INTERVENTI
SOMMARIO
RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA
Una lettera a Babbo Natale
23 dicembre 2012
Caro Babbo Natale, questa letterina non te la scrive un bimbo,
ma un pittore adulto (che forse proprio perché artista è
rimasto un fanciullo).
Ti chiedo di portare a tutti i pittori figurativi che ancora
dipingono un pennello d'oro che serva solo per firmare le loro
opere. Così che quel metallo attiri sempre più acquirenti.
Ti chiedo di portare a tutti i galleristi un sacchetto magico che,
aprendolo, gli faccia venire la voglia di investire su pittori
sconosciuti e di qualità.
Ti prego di portare ai critici una penna a forma di Bocca della
Verità, affinché scrivano non solo in base alle mode di
successo ma anche sapendo riconoscere e denunciare i
prodotti scadenti e le bufale spesso spacciate per
profondissime opere di arte contemporanea.
Ti prego di portare a tutti gli assessori alla cultura un poco di
competenza e di sano giudizio, così eviteranno di favorire solo
i soliti noti.
A tutti quelli che annegano pesci in formalina, quelli che
appendono bimbi di plastica agli alberi, a quelli che invece dei
muri imbrattano le tele con i medesimi scarabocchi, a quelli
che imitano Duchamp e, dopo un secolo, continuano a
chiamarsi avanguardia, porta pure del carbone! Spero che le
miniere, su al Polo Nord, ti bastino...
Insegnare pittura
10 dicembre 2012
Questa volta ho telefonato a Francesco Hayez per raccontargli
il lamento di un mio ex studente, alle prese con l'Accademia di
Brera. Dice Alessandro, il mio ex studente, che sta inseguendo
i professori in quanto deve trovare non uno ma ben 2 relatori
per la sua tesi. Il regolamento dell'Accademia prevede che i
due relatori devono essere per forza uno teorico e l'altro
pratico. Il problema principale è che i prof a contratto non
possono essere relatori in quanto l'anno successivo
potrebbero non esserci, e i professori di ruolo sono davvero
pochi. Alessandro è disperato perché si trova a dover
consegnare la tesi con due relatori, necessariamente di ambiti
diversi, entrambi di ruolo, entro il 20 dicembre. Ma alcuni
professori fanno lezione solo nel secondo semestre ed è
quindi praticamente impossibile reperirli e, come se non
bastasse quei pochi, pochissimi professori di ruolo, dopo che
Alessandro li contatta dicono "Mi spiace ma accetto solo 5/6
laureandi per anno, quindi non posso accettare altre tesi".
Matematicamente nel corso di Alessandro ci sono circa 20
professori di ruolo; ognuno degli studenti ne necessita 2 e
ognuno di loro non prende più di cinque studenti. Il risultato è
che l'esame potranno darlo solo 50 studenti. Peccato che al
corso, ogni anno, ci siano circa 150 iscritti, e potete quindi
immaginare quanto sia difficile ottenere le firme dei
professori, per non dire impossibile. L'impressione è che
sembra più un "fare ciò che si riesce con la gente che si trova"
piuttosto che un vero e proprio "lavoro finale dove mostrare le
proprie capacità" come dovrebbe essere. Per non parlare della
rabbia di alcuni compagni di Alessandro che rischiano di
dover andare fuori corso per colpa di questa mancanza di
professori.
Hayez è stato un po' in silenzio, poi mi ha detto che non capiva
bene. Gli ho spiegato che oggi da noi in Accademia esiste una
cosa chiamata burocrazia. E Hayez stupito: "Ma non si
insegnava pittura?".
Le fusioni
6 dicembre 2012
So che non ci crederete, ma stamattina ho telefonato a
Michelangelo per informarlo di questa notizia (vera! cfr. Il
giornale dell'arte, n. 325, nov. 2012): quando Degas muore nel
1917 vengono trovate nel suo studio 74 sculture in cera, gesso
e creta. Sono del tipo de La petite danseuse de quatorze ans.
Nel 1919 gli eredi autorizzano la produzione di 22 serie di
bronzi presso la fonderia Hébrard per un totale di 1.628 statue.
Nel 1955 la fonderia Valsuani subentra alla Hébrard e realizza
altre 600 copie in bronzo. Ma la famiglia Hébrard ritrova i
"master" con cui erano state realizzate le prime copie nel 1919.
