6/11/2020
Mai come oggi la crisi appare epocale
PROGETTARE UN SOGNO
COLLETTIVO
Una utopia possibile?
di Mario Borgese
Ripenso
al
mio
amato
mare,
quieto
di
vento
nel
silenzio
del
primo
mattino
e
mi
vien
da
contrapporre
questa
quiete
e
questo
infinito
silenzio
alla
tumultuosa
realtà
nella
quale
ci
troviamo
immersi,
ove
immensi
problemi
si
presentano
all’uomo e al suo futuro.
Stiamo
scoprendo
che
l’impalcatura
della
civiltà
che
ci
siamo
dati
sta
vacillando
paurosamente.
“L’emergenza
Covid-19”,
dice
Paolo
Giordano,
”ci
svela
la
complessità
del
mondo
che
abitiamo,
delle
sue
logiche
sociali,
politiche,
economiche,
interpersonali e psicologiche”.
Già
nel
’27
Heidegger
scriveva
che
“abbiamo
cambiato
la
percezione
della
Natura:
non
più
luogo
di
abitazione
ma
materia
prima
da
sfruttare.”
Siamo
passati,
“dall’uso
della
terra
alla
sua
usura”,
e
nel
1951,
in
un
suo
famoso
saggio
sulla
tecnica,
scriveva
che
“arriveremo
a
considerare
l’uomo
come la materia più importante”.
E
Umberto
Galimberti,
citando
una
profezia
di
Gunter
Anders:
“L’umanità
che
tratta
il
mondo
come
un
mondo
da
buttar
via
finirà per trattare se stessa come un’umanità da buttare via”;
“L’uomo
come
oggetto
di
scarto”
(Papa
Francesco,
Enciclica
Laudato Si’
).
Dobbiamo,
ora,
pensare
subito
a
un
nuovo
paradigma,
a
un
nuovo modello di sviluppo. Ne va dell’umanità.
Il
pianeta
è
devastato:
cementificazione,
inquinamento,
emissioni
di
CO2,
crescita
esponenziale
delle
nascite,
globalizzazione.
Il
Capitale,
appunto,
si
è
preso
il
mondo
globalizzandolo.
In
questa
società
del
tutto
omologata,
il
potere,
gestito
dalle
grandi
reti
di
informazione,
dalla
finanza,
dalle
grandi
lobby,
decide
anche
quale
debba
essere
la
cultura
del
nostro
tempo
controllandone
e
influenzandone
prepotentemente
ogni
suo
aspetto, cui non si sottrae neppure l’arte.
La
cultura
occidentale,
divenuta
ormai
planetaria,
ha
inglobato
dunque
il
mondo,
e
ora
celebra
il
proprio
fallimento.
Mai
come
oggi
stiamo
vivendo
una
crisi
epocale
cui
urge
una
immediata
e
decisiva
presa
di
coscienza
per
un
radicale
cambiamento.
Questa
immane
tragedia
della
nuova
pandemia,
la
cui
responsabilità
ricade
tutta
sulle
scelte
che
abbiamo
compiuto,
sarà
forse,
tragicamente
e
paradossalmente
l’artefice
di
questo cambiamento?
Certo,
il
“dopo”,
se
ne
usciremo
e
quando
ne
usciremo,
non
sarà più il medesimo.
Timide
proposte
di
una
Green
Economy
vengono
dalla
UE:
il
New
Green
Deal
approvato
dalle
istituzioni
europee
sancisce
con
una
legge
vincolante
le
regole
per
i
Paesi
UE
circa
le
emissioni
inquinanti,
per
una
transizione
equa
verso
una
economia
sostenibile.
E
speriamo
che
gli
uomini
di
buona
volontà,
come
suggerisce
Papa
Francesco,
la
rendano
realizzabile.
L’arte
,
intesa
in
senso
lato,
e
la
sua
interazione
con
la
società,
di
cui
è
sempre
ancillare,
è
soggetta
alla
committenza
che
in
tal
modo
celebra
i
propri
interessi
(vedi
la
Chiesa
nel
Rinascimento,
la
nascente
borghesia
poi,
ecc.)
.
Difficilmente
l’arte ha potuto affrancarsi da questi poteri.
L’Arte
non
è
una
risposta,
ma
una
delle
tante
risposte
al
cambiamento,
sicuramente
non
la
principale.
Con
l’arte
non
cambiamo
il
mondo
ma
influiamo
sullo
stesso,
come
influiamo
con
ogni
forma
di
ricerca,
dalla
scienza
alla
filosofia,
dalla
cultura
in
generale
e
con
ogni
forma
di
espressività.
Tra
i
più
importanti
eventi
che
hanno
influito,
diciamo,
nel
recente
passato,
in
primis
pensiamo
a
quell’importante
movimento
critico-filosofico,
(Crisi
della
Ragione)
a
cavallo
tra
fine
Ottocento
e
primo
Novecento
che,
insieme
ad
altri
eventi,
ha
dato
inizio
a
quel
sotterraneo
sconvolgimento
che
dislocava
la
“Ratio”,
(la
Ragione
degli
antichi
greci)
dal
suo
centro
e
scompaginava
l’antica
topica
del
reale,
dell’anima,
e
dell’immaginario.
Con
Freud,
per
usare
le
parole
di
Carlo
Sini,
qui
è
il
reale
ad
essere
investito
e
condizionato
dall’onirico,
dall’immaginario,
divenendone
esso
in
qualche
modo,
