codice ISSN 2239-0235
Giorgio
Seveso
ultimo aggiornamento: 9/07/2017
Critico d’arte, curatore e
giornalista, vive e opera
a Milano dal 1969.
Fondatore e conduttore
di questo blogMagazine,
è stato critico de l’Unità
per oltre vent’anni.
E’ nato a Sanremo nel
1944.
Il sommario
Giancarlo Vitali a Milano
QUANDO SI PERDE IL
TESTIMONE
Una discontinuità nella memoria culturale
Nella corsa a staffetta, il testimone è quel cilindro che gli
atleti dello stesso gruppo si passano l’un l’altro. Ora, il
“gruppo” rappresentato dal mondo dell’arte è oggi
traversato qui da noi da una inaudita frattura storica. Vale
a dire che il testimone, cioè il passaggio di esperienze e
risultati tra una generazione e quella successiva, si perde
per strada! Non riesce cioè a passare da una mano
all’altra tra le diverse generazioni.
In altre parole, non c’è più vera continuità di sostanze e di
memorie tra ieri e oggi.
Fateci caso. Tranne poche eccezioni, i giovani “addetti” di
oggi - studenti, artisti, studiosi, critici - sanno tutto
dell’arte del passato (diciamo da Pompei fino
all’impressionismo e alle avanguardie del Novecento),
sanno sopratutto ogni cosa dell’oggi e della stretta
attualità, ma praticamente nulla sanno di ieri o dell’altro
ieri, cioè dell’arte dei loro padri, della generazione
precedente...
Sanno tutto del barocco o di Cattelan, di VanGogh o di
Hirst eccetera ma poco o nulla ( o solo retorica, o
nozionistica senza vera comprensione) sanno davvero di
Sironi o Guttuso, di Guerreschi o Francese, Vespignani o
Vaglieri ecc. ecc.
Qui a Milano, per esempio, nel licei e accademie
pochissimo si sa e tantomeno si insegna, in modo
generale, del Realismo esistenziale: momento artistico
dell’altroieri che pure è stato movimento di fervidissime
immagini e di intensi autori. E a Roma, chi si ricorda
davvero del gruppo del Portonaccio? O a Firenze delle
vicende del gruppo di pittori di Nuova corrente?
Intendiamoci, non voglio dire che questi movimenti,
queste realtà artistiche di ieri siano scomparse dai
repertori della nostra storia dell’arte, o vi siano presenti in
maniera distorta. Gli storici dell’arte seri, gli esperti e gli
amatori li conoscono bene, al pari di ogni altra
componente del panorama artistico che ha preceduto
quello del contemporaneo. Ciò che sembra mancare
oggi, invece, ciò che si è interrotto, è precisamente il
rapporto con la coscienza più diffusa dell’ambiente
artistico, con la grande platea dei giovani studenti d’arte e
soprattutto di quel pubblico che ancora guarda alle cose
artistiche come a qualcosa che potrebbe coinvolgerlo
davvero, e non soltanto come forma di investimento
economico o come simbolo di uno status sociale da
esibire nei nuovi salotti della contemporaneità.
Le mode culturali, insomma, hanno segato via intere
dimensioni recenti di ciò che ci precede!
Ma se la borghesia con ambizioni di distinzione
intellettuale ha da sempre storicamente adottato una
sorta di cupio dissolvi d’avanguardia nei confronti del
passato recente, come atteggiamento estetico indossato
per distinguersi snobisticamente dalla massa (pensiamo
per esempio a ciò che è accaduto per l’iconoclastia del
movimento futurista, con l’azzeramento radicale nei
confronti del passato che nei primi decenni del novecento
proviene proprio dal cuore della borghesia di regime), e
dunque anche la nostra classe media oggi non fa
eccezione, la vera gravità di questo fenomeno di
“amnesia” culturale si misura proprio nei confronti della
giovane e giovanissima generazione dei nostri artisti
d’oggi, ancora studenti oppure già impegnati nel lavoro.
Perché?
La ragione di una tale gravità è evidente. I tratti salienti di
quel “passato prossimo” di cui dicevo prima, cioè le sue
poetiche prevalenti, rimosse o ignorate o tralasciate
come sono, appaiono talmente trascinanti e attive per
l’autenticità e l’efficacia culturale della loro vitalità, da
contestare nei fatti e nella portata l’apparente
rinnovamento o “rivoluzione” del contemporaneo.
Insomma, non c’è confronto possibile, non c’è partita.
I rispettivi livelli di profondità, di vera critica delle cose, di
complessità umana, di torsione metaforica, di capacità
lirica, di suggestione umana sono incommensurabili.
Tanto sono state intense e pertinenti le realizzazioni, le
invenzioni, le rivoluzioni di quell’altro ieri e tanto sono
amorfe, superficiali, ripetitive e ripetute, opportunistiche e
inconsistenti le trovate e trovatine di oggi dai Cattelan ai
Koons e compagnia cantando…
Ecco perché, tra di loro, in quell’ambiente, si fa di tutto
per dimenticare, per rimuovere, per non considerare quel
nostro passato prossimo, quelle situazioni di ieri… È che
il confronto diventa davvero imbarazzante per gli artisti, i
critici, i responsabili dei musei e delle Istituzioni.
Vi ricordate gli anni del sessantotto? In fondo una parte
consistente delle cose di oggi nel bene e nel male sono
proprio nate da lì, almeno qui da noi nella provincia
dell’impero: “L'avanguardia come atteggiamento
pregiudiziale in fondo non è che un fenomeno catartico,
una sorta di vaccino destinato ad inoculare un po' di
libertà e di soggettività sotto la crosta dei valori borghesi”
(Roland Barthes).
[Qui online dal 15/04/2017]
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