INTERVENTI
SOMMARIO
RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA
Tutto va bene e la Cina è
vicina
4 settembre 2013
"In verità, credo che ciò che chiamiamo arte sia destinato a sparire o a
diventare irriconoscibile" (Paul Valéry in una lettera a Gide, 1902).
"Ogni uomo è un artista; tutto ciò che fate è arte" (Joseph Beuys,
1968).
"La modernità pretende di promuovere l'avvento dell'idea di arte pura,
risparmiandosi però la scocciatura di realizzare opere e la fatica di
essere artisti" (Jean Clair, Breve storia dell'arte moderna, 2011).
Ottimo programma. Infatti al Palazzo delle Esposizioni di Roma era in
corso fino al 21 luglio 2013 la mostra "Empire State". Tra le opere
esposte spiccava quella di Nate Lowman (nato a Las Vegas nel '79). Il
titolo dell'opera è "Whatever" (qualsiasi cosa). Consiste in un quadro
dal fondo grigiastro con all'interno la scritta "Whatever!" (col punto
esclamativo). Notare che è appeso per un angolo così da non
sembrare un quadrato ma un rombo (mamma che brivido!).
Allora sotto ragazzi... Possiamo tutti essere artisti internazionali.
Senza competenze o passioni. Senza conoscenze o sensibilità
estetiche. Senza pretese di contenuto. Basta forse solo avere buoni
amici.
Per esempio... Nel 1998 viene conferito ad Arturo Schwarz il "Diploma
di Prima Classe con Medaglia d'oro ai Benemeriti della Cultura e
dell'Arte" dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, su
segnalazione di Walter Veltroni.
Da un eminente e colto esponente del mondo dell'arte come Schwarz
ti aspetti allora segnalazioni di artisti che siano all'altezza della sua
meritata fama di studioso dell'arte contemporanea. Invece, a mio
parere, anche lui ormai segue le mode: l'ultima è quella di considerare
di altissima qualità qualsiasi cosa venga fatta da un sedicente artista
purché sia cinese. È il caso di Wang Guangyi che produce opere
utilizzando le immagini del realismo socialista cinese dell'epoca di Mao
su cui appone le scritte dei più noti marchi occidentali (oggi si dice
brand per essere attuali) : Coca-Cola, Gucci, Walt Disney, Marlboro,
ecc. Niente di più retorico e scontato che appare come una critica
elementare buona per contestatori poco acculturati fermi alla noiosa
ampollosità degli anni '70.
Invece sentite come lo descrive Schwarz: "Un personaggio di spicco
nel panorama internazionale contemporaneo, vive l'arte come
occasione per avvicinarsi alla realtà storico-sociale e per scoprire i
contenuti dietro fenomeni di kantiana memoria. Un approccio, il suo,
che richiama l'estro e la profondità di Courbet, Breton e Duchamp."
Ormai lo sapete, ho una linea telefonica trascendente: ho telefonato a
Kant. Dopo avergli spiegato chi fossero Courbet, Breton e Duchamp,
gli ho mandato per fax le opere di Guangyi . Mi ha detto di non
prendermela e di non farci caso, poi ha aggiunto che non aveva tempo
di discutere attorno a dei manifestini. Ho allora chiamato Courbet e
anche a lui ho mandato il fax con le opere di Guangyi : non ho fatto in
tempo a chiedergli un parere. Mi ha buttato giù il telefono.
Se volete comunque dare un'occhiata ai suoi lavori qui c'è il link:
Wang Guangyi
Artisti e santi
7 agosto 2013
L'altro giorno ero a Verona per illustrare le bellezze della Basilica di
San Zeno ad un gruppo di imprenditori. Siccome non la ritenevo degna
di particolare considerazione artistica, ho trascurato l'urna di cristallo
dove riposa il corpo di San Zeno nella splendida cripta che sta sotto
all'altare.
Ieri ho appreso che il MoMA di New York ha accolto la performance di
Tilda Swinton (vedi): si tratta della stessa Swinton che, vestita di tutto
punto, mani incrociate sul grembo, occhi chiusi, riposa in una teca di
cristallo Tilda naturalmente è viva e fa finta di dormire. Il pubblico è
numerosissimo e i fotografi da cellulare si sprecano. È la stessa
performance che Tilda aveva già proposto alla Serpentine Gallery di
Londra e altrove.
Ho telefonato a San Zeno che mi ha pregato di avere misericordia:
"Cosa vuoi", mi ha detto, "i copioni in arte sono sempre esistiti". "Ma
allora", gli ho risposto, "anche tu sei un artista d'avanguardia
contemporanea". "Per favore!", mi ha ribadito, "non essere empio.
