codice ISSN 2239-0235  
L’intervista
                                                                                      ultimo aggiornamento:   9/07/2017
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Il sommario
Giancarlo Vitali a Milano
Palmira: ridare un senso alla memoria con le forme della pittura Shafik ha appena inaugurato con la MarcoRossi Arte contemporanea e con il Politecnico di Milano una serie di mostre e iniziative dedicate al tema della distruzione di Palmira, la città plurimillenaria siriana, la “perla del deserto”, distrutta dalla cieca furia iconoclasta dell’Isis. Le opere che Shafik ha prodotto su questo tema sono, come al solito, di grande suggestione simbolica e formale, ma qui, per questo particolare ciclo di lavoro, il lirismo acuto della sua sensibilità s’intreccia a una indignazione etica di grande forza espressiva, capace di momenti d’invenzione e tensione altissimi. Ecco qui di seguito una recente conversazione tra l’artista e  Mr.Savethewall (alias Pierpaolo Perretta). G.S. MSTW: Medhat, parlami del tuo lavoro di artista visivo MS: io lavoro con il linguaggio dell’immagine, ma sotto sotto, il fermento di tutto il mio lavoro è la poesia. Per me il più bel complimento sarebbe sentirmi definire “poeta dell’immagine”, perché il senso poetico dell’esistenza è l’elemento fondante della mia vita e del mio lavoro. Credo nell’interdisciplinarità delle arti. MSTW: cosa rappresenta per te la poesia? MS: la poesia è l’essenza, quello che c’è dietro alle immagini, è il tentativo di trovare con le parole un altrove, un’essenza, un senso. Per me quindi la parola aiuta l’immagine; il mio desiderio più grande è che il mio immaginario pittorico riesca a riflettere quella ricchezza, quel flusso ininterrotto, quell’inerzia del linguaggio, quel fluire caldo e tiepido delle emozioni proprie della poesia. MSTW: se dovessi trovare una poesia che ti rappresenta? MS: una delle poesie che più mi rappresenta è Itaca di Costantino Kavafis. Io nel mio immaginario sono sempre alla ricerca di Itaca, nel mio lavoro pittorico sono sempre alla ricerca dell’altrove. In fondo noi, ormai, abbiamo tutto il mondo sotto il nostro sguardo, il mondo è conosciuto, tutti viaggiano, ma il rischio è quello di perdere l’altrove, di perdere Itaca. Il mio lavoro è la ricerca di Itaca che rappresenta il senso della vita. MSTW: parlaci della poeticità del tuo lavoro. MS: il mio lavoro è legato alla ricerca dell’altrove, al pensiero altro, alla metafisica, che altro non è che sublimazione del quotidiano. La stessa sublimazione del quotidiano che troviamo nella grande letteratura, per esempio in Leopold Bloom, un impiegatuccio che gira per Dublino, una persona qualsiasi, un modello banale di uomo. Joice trova il parallelismo con Ulisse, Leopold diventa Ulisse, l’eroe per eccellenza. Questo per dire che noi superiamo l’alienazione del quotidiano attraverso l’arte che sublima ed eleva, rendendo il mondo più piacevole, più vivibile. L’arte dà un senso all’esistenza. MSTW: parlando invece di arte visiva, quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente? MS: ci sono due opere che sono il fondamento del mio primo lavoro d’artista: una è un’opera di De Chirico, una Piazza d’Italia con un treno, l’altra è la scultura di Boccioni Forme uniche della continuità nello spazio; due opere completamente differenti. La metafisica, l’altrove, l’immaginario e la filosofia dell’essere di De Chirico, quindi la ricerca di un qualcosa che ti tocca dentro a livello emotivo. Mentre l’opera di Boccioni, dove Il bronzo che è una materia salda, diventa leggero, liquido e ti trasmette il senso del movimento, riesce a superare la rigidità e il peso con il suo dinamismo formale, trasformandosi in un paradosso. Entrambe le opere sono legate alla mia adolescenza, come degli input. La terza opera fondante del mio lavoro è la Battaglia di San Romano, di Paolo Uccello, che è tutta imperniata sulla forza fisica, con questi cavalli possenti visti dal basso, i movimenti dei cavalieri, sacrali, ieratici, in un paesaggio buio, quasi magico. L’opera è una messa in scena di un grande clangore, di una grande energia cromatica, ma è anche la rappresentazione del senso della vita: non è più solo una battaglia, ma diventa bensì un canto, una sinfonia epica, esaltante dell’esistenza. Per trovare un parallelo in musica, nel mondo moderno, parlerei dell’”Histoire du soldat” di Stravinskij. Queste tre opere sono in relazione con la parte romantica e introspettiva del mio lavoro, proseguendo pian piano ho cercato la luce. E allora ho trovato Picasso, la sua sfrontatezza nell’espressione, la libertà dell’uomo sicuro del suo gesto pittorico, del suo mondo espressivo e la sua audacia rispetto al passato. MSTW: tu parli di opere di artisti europei, eppure nel tuo lavoro c’è anche tanto del tuo paese d’origine MS: La parte che mi lega al mio passato è rappresentata dalla mia perenne ricerca della luce, la luce del Mediterraneo, per uscire dal buio cosmico e ricongiungermi con la parte primordiale della mia esistenza. Attraverso la lezione occidentale ho acquisito una maggiore profondità introspettiva sull’immagine, recuperando però dalle mie radici la luce del Mediterraneo. MSTW: quindi la luce è  importantissima nel tuo lavoro MS: il mio è un lavoro sulla luce,voglio emanarla e rifletterla nella contemporaneità. Desidero recuperare i valori della storia che significa mettere l’uomo al centro della modernità e la luce ne è la sua naturale essenza. MSTW: so che stai lavorando a un nuovo progetto, vuoi parlarcene? MS: sto lavorando a un progetto per un ciclo di mostre che sarà proprio basato sulla luce, sul bagliore, il titolo è Palmira. In questo momento storico che tutti conosciamo e del quale è superfluo parlare, io, con le mie opere, vorrei comunicare che finché non troviamo la luce dentro di noi, finché non riusciamo a guardare gli altri negli occhi, finché non riusciamo ad arrivare nelle piazze per trovare gli altri, non saremo mai salvi. Ricerco il recupero simbolico dei luoghi archeologici, che sono la memoria dell’uomo, l’essenza della civiltà. Vorrei ricostruire metaforicamente Palmira, Palmira può essere ovunque, proprio perché per me simboleggia il recupero della civiltà, l’onda lunga del nostro essere umani e nel contempo la sua distruzione. Palmira è di tutti noi, anzi, Palmira siamo noi e non deve essere distrutta. Il senso della mostra è che noi non dobbiamo subire l’abisso, la barbarie e la distruzione, ma emanare luce. Nelle mie opere, attraverso il recupero della luce, soffusa e magica, di questi luoghi che palpitano di dolce malinconia ma anche di gioia, cerco il senso delle cose, l’essenza dell’esistenza. * Itaca di Costantino Kavafis Quando ti metterai in viaggio per Itaca  devi augurarti che la strada sia lunga,  fertile in avventure e in esperienze.  I Lestrigoni e i Ciclopi  o la furia di Nettuno non temere,  non sarà questo il genere di incontri  se il pensiero resta alto e un sentimento  fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.  In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,  né nell'irato Nettuno incapperai  se non li porti dentro  se l'anima non te li mette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga.  Che i mattini d'estate siano tanti  quando nei porti - finalmente e con che gioia -  toccherai terra tu per la prima volta:  negli empori fenici indugia e acquista  madreperle coralli ebano e ambre  tutta merce fina, anche profumi  penetranti d'ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,  va in molte città egizie  impara una quantità di cose dai dotti Sempre devi avere in mente Itaca -  raggiungerla sia il pensiero costante.  Soprattutto, non affrettare il viaggio;  fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio  metta piede sull'isola, tu, ricco  dei tesori accumulati per strada  senza aspettarti ricchezze da Itaca.  Itaca ti ha dato il bel viaggio,  senza di lei mai ti saresti messo  in viaggio: che cos'altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.  Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso  già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare. [Qui online dal 04/06/2017]
blogMagazine pensato, realizzato e pubblicato in rete da Giorgio Seveso
Nato in Egitto nel 1956, dal 1976 vive e opera in Italia. Diplomato in pittura e scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dagli anni 80 partecipa con successo a molte rassegne artistiche nazionali e internazionali. La sua consacrazione arriva nel 1995, quando alla Biennale di Venezia il Padiglione Egitto da lui rappresentato e curato viene premiato con il Leone d’Oro delle Nazioni. Dal 1995 si susseguono le sue presenze in Italia e all’estero sia in spazi pubblici che privati.
Medhat Shafik
Shafik, Palmira. Alle porte dell’alba. 2017, 120 x 100, tecnica mista su tela Shafik, Palmira, Empori dei Fenici , 2017,tecnica mista su tela, cm 125 x 100 Shafik, dal ciclo Palmira, 2017
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opinioni, riflessioni, polemiche  e proposte sull’arte contemporanea
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