Sono altri 72 esemplari che vengono venduti al collezionista
americano Norton Simon. Non si sa bene come, ma nel 2001
ricompaiono i gessi originali presso la fonderia Benatov che,
nel frattempo, aveva rilevato la Valsuani. Benatov produce 29
serie di bronzi per un totale di 2.146 statue. Insomma, dalla
morte di Degas, sono diverse migliaia le statue tipo Petite
danseuse.
Il 20 giugno scorso, una versione "piccola" della Petite
danseuse è stata venduta da Christie's a Londra per 2,8 milioni
di sterline (circa 3,5 milioni di euro). Fatevi voi la
moltiplicazione per tutti gli esemplari fusi nel secolo scorso.
Quando l'ho detto a Michelangelo si è inc... pardon, arrabbiato
di brutto. Ma come? Voi moderni producete anche da morti? E
poi, che cifre! Forse ho sbagliato a nascere nel
Rinascimento...
Prima che io riuscissi a balbettare qualche spiegazione, mi ha
messo giù il telefono.
Arte e pescecani
4 dicembre 2012
Non so se sia vero, ma uno storico dell'arte molto colto e
brillante mi ha raccontato questo episodio: l'acquirente del
pescecane in formalina di Hirst si è lamentato perché, dopo un
po' di tempo, il pescecane si squamava... Visto che l'aveva
pagato 9.561.250 sterline (avete letto bene: nove milioni e rotti
di sterline!), ha protestato col gallerista che gliel'aveva
venduto. Il gallerista ha proposto di rivestire la povera bestia
con polistirolo colorato, a imitazione della pelle del
pescecane. Ma i consulenti chimici del collezionista glielo
hanno sconsigliato. Infatti, dopo poco tempo, anche il
polistirolo avrebbe potuto degradarsi. La pensata è stata allora
quella di prendere un'altro pescecane nuovo di zecca per
sostituire quello vecchio. Sono andati in Polinesia, dove ne
vivono esemplari più o meno simili nelle misure a quello
dell'opera di Hirst. Ai pescatori hanno chiesto di prenderne
uno, ma i pescatori erano titubanti. Pensando fosse una
questione economica a renderli perplessi, promisero: "Vi
paghiamo", dissero, "ed anche tanto". Ma i pescatori
risposero: "Non è quello il problema. Il fatto è che domani non
sapremo più se saremo ancora pescatori o saremo diventati
artisti anche noi".
I gridolini di A.B.O.
20 novembre 2012
Sulla prima pagina de "Il Giornale dell'arte" (n.325) in edicola
in questi giorni, compare una rubrica intitolata "Il tallone di
Achille" a firma A.B.O (Achille Bonito Oliva). L'inventore della
Transavanguardia sfoggia in questo spazio le sue notazioni
ironiche e le sue "scoperte". Oggi afferma d'aver individuato
una rivoluzionaria novità nel mondo dell'arte che realizzerebbe
addirittura la profezia di Nietzsche sulla "vetrinizzazione del
mondo" [sic]. L'avveramento profetico del filosofo è
individuato da A.B.O. nel fatto che tutte le vetrine della Regent
Street a Londra erano segnate dai "pois" dell'artista Yayoi
Kusama. La stessa artista era presente in diverse sagome
all'interno delle vetrine a garantire borse, scarpe ed altro.
A.B.O. emette gridolini d'ammirazione per la novità assoluta
sostenendo così che Kusama mette in ombra le fiere dell'arte,
ed ogni altra attività degli artisti di ogni genere, più o meno
giovani.
A.B.O. accompagna la sua rubrica con una sua foto in cui si
mostra attraverso un fotomontaggio tra il suo viso ed un
famoso autoritratto di Andy Warhol. Senza sapere, quindi, che
quest'operazione delle opere in vetrina è vecchissima. Proprio
i pop artisti americani l'avevano già fatta (Roy Lichtenstein ,
Andy Warhol ed altri) nelle vetrine di Bonwit Teller a New York
nel 1961 assieme a borse, cappellini e vestiti. Nulla di male:
anch'io, come tanti nella storia, talvolta saccheggio le opere
del passato. Ma quando lo faccio non grido stupito ed
orgoglioso inneggiando alla mia acuta visione e non affermo
l'assoluta mia originalità. Tantomeno scomodo i filosofi.