Siete voi mortali che non riconoscete più il divino. Credete ormai a
tutto, meno che alla vera fede!". E mi ha buttato giù il telefono. Allora
ho capito: lui non è contemporaneo: è immortale! O forse anche San
Zeno non s'intende d'arte contemporanea...
Il nudo e la pipa
8 luglio 2013
A volte la critica d'arte che vuole trovare ad ogni costo un senso nelle
opere che magari non l'hanno, ottiene effetti davvero esilaranti. Parlo
di Giorgio Guglielmino, diplomatico italiano, collezionista d'arte
contemporanea e commentatore ne "Il Giornale dell'Arte", che
visitando e commentando la mostra dell'artista tedesco Stephan
Balkenhol alla galleria Bonomo di Roma, si sofferma ammirato di
fronte ad una fotografia che ritrae l'artista mentre, fumando una
sigaretta, osserva una propria scultura che rappresenta una donna
nuda. Così commenta Guglielmino: "La stessa sigaretta accesa,
secondo uno stereotipo che appare però appropriato, sembra alludere
ad un successivo o precedente contatto fisico con la donna. Anche il
momento della creazione può essere eccitante".
Ora sappiate che io, spesso, dipingo nudi. Cosa direbbe Guglielmino
visto che io fumo la pipa?
Nudi alla meta
1 luglio 2013
Al Britsh Museum di Londra è in corso una mostra dal titolo "Shunga",
termine giapponese che significa "immagini di primavera". La notizia è
che la mostra è vietata ai minori di 16 anni. Il museo ha imposto la
restrizione ai visitatori in quanto si tratta di arte giapponese che
rappresenta attività amorose molto esplicite ed alcune molto originali.
Ad esempio è esposta l'opera Tako to ama, che non è una traduzione
in brianzolo di una dichiarazione d'amore, ma è un'opera di Hokusai
(quello delle famose onde del mare) che ritrae una fanciulla avvolta da
un polipo che le dedica più di un'attenzione disponendo di molti
tentacoli.
L'esibizione del nudo in arte non smette mai di suscitare pruriti e
moralismi: oggi a Londra, ieri Jeff Koons e la Cicciolina alla Biennale di
Venezia di qualche anno fa. Storia antica che affonda fino al
Rinascimento (ricordate le polemiche tridentine sui nudi di
Michelangelo?). Anche i Musei Vaticani hanno provveduto nei secoli a
coprire con foglie d'edera o di fico le "vergogne" delle statue antiche,
tanto che una turista inglese, non particolarmente attrezzata in storia
dell'arte, ammirando quelle "coperture" ebbe ad esprimere un
desiderio: "Verrà alla fine l'autunno e cadranno le foglie!"
Pane al pane...
12 giugno 2013
Ricorderete che Charles Saatchi aveva dichiarato lo scorso anno che
l'arte contemporanea altro non è che paccottiglia incomprensibile,
acquistata da eurocafoni. Ebbene, forse profeta è stato lo scrittore
Miles Kington (1941-2008) che su l'"Independent" così aveva scritto un
giorno: "L'arte è ciò che Saatchi & Saatchi riescono a far credere al
pubblico che sia arte. L'arte è qualcosa che sta appeso ai muri da
Sotheby's".
Nel secolo scorso il filosofo tedesco Walter Benjamin, alla domanda di
cosa fosse artistico oggi, rispondeva: "Quello che così viene
chiamato".
Perché - dunque - non possiamo chiamare uno straccio "straccio" e
una ragazza che si spoglia alla Biennale "strip-tease"? Perché?
(vedi il box qui sotto...)
La Biennale e le cene eleganti
31 maggio 2013
Riproposta all'attuale Biennale di
Venezia di Massimiliano Gioni e dal
Padiglione Italia di Bartolomeo
Pietromarchi la vecchia (1973)
performance "Ideologia e natura" di
Fabio Mauri. Si tratta di una ragazza
vestita con la divisa di Giovane
Italiana del ventennio fascista, che si
spoglia completamente e poi si riveste
da capo. Poi di nuovo si spoglia e
quindi si rimette la divisa. E così via
di seguito più volte. Nulla da dire: la
ragazza è anche seducente e carina, con questo tipo d’opera non
ci si annoia mai. Solo mi è venuto un dubbio: che le cene di
Arcore con ragazze prezzolate in divisa da poliziotto o infermiera
fossero in realtà "eleganti" happening del maestro Berlusconi,
raffinato nuovo artista concettuale?
(Clicca l’immagine e guarda il video dell’evento: il commento
della giornalista di Repubblica è a tratti quasi esilarante!)
Il santo padiglione
17 maggio 2013
Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, si è lamentato per
le costruzioni delle nuove chiese di Roma, realizzate dagli
architetti contemporanei, che, a suo parere, sembrano dei
magazzini di merci e non invitano a pregare.
Paolucci è però il medesimo esponente che si è profuso in
commenti positivi sulle opere che il Vaticano propone per il suo
primo padiglione alla Biennale di Venezia, diretta quest'anno
come si sa da Massimiliano Gioni. Tra queste spicca l'opera di
Lawrence Carrol, che consiste in un grande pannello con un
garbuglio di fili elettrici da cui pendono alcune lampadine
accese.
Chissà se guardando l'interruttore dell'opera potranno sorgere
nello spettatore sentimenti di pio raccoglimento... In ogni modo
non si può negare che Paolucci non abbia realizzato un bel
cortocircuito artistico.
La morte dell’arte?
27 aprile 2013
Peter Greenaway, il regista britannico cult, ha affermato che il
cinema è morto. Lui afferma che la tecnica cinematografica
dovrebbe occuparsi solo della grande pittura del passato e
mostrarla in 3D.
Mi viene in mente che anche Hegel aveva detto che l'arte era
morta e che l'unica espressione che meritava l'appellativo di
artistico era la produzione pittorica del passato.
Anni fa si teorizzò anche la morte del romanzo giudicata come
forma letteraria del passato.
Poi venne Nietzsche che teorizzò la morte di Dio.
Oggi abbonda l'espressione della "morte delle ideologie".
In questo panorama di funerali mi viene in mente quella famosa
intervista a Giacometti da parte di un giornalista francese che
chiese al maestro un suo parere sulla teoria della morte dell'arte.
Giacometti rispose: "Si, l'arte è morta". E tacque. Il giornalista
insistette perché con quella sola laconica risposta non sarebbe
riuscito a costruire il suo pezzo, e richiese: "Dunque l'arte è
morta, maestro?". Giacometti, spazientito, rispose: "Si l'arte è
morta! E adesso mi lasci in pace perché devo tornare a
dipingere".
Nudo a 5 stelle...
22 aprile 2013
L'anno scorso sono stato a visitare la mostra "Madame Fisher" a
Palazzo Grassi. Un'opera consisteva in una fanciulla (viva e vera)
completamente nuda, sdraiata su una pedana bianca.
Per non risultare qui sgradevole, vi dirò che il mio sguardo si è
rivolto nella medesima direzione che ha il musicista nell'opera di
Tiziano "Venere e organista". Visto che la fanciulla non si
scomponeva ho pensato di rivolgerle la parola. Subito un
guardiano della mostra mi ha interrotto dicendomi: "È inutile
che le parli. Non le risponderà mai". Dopo quasi un anno di
riflessione ho finalmente capito: la fanciulla ha votato senz'altro
per il Movimento 5 stelle.
Pinocchio
18 marzo 2013
Gino De Dominicis, ci ha lasciato 15 anni fa. Come saprete, in
vita, l'artista non ha mai voluto che le sue opere fossero
pubblicate in cataloghi o che su di esse fossero pubblicati saggi.
Ora assistiamo ad un processo che vede il sequestro delle sue
opere esposte in una mostra curata da Sgarbi a Venezia (con
relativo catalogo!). I contendenti sono da una parte Maurizio
Calvesi ed Emilio Mazzoli (i quali sostengono che le opere
esposte a Venezia sono dei falsi) e dall'altra, insieme a Sgarbi,
Luigi Koelliker, proprietario delle opere denunciate.
Mi è venuto allora alla mente l'opera più famosa di De Dominicis:
quel grosso teschio con un naso lungo lungo, come quello di
Pinocchio. Quando ho telefonato nell'al di là, De Dominicis mi ha
detto: "Ecco, vedi, nel contemporaneo sappiamo che è facile
produrre opere considerate d'arte perché non c'è più la necessità
della maestria. Ma ora scopro che non ci sono solo i furbetti, ma
anche i bugiardi".
Le donne sono tutte uguali
10 marzo 2013
L'altro giorno ero in compagnia di un amico che mi aveva
chiesto di incontrarlo perché era giù di morale. Era stato
piantato dalla sua fidanzata. E non era la prima: anche le tre
ragazze precedenti l'avevano piantato in asso. Era proprio
inconsolabile. Le ho provate tutte: birra, vino, whisky, niente da
fare. Continuava a ripetermi: "È inutile, le donne sono tutte
uguali!". Ed io a cercare di spiegargli che prima o poi sarebbe
spuntata una donna diversa da quelle di prima. Ma lui cocciuto,
insisteva: "Le donne sono tutte uguali!". Non sapevo più come
consolarlo.
Poi mi è venuta un'idea: l'ho portato a vedere una mostra. Siamo
così andati alla Triennale a Milano dove, tra le altre, era esposta
l'opera di Jamie McCartney. Il titolo era "The Great Wall of
Vagina". Si tratta di quasi dieci metri di calchi in gesso di sessi
femminili. Tutti diversi. Il mio amico non ne voleva sapere di
essere distratto dall'arte; continuava a ripetere che le donne
sono tutte uguali. Ne ho concluso: il mio amico non sta
soffrendo solo pene d'amore; il fatto è, soprattutto, che proprio
non s'intende di arte contemporanea...
Dilettanti e professionisti
4 marzo 2013
L'altro giorno ho assistito ad un colloquio tra due pittori: un
dilettante e un professionista. Per la privacy il professionista lo
chiameremo Brambilla.
Dice il dilettante: "Sono stupito della tua bravura. Ma dimmi, tu
usi forse il proiettore?"
Brambilla: "Sì talvolta, quando le tele sono molto grandi"
Dilettante: "E usi anche la fotografia?"
Brambilla: "Spesso"
Dilettante: "Adesso capisco!"
Brambilla: "Ma cosa c'è da capire? Anche Caravaggio, che non
ha mai fatto un disegno, usava i doppi specchi, anche Vermeer
usava la camera scura, per non parlare dei vedutisti veneti: tutta
camera scura. Ingres, invece, usava la camera lucida, e le fonti di
Degas sono quasi tutte fotografie. Sai qual è il problema vero? È
che dopo bisogna saper dipingere come Degas, Vermeer ,
Caravaggio o... Brambilla!"
Il cantante e il bandito
18 febbraio 2013
A Palazzo Reale di Milano è ospitata in queste settimane una
mostra di quadri di Bob Dylan, presentata da Francesco Bonami.
Si tratta di una serie di tele che, se l'autore non fosse il celebre
musicista che è, potrebbero sembrare quelle di una qualsiasi
rassegna di provincia.
Leggendo la presentazione dell'infiammato curatore apprendo
che, nell'osservare i quadri, si "scivola dentro un'atmosfera di
tensione e violenza"! Mi è allora venuto in mente, così, che
anche Luciano Lutring (sì proprio lui, l'ex bandito) è stato
diverse volte celebrato come pittore a Milano in prestigiose
gallerie. Ricordate? per nasconderci il suo fucile mitragliatore lui
usava la custodia di un violino.
Ora ho capito perché i miei dipinti non sono a Palazzo Reale o in
prestigiose gallerie milanesi: da piccolo suonavo l'ocarina e
avevo solo una una pistola ad acqua…
Sassi e diamanti
6 febbraio 2013
L'altro giorno rientravo dalla Svizzera dove ero stato per
acquistare il mio tabacco che là costa la metà. Alla dogana mi
fermano perché avevo nel bagagliaio un mio piccolo quadro. Il
doganiere mi chiede di chi è il quadro. "È mio". "Appunto, ma se
fosse un Picasso?". "Guardi che ho detto che è mio perché l'ho
dipinto io". "E chi me lo garantisce? Lo sa che se è un Picasso
deve dichiararlo e pagarci la tassa d'importazione del 10%?".
"Ma non lo vede? (gli dico) È dipinta una donna sdraiata che
sembra vera, con le terga ben esposte e una camicia rosa. Mica
dipinge così Picasso!" "Sarà come dice lei, ma intanto mi
favorisca i documenti". Dopo dieci minuti ritorna e mi lascia
andare. Dopo le risate in macchina con mia moglie, mi è venuto
in mente quello che è capitato a Massimo Di Carlo, presidente
dell'Associazione Nazionale Galleristi d'Arte Moderna. Alla
dogana di Malpensa i doganieri volevano far pagare a Di Carlo
una tassa d'importazione del 20% perché non credevano che
quello che stavano giudicando fosse un'opera d'arte. Dopo
un'interminabile giro di telefonate (Sovraintendenze, esperti e
quant'altro), finalmente acconsentono a far pagare il 10%
previsto per le opere d'arte.
Vi chiederete cosa fosse l'oggetto che rese increduli i doganieri.
Semplice: era un mucchietto di sassi. Si trattava di un'opera di
Richard Long.
La prossima volta che torno da Lugano mi porto un mucchio di
diamanti e gli dico che è un'opera di Damien Hirst! Vediamo se
mi fanno lo sconto del 10%...
La macchia
4 febbraio 2013
È capitato a tutti di assistere ad una vendita televisiva di opere
d'arte. Sono trasmissioni solitamente notturne e, per effetto del
torpore che ci prende in quelle ore, diventiamo più tolleranti nei
confronti del linguaggio con cui vengono presentate le opere. Ma
se provassimo ad ascoltare sul serio quello che viene detto,
potremmo scoprire che spesso l'eloquio iperbolico del
presentatore diviene una vera e propria pantomima comica.
Qualunque sia la qualità dell'opera, ci viene assicurato che si
tratta di un'opera introvabile sul mercato, che siamo noi gli unici
fortunati che possono entrare in possesso di quello che è ambito
da tutti i musei del mondo, che se siamo svelti a telefonare
avremo un pezzo di storia dell'arte che entra in casa nostra…
Naturalmente il prezzo è da scontare e quindi i milioni di euro
che avrebbe speso un museo, per noi, fortunati spettatori,
diventano "solo" poche migliaia.
Il linguaggio è del tipo più sconcertante: le parole si ripetono
ossessive, con aggettivazioni enfatiche, con locuzioni del tipo
"ma come fate a lasciarvela scappare", "un'occasione così non
vi capita più", "tra qualche anno varrà dieci volte quello che
pagate oggi ".
Ma il momento più comico è quando viene detto che l'opera è
"pubblicata", mostrandoci una monografia dell'artista, e
invitandoci a credere che, per questo, quell'opera appartiene alla
storia dell'arte. Come se a tutti noi bastasse farsi stampare una
monografia per entrare dritti nell'olimpo della Storia.
Il culmine dell'effetto comico è spesso la zummata finale della
telecamera su un grumo di colore di un'opera indecifrabile, che
fa scattare l'esaltazione del televenditore.
"Guardate che roba! " ci ripete ossessivamente, estatico e rapito.
"Guardate che cos'è questo blu! Guardate il gesto, signori miei,
siamo di fronte ad una macchia ...epocale ! [sic]".
Palle d’arte
18 gennaio 2013
Quasi un secolo fa, era il 1917, Duchamp espose "Fontana". Tutti
voi ricorderete che si trattava di una latrina, tipo quelle
dell'autogrill. E pazienza: ormai è storia.
Ma che dire di quello che succede oggi? Si tratta dell'artista
Robin Rhodes che per la sua video-performance alla galleria
Lehmann Maupin ad Art Basel, si è messo a prendere a palle di
neve una scultura di Richard Serra. L'intenzione era quella di
emulare un'altro artista, David Hammons, che nel 1981, in
un'analoga sua performance, aveva urinato sempre su una
scultura di Richard Serra.
Ieri mi scappava di brutto. Sono corso in bagno, ma, prima di
"creare", ho firmato il cesso. Ho pensato: non si sa mai...
(Peccato però, il povero Richard Serra non c'era..!)
L’arte nel sacco
8 gennaio 2013
L'altro giorno la signora che fa le pulizie a casa mia (non so
perché ma una volta si chiamava "donna di servizio") aveva
appeso il sacco della spazzatura alla maniglia della porta di
casa. Le ho chiesto se avesse così voluto attirare la mia
attenzione sui miei rifiuti. Poi, proprio come fossi un vero
intellettuale, ho detto che in realtà voleva "polarizzare" il mio
sguardo sullo spazio fisico e simbolico della mia vita quotidiana.
Il giorno dopo ho visitato la mostra di Kounellis alla San Fedele a
Milano. La mostra consiste, come forse sapete già, in un sacco
appeso ad una trave. Era accompagnata da questa dichiarazione
dell'artista: "Lo spazio è idea di pittura, di scultura, va
polarizzato, il quadrato di Malevic è dentro lo spazio, è
polarizzante. Questo è un concetto che comprende tutta la
pittura. In ogni caso l'opera che ho esposto qui è fuori da un
quadro e comunque è in grado di polarizzare uno spazio enorme.
Misurare fisicamente uno spazio è come essere a teatro: è
l'uomo a determinare la misura dello spazio". Fine citazione...
La mia signora delle pulizie si chiama Maria, è una vera artista e
la sua opera è perfettamente uguale a quella di Kounellis.
Ma, credetemi, costa molto meno!
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