INTERVENTI
Un intervento
di
Carlo Adelio
Galimberti
SOMMARIO
RIFLESSIONI, POLEMICHE, PROPOSTE DI ARTE CONTEMPORANEA
28 aprile 2013
I MORSI DEL
CONTEMPORANEO
Per qualcuno il linguaggio o è mordente oppure non è !
Nelle scatole delle medicine si trova il foglietto illustrativo delle
proprietà e delle indicazioni terapeutiche del medicinale contenuto
nella confezione. Nel gergo medico questo testo viene chiamato "il
bugiardino" perché contiene tutto e il contrario di tutto.
Non è molto diverso da come ci viene proposta l'arte cosiddetta
contemporanea. Dico "cosiddetta" perché i suoi corifei non prendono
in considerazione l'odierna espressione pittorica figurativa come arte
contemporanea.
Questa storia dei "bugiardini" è una storia antica: a Firenze, nel XV
secolo, non esistevano i giornali, tanto meno la televisione. I partiti
politici (che di solito coincidevano con potenti dinastie famigliari) non
disponevano quindi dei moderni mezzi di comunicazione di massa
per persuadere l'opinione pubblica. Per questo il "partito" mediceo
pagava alcuni personaggi affinché diffondessero tra la gente quei "si
dice" che tanto trovavano ascolto tra il popolino, che così poteva
venir orientato nelle sue opinioni. Questa figura veniva chiamata
"mestatore". Costui era un personaggio scaltro, ammiccante, dalla
parlantina facile e dalla mimica persuasiva. Con lo scorrere dei secoli
assistiamo alla trasformazione "professionale" del mestatore quando
questo personaggio pensò bene di sfruttare la credulità popolare e si
mise in proprio. Anche l'argomento dei suoi discorsi cambiò e dagli
argomenti politici passò alla medicina. Valendosi della sua facondia,
decantava e spacciava medicamenti portentosi (che di solito erano
acqua fresca colorata), vendeva cose da nulla descrivendole come
reliquie miracolose, e, quando incontrava una piazza particolarmente
scettica, si adattava ad estrarre denti. Anche il suo nome cambiò e da
mestatore la gente passò a chiamarlo "ciarlatano".
Queste figure a noi paiono scomparse, ma se ci pensate bene in
realtà sono integralmente sopravvissute solo che, invece che di
politica e di medicina, oggi si occupano d'arte. Anche il loro nome è
cambiato: oggi si chiamano critici d'arte contemporanea.
Intendiamoci, non vogliamo generalizzare, non tutti gli esperti sono
ciarlatani, ma certo è che il mondo dell'arte ne ospita parecchi
impunemente.
Ma l'arena che talvolta ospita gli eredi dei
ciarlatani d'un tempo sono anche certi
cataloghi o dépliants di pittori dilettanti
che vengono innalzati dal critico
d'occasione (prezzolato) a livello di
indiscussi maestri contemporanei.
Assistiamo così a pasticci dipinti, a
scarabocchi improvvisati che ci vengono
descritti come profonde riflessioni sui
turbamenti più reconditi del nostro animo,
con il critico presentatore che sciorina
iperboliche espressioni frammiste a
citazioni raccogliticce, frutto delle sue
reminiscenze scolastiche. Dagli
impressionisti in giù, da quando cioè la
necessità della maestria è andata sempre
più scemando, non c'è dilettante che non
possa venir accostato ad una corrente
moderna o contemporanea di successo, e
quindi il critico imbonitore può spacciare il pittorello come un
partecipante all'impegnativo crogiuolo poetico contemporaneo. È un
po' come fanno certi poeti improvvisati che scrivono una serie di frasi
comuni e sono convinti di comporre versi poetici che ritengono
"contemporanei" semplicemente andando a capo più volte del
dovuto.
Ma l'imbonitore più impudente è spesso un personaggio di fama
riconosciuta, che si aggira tra pulpiti televisivi, redazioni di prestigiosi
cataloghi di pubbliche mostre ed è spesso estensore di pesanti
interventi nelle pagine culturali dei quotidiani. Il suo gioco è sottile e
ricattatore: di fronte al probabile nostro stupore nel veder decantato
quello che ci appare come una misera cosa, egli carica il proprio
linguaggio con metaforiche espressioni, con locuzioni oscure che
possono confonderci.
Qualora ci ostinassimo a valutare come stupidaggine quello che ci
viene presentato, ecco allora il classico
ricatto finale, che consiste nella famosa
frase "lei non se ne intende di arte
contemporanea". Se non ci credete ecco un
esempio: un artista russo, Oleg Kulik,
propone l'opera I bite America and America
bites me nella Deitch Projects di New York.
L'opera consiste nell'artista stesso,
completamente nudo, legato al collo con una
catena, in posizione a quattro zampe, col
sedere all'insù, che tenta di mordere
chiunque gli si avvicini. Ecco come ci viene
descritto nel catalogo che ospita la
performance "...Kulik offre allo spettatore un
intrattenimento voyeristico denso di
provocazione, ambiguità e ambivalenza. Nel
tentativo di instaurare un dialogo tra l'uomo e
l'animale, Kulik cerca di sottolineare la necessità di creare una
società basata sulla simbiosi tra Natura e Umanità, interrogandosi su
che cosa significhi per un uomo "essere uomo"...". Tremila anni di
filosofi non ci sono riusciti, ma, stiamo tranquilli, è arrivato Kulik! Lui
ci chiarisce tutto sulla "simbiosi tra Uomo e Natura" e ci mostra cosa
significhi essere uomini. Ma non è solo l'estensore del catalogo a
contrabbandare per filosofia le callipigie terga dell'artista in
questione, anche Achille Bonito Oliva, critico di fama internazionale,
inventore di una delle correnti più chiassose del panorama
contemporaneo, ce la mette tutta e così ci racconta l'opera di Kulik
(tra parentesi quadre cercherò di spiegare il suo linguaggio). Egli
afferma che questo tipo d'opere (Happening ed Events) costituiscono
"...la vaporizzazione estetica [il dissolversi degli elementi che
tradizionalmente costituiscono le opere d'arte] di un processo
creativo che tende a smaterializzare l'opera e a valorizzare il
momento aggregativo tra l'artista e lo spettatore [Kulik che azzanna
le gambe degli spettatori]. Prevale il valore di partecipazione attiva [lo
spettatore si spaventa] che rende tribale [Kulik fa "grrrr"], sincronica
[mentre Kulik fa "grrrr" contemporaneamente lo spettatore emette
gridolini] e sinergetica [scambio tra la forza del morso di Kulik e il
suono prodotto dal gridolino dello spettatore] l'azione collettiva
dell'artista e degli spettatori".
Ecco spiegato perché l'arte figurativa non è considerata arte
contemporanea: chi la prartica o la sostiene non ha un linguaggio
abbastanza mordente...
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Questo numero è online da aprile 2013 / Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2013
Pittore, scrittore e
conferenziere vive e
lavora tra Lodi e
Milano.