La maestra e la nipotina
10 novembre 2012
L'altro giorno ho portato la mia nipotina (9 anni) a vedere una
collezione di arte contemporanea. Non vi dico quale museo e
neppure l'artista che ha attirato l'attenzione della bambina, ma
capirete lo stesso. L'opera in questione era una carta
geografica con tutti i nomi delle città e dei mari cancellati col
pennarello. La mia nipotina la vede e dice: "Nonno, anch'io
l'altro giorno a scuola ho pasticciato una cartina geografica
sul mio sussidiario, ma la maestra non l'ha appesa al muro".
Solita risposta del nonno che vuole evitare spiegazioni
difficili: come facevo a dirle cos'è la "decontestualizzazione"?
Allora le ho risposto: "Vedrai, quando sarai grande, capirai". E
lei: "Ma nonno, la maestra mi ha sgridato e mi ha dato
quattro!" Ed io: "Allora parlo io con la maestra e le dico se,
alla fine dell'anno, può regalarmi il registro. Cosi il nonno
cancella il quattro e... finisce al museo!"
Ernst il profeta
6 novembre 2012
Ho letto con avidità il testo di Jean Clair "L'inverno della
cultura". Nonostante la sua argomentazione dirompente, temo
che per l'arte contemporanea non cambierà più nulla. Sentite
questa:
"La vera bravura artistica non è mai stata molto diffusa. Ciò
che distingue l'arte del passato dalle "mode aleatorie" dei
nostri giorni è che un tempo nessuno si sognava di
paragonare l'arte a un pullman. Le immagini avevano una
funzione sociale più comprensibile, anzi, se mi sono concesse
le parole, più "naturale" o più "organica"; non venivano
semplicemente esposte in mostre e musei come segni dei
tempi, o [...] per prepararci alle sorprese della vita in un'era di
cambiamento. Finché l'arte ebbe scopi comprensibili, non fu
mai difficile capirla. Nel declino delle sue funzioni si cela
sicuramente un problema storico, e nell'assenza di una
nicchia ecologica per l'arte nella vita odierna si cela un
problema sociale ancora più urgente. La propaganda che
attornia l'arte, il tentativo di convincere l'uomo della strada ad
accettarla sulla parola, i legami con il mondo degli affari, la
tendenza a formare conventicole, la solitudine degli artisti che
rifuggono dal carrozzone, tutto ciò spiega il panorama
artistico odierno molto meglio della presunta psicologia del
nostro tempo".
Questo testo è del 20 giugno 1968 ed è stato pubblicato sul
"New York Review of Books". L'autore è nientemeno che Ernst
Gombrich, storico dell'arte tra i più grandi del mondo
anglosassone. ...e non è successo niente!
Cinquant'anni dopo, quasi quasi,cadono le braccia.
L’uovo di De Chirico
3 novembre 2012
Ho incontrato un pittore dilettante che usava colori
fluorescenti, tipo cartello stradale e sosteneva d'aver
inventato una nuova corrente. Gli ho chiesto se per caso
usasse colori (appunto) fluorescenti. Mi ha risposto che era un
suo segreto.
Ecco il modo migliore per scoprire i dilettanti dai veri artisti. E’
una storia che mi raccontò Gabriele Mucchi (lo conoscerete
senz'altro: ci ha lasciato a 103 anni: la pittura fa bene alla
salute!). La storia è questa: Mucchi se ne stava al bar con De
Chirico a Parigi negli anni '30, quando si avvicina un giovane
di buona famiglia e dice a De Chirico: "Maestro, io ammiro
tantissimo le sue tempere all'uovo". "Grazie", rispose De
Chirico. "Si, però, vede maestro", insistette il giovane "anch'io
faccio tempere all'uovo, ma non mi vengono come le sue". E
De Chirico: "Ma tu l'uovo lo usi?". "Si, anch'io ce lo metto",
rispose il ragazzo "ma i miei lavori non vengono come le sue
tempere. Forse lei ha un segreto che non mi vuole rivelare". E
De Chirico rispose: "No, gli artisti veri non hanno segreti: sai
qual'è il vero problema? È che io non posso proprio darti la
mia gallina".
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