codice ISSN 2239-0235  
numero  online dal 10/9/2015                                      ultimo aggiornamento il    11/12/2015
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Il sommario
LA DIMENSIONE ARTISTICA DEVE CONIUGARSI CON QUELLA MORALE La lettura di queste pagine del Maestro Guzzardella può essere divisa in due parti del resto strettamente connesse tra loro. La prima è una desolata analisi sulle condizioni della pittura e della scultura contemporanea così come appaiono nell'età della totalizzazione sociale dell'economia. La seconda è la rievocazione del costume artistico che ha formato gli autori più importanti della nostra tradizione pur nella loro ovvia individualità. Nelle pagine di analisi si parla della condizione dell'arte. Ma si potrebbe allargare il discorso alla letteratura, alla poesia, alla filosofia. La prima (con eccezioni) dipende dalla catena grandi editori commerciali, grande distribuzione, pubblicità: cioè confezione di un oggetto di mercato. Il che conduce l'autore a diventare un produttore di oggetti adatti a questo scopo e quindi a intrattenere il lettore. Non esiste più una letteratura che scopre il mondo quando lo narra. Credo che alcune opere di Mann oggi faticherebbero a trovare l'editore. La poesia in genere é buona e aperta ma vive in una specie di apartheid sociale e in una sorta di clandestinità. La filosofia ha due destini prevalenti: o diventa specialismo universitario quindi vive in un circuito corporativo o anch'essa diviene spettacolo. Queste osservazioni generali mostrano che letteratura, poesia, filosofia hanno una circolazione mercantile così radicale da trasformare il loro senso tradizionale. Nel discorso di Guzzardella questo tipo di analisi e le sue conclusioni "ripetono" la struttura dell'analisi che ho proposto. Guzzardella vede con chiarezza tutti gli effetti che provoca a livello dell'arte la dimensione totalitaria del mercato. La promozione, la diffusione, la commercializzazione divengono gli elementi decisivi di scelte stilistiche arbitrarie, di un'attività artistica priva di valore proprio, di commenti mistificati. Questo è il ciclo della perdita della dimensione autonoma dell'arte: rispetto a questo ideale risolutivo ci troviamo in una dimensione opposta. Nella scultura contavano: spazio, volume, memoria, interpretazione, destinazione, invenzione, abilità d'esecuzione, ricerca. Queste condizioni appartenevano all'artista con una sua specificità intellettuale ed emotiva nella sua relazione con il mondo. Oggi questi presupposti sono in larga parte perduti. In questo concordo con Guzzardella. Vorrei solo aggiungere che resta uno stacco per "ripetere" l'eredità della migliore tradizione. Il problema è che la dimensione artistica deve coniugarsi con quella morale. E qui ognuno ha la sua responsabilità individuale e collettiva, così che l'impegno dell'arte diviene spesso faticoso e solitario. (dalla prefazione di Fulvio Papi)
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Achille Guzzardella
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Achille Guzzardella Lo scultore ha il potere di trasferire il suo pensiero nella forma Editore Elsa Milano pagg. 64
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