sommario
blogMagazine online periodicamente pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Articolo tratto da
Alessandro
Montesi
Ho ritrovato per caso in rete questo
interessante articolo di qualche tempo fa.
Scusandomi con l’autore per non essere
riuscito ad avvertirlo, ne pubblico oggi
qualche brano per la sua attualità e per la
vicinanza alle tesi del mio blogMagazine.
L’ARTE
CONTEMPORANEA?
UNA BOLLA COME
I SUBPRIME
Quali sono, per grandi investitori con larga disponibilità
di capitale, gli asset (risorse) più sicuri sui quali
investire, durante i periodi di crisi? Analizzando le varie
possibilità si scopre che i titoli di stato, una volta
considerati la forma d’investimento più sicura, oggi si
ritrovano in balia delle forti correnti del mercato e
propongono rendimenti non così sicuri e in balia delle
agenzie di rating. Anche gli investimenti in materie
prime o commodities (le cosiddette “risorse
fondamentali”) navigano in brutte acque dato che,
ormai da alcuni anni, si assiste a un trend economico
molto volatile e strettamente legato ai cicli climatici.
Un’altra forma d’investimento, il mercato azionario,
diventato predominante durante la fase della
cosiddetta “democratizzazione della finanza”, è
diventata un’attività dai rischi altissimi, come
dimostrato dai vari fallimenti di banche e il diffondersi
di titoli “tossici”. Uno dei pochissimi porti sicuri, che
promette rendimenti quasi certi e sopratutto lontano da
rischi e tumulti dei mercati, è rappresentato dal
mercato dell’arte.
Le grandi opere d’arte e il loro mercato non sono
soggetti alle due comuni disgrazie di cui soffrono i
normali beni scambiati sui mercati: deterioramento e
volatilità prezzo (e l’annesso problema di
svalutazione). Se il problema del deterioramento non
riguarda (con le dovute precauzioni) l’opera d’arte,
anche grazie alle moderne e precise tecniche di
restauro, la volatilità del prezzo non rappresenta più di
tanto una minaccia. Come mostrano i trend di mercato,
si può dire che il prezzo di un’opera d’arte (in questo
caso ci riferiamo ai classici da Caravaggio a Dalì
passando per Monet) sia sempre soggetto a un
incremento monotono (cioè sempre crescente).
Diversamente dalla moneta, che può essere sempre
creata e riprodotta dalle banche centrali, un’opera
d’arte è caratterizzata proprio dalla sua rarità e non
riproducibilità. Un grosso problema connesso alla
volatilità del prezzo è quello della svalutazione, che ha
scatenato la caduta dei prezzi delle case durante la
crisi dei mutui subprime del 2007 negli Stati Uniti.
Contrariamente al mercato immobiliare il mercato
dell’arte non sarà mai soggetto a svalutazione, infatti, è
possibile che un Van Gogh, ad esempio “’Vue de l’asile
de la chapelle de Remy” (venduto per 17 milioni di
sterline), perda il 60% del suo valore? Molto difficile,
quasi impossibile.
(...)
Ma anche il mercato dell’arte presenta un lato oscuro.
Mentre l’acquisto degli artisti più affermati e rinomati
come Modigliani, Cézanne o Picasso appartenenti al
mercato dell’arte moderna assicurano investimenti
sicuri con prezzi continuamente crescenti, il mercato
dell’arte contemporanea si presenta con caratteristiche
totalmente diverse. La più grande riguarda l’aspetto
speculativo: per i contemporanei i rendimenti sono più
incerti perché si sta investendo/scommettendo in una
risorsa non materiale e difficilmente valutabile, dato
che si contratta in questo mercato è il probabile talento
dei nuovi artisti emergenti.
L’arte contemporanea, nell’era della
finanziarizzazione dell’arte, rischia di
creare una bolla speculativa, cioè
volatilità molto alta dei prezzi con
una spinta ingiustificata verso l’alto
per poi andare incontro all’inevitabile
crollo. Basta considerare l’esempio
dell’artista Damien Hirst (1965). Il
mercato di Hirst, dopo aver raggiunto
il suo picco nel 2007, è crollato tra il
2008 e il 2010 per poi ritornare, nel
2011, al livello di nove anni prima. Il
suo quadro “Strontium 500” che il 15
maggio 2007 era stato battuto da
Sotheby’s per 1 milione e 496 mila
euro è stato poi rivenduto a 200mila
euro in meno, a 1 milione e 200 mila
euro, il 7 novembre 2011.
Nel mercato dell’arte si sta
assistendo alla metamorfosi delle
opere in titoli derivati (come opzioni o
swap) dove si scommette su un
futuro rialzo del prezzo relativo a un
giovane artista. Lo scopo è rivendere
in futuro, quando il giovane diventerà un artista
affermato. L’arte della finanza si trasforma così nella
finanza dell’arte. L’opera è paragonabile ad una merce
o strumento finanziario scambiabile con un alto valore
per gli hedge found e fondi di private equity (che sono
tra i pochi ad avere somme di denaro da investire in
opere d’arte).
Il mercato dell’arte contemporanea, dopo una forte e
parzialmente giustificata caduta (a causa della crisi
finanziaria iniziata negli Usa nel 2007) nel periodo
2008, sta vedendo fluttuare le sue quotazioni
raggiungendo “strani” risultati di crescite e di cali...
C’è forte volatilità, primo segnale d’allarme dello
scoppio di una bolla speculativo. Confrontando
l’andamento dei prezzi dei titoli nel mercato dell’arte
con i prezzi relativi dei titoli dei mutui subprime è facile
notare che il trend dei due mercati è molto simile.
Dopo l’apice raggiunto nel 2006 e il suo conseguente
crollo del prezzo delle case, il 2007 è coinciso con la
crisi dei subprime e lo scoppio della bolla speculativa
immobiliare.
(...)
Oscar Wilde nel suo saggio “Il critico come artista”,
individuava uno scontro tra artista e critica, e scriveva
che «la critica è più creativa della creazione» e quindi
è quest’ultima ad attribuire valore all’opera d’arte. Oggi
però, oltre l’artista e il critico, c’è un terzo “attore” che
gioca un ruolo fondamentale nella creazione del valore
di un’opera: il mercato.
Grandi fondi d’investimento e case d’arte, investendo
nell’arte contemporanea puntano sul guadagno nel
breve periodo, quanto invece un’opera d’arte può
essere ritenuta tale solo «consegnandosi alla distesa
dei tempi», almeno per il filosofo ermeneuta Hans
Georg Gadamer. L’opera d’arte non è solo merce, ma
un piacere, un desiderio e un attrazione che non può
essere soggetta alle forze dei mercati e degli
speculatori. Le perdite relative al possibile scoppio di
una bolla speculativa non implicherebbero solo perdita
di valore ma anche una perdita di creatività.
Come diceva la gallerista milanese Claudia Gian
Ferrari: «Se l’arte non è amata, prima o poi si
vendica».
riContemporaneo.org
opinioni, riflessioni, polemiche e proposte sull’arte contemporanea
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