codice ISSN 2239-0235
ultimo aggiornamento: 9/07/2017
Il sommario
Giancarlo Vitali a Milano
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
BIANCA ORSI
La “vigorosa passione” di
una formidabile scultrice
italiana
Nata nel 1915, si è spenta a Milano nel 2016, città in cui
per tutta la sua lunga vita ha portato avanti un lavoro
plastico di grande
singolarità stilistica, di
commossa robustezza del
linguaggio figurale, di
energica personalità
espressiva.
Decana della scultura
italiana, allieva di Manzù e
Marino Marini, vicina per
certi versi a Giovanni
Paganin e Agenore Fabbri,
la Orsi ha quasi sempre
orientato le sue immagini
verso un unico tema:
quello della sopraffazione e
della violenza, in
particolare nei confronti
della donna. Tra sculture di
grandi dimensioni e piccolo formato, arazzi, dipinti e
disegni, nel suo lavoro si articola l’evidenza di
un’espressione plastica aggressiva, dura e scorciata,
caratterizzata da una acuta energia, spinosa e aspra
nella sua enunciazione, fatta di perentorietà che solo
risponde all’impulso di una vigorosa indignazione etica.
Personalità solitaria e schiva di occasioni pubbliche,
quasi trascurata dal mercato e
dalle istituzioni culturali, forse
perché donna impegnata su un
terreno considerato tipicamente
solo maschile come quello della
scultura, Bianca Orsi aveva
definito con il suo lungo lavoro,
oggi ancora da esplorare
compiutamente e da rivelare al
grande pubblico in tutta la sua
eccezionalità, un’inedita sintesi
plastica e poetica delle grandi
correnti stilistiche del secolo
appena trascorso. Il suo
linguaggio è infatti definito da un
sigillo robusto e insieme
commosso, percorso da
asprezze inaudite ma anche da
dolcezze improvvise, fatto di un
arcaismo tattile pieno e maturo
capace sempre di fondersi,
senza contraddizioni né cadute,
con le sintesi compositive più
raffinate del moderno e del
contemporaneo. È come lo
specchio di un clima esistenziale,
come la traccia di una atmosfera che si fa forma e
segno all’interno di un espressionismo tutto suo, quasi
“naif” ma capace di mostrarsi sofisticato, maturato tra la
modernità più attuale e la tradizione.
Le sue figure sono infatti sempre essenziali e massicce,
scolpite, incise, scorticate, sgorbiate dal tormento di una
forza che conferisce alla concretezza dei corpi
un’evidenza assoluta, esprimendo energicamente una
umanità essenziale, carica del
senso drammatico di un destino
ineluttabile di pena, con una
potente verità di metafora, quasi
inedita nel panorama della nostra
scultura figurativa del novecento e
di questi nostri ultimi anni.
Ed è anche per via di questa sua
verità profonda, riflessiva e insieme
istintiva, capace di dare impulso a
una forma conclusa, secca,
completa, che Bianca è riuscita a
darci una scultura che, nelle sue
più intime sostanze, sembra
parlare direttamente e senza
mediazioni alla nostra sensibilità
più contemporanea pur senza mai
somigliare a questo o quello, senza
allinearsi alle mode formali del
momento.
Sono immagini che hanno tutta
l’evidenza di un’espressione
sorgiva e senza fronzoli, quasi
primordiale. Sono oggetti duri e
scomodi, monumenti d’interno per le case di
un’umanità percossa e smarrita, baricentro di ogni
contraddizione e di ogni prevaricazione, che
riassumono in sé con immediata efficacia di metafora,
nell’asprezza del legno tormentato e nella torsione
inaudita delle superfici e delle patine, ogni dolore e
ogni violenza dell’oggi.
Ed è senz’altro in un appassionato e robusto
“imperativo categorico” di natura etica più che estetica
(la “vigorosa passione” del titolo della sua ultima
mostra) che Bianca Orsi ha scelto di operare.
Una scelta che ha percorso la sua lunga vita, tutta
interiormente tesa soltanto alle proprie assolute
persuasioni etiche e poetiche. La grandezza di questo
lavoro sta appunto proprio qui, nella sua sincerità
inarrivabile, nella sua rude verità espressiva.
E nella sua formidabile, ineguagliata, incombente
presenza di immagine.
[Qui online dal 15/04/2017]
Era nata a Salsomaggiore
Terme nel 1915. La
sua formazione
avviene
all’Accademia di
Brera, dove studia
pittura con Carlo
Carrà e Aldo Carpi
e scultura con
Giacomo Manzù e
Marino Marini.
Durante la guerra
partecipa alla
guerra di
Liberazione, con
un impegno che
verrà premiato con
la medaglia di
bronzo all’onore.
Con gli anni quaranta
inizia la sua carriera
artistica, dopo il
trasferimento a Milano.
Espone per la prima volta
nel 1946, con una mostra
personale nel suo paese
natale, cui
seguiranno molti
altri appuntamenti
espositivi
personali e
collettivi in Italia e
all’estero. E’ stata
vincitrice di
numerosi premi
artistici e attiva
nell’esecuzione di
opere pubbliche.
Si è spenta a
Milano nel 2016
all’età di 101 anni.
Il video di
un’intervista a
Bianca Orsi
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catalogo di
Bianca Orsi
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