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INTERVENTI
Un intervento di Antonio Fomez
SOMMARIO
  RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA                                                                     
29 aprile 2013 LA STANZA DELLE LACRIME A proposito di arte e di Papi Dopo le dimissioni di Benedetto XVI, mentre navigavo in rete per cercare notizie sull'argomento per i miei studenti dell'Aga, scopro con gioia che un cardinale italiano, membro del Conclave, uno dei favoriti al soglio pontificio, è una mia vecchia conoscenza. Questo porporato, prima di ricevere la nomina cardinalizia, non disdegnava i media, tant'è vero che aveva un programma culturale su un'emittente TV e scriveva su importanti testate giornalistiche, dove ha recensito alcune mie mostre. Tra queste recensioni ricordo con piacere quella relativa all'esposizione alla Galleria Annunciata di Milano sul ciclo "I ciechi a Marechiaro",apparsa sul Corriere d'Informazione del 21/5/1981 e quella della "Mostra antologica" alla galleria d'arte Moderna di Gallarate, pubblicata sul Corriere della Sera del 20/11/1985. Però,al di là del ricordo di questa personale e gradita conoscenza,la mia riflessione si rivolge ad un altro elemento che mi viene offerto dall'argomento "Elezione papale" : La stanza delle lacrime. Sulla sinistra dell'altare della Cappella Sistina si trova infatti un ambiente chiamato : "Stanza delle lacrime". Qui i pontefici appena eletti sfogano la grande emozione con un pianto liberatorio. In questa piccola stanza dai muri bianchi si trova un attaccapanni e una panca, come se fosse lo  spogliatoio di un magazzino d'abbigliamento e dove il nuovo Papa lascia gli abiti da cardinale per vestire i paramenti bianchi e rossi. La visione di tale desolante ambiente dalle pareti bianche e spoglie ha scatenato la mia fantasia : mi piacerebbe migliorare l'aspetto di questa stanza e renderla meno triste . Tra l'altro, non avendo ancora raggiunta un'età centenaria, posso aspettare un Papa moderno e coraggioso disposto ad affidarmi il compito di affrescare quelle pareti e quella volta dal colore desolatamente bianco. Sostituirei il bianco, in parte, con evocativi e gioiosi colori celesti, per  attenuare l'ondata di lacrime dei prossimi Vescovi di Roma, evitando la rappresentazione di personaggi tormentati come appaiono nelle plastiche scene michelangiolesche. Non invaderei gli spazi dipinti dagli altri colleghi della Cappella Sistina, né sarei tanto megalomane da chiedere di abbattere muri, come fece il Capitano di ventura Bartolomeo Colleoni che ordinò, addirittura, di demolire la sacrestia della romanica chiesa di Santa Maria Maggiore a Bergamo per far posto ad una Cappella a lui dedicata. Mi auguro che il mio progetto, per il quale non pretenderei una lira, vada in porto, con la speranza di operare senza tormentose ingerenze esterne quali quelle che dovette subire il grande Buonarroti per la costruzione della tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli. A quest'opera Michelangelo lavorò per quasi quarant'anni, dal 1505 al 1543, con continui dissapori con la committenza, ripensamenti e ridimensionamenti dell'opera (si contano almeno sei progetti), accuse e diffamazioni, minacce di processi e di restituzione del denaro anticipato dagli eredi, arrivando a diventare una delle vicende più tormentate e sofferte della sua esistenza. Lui stesso non esitò a riferirsi a questo progetto come la "tragedia della sepoltura", un autentico calvario che fino agli ultimi giorni della sua vita fu fonte di inesauribili accuse, tormenti e rimorsi. Da parte mia, vorrei solo che i futuri Papi, circondati dai miei colori, piangessero di meno, e i turisti fossero giustamente invasi da un senso di gioia.
Pittore, insegnante e pubblicista, è nato a Portici nel 1937. Si è diplomato  presso l’Accademia di Napoli nel 1961. Dal 1963 vive e opera a Milano.
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Questo numero è online da aprile 2013  /   Ultimo aggiornamento:  20 ottobre 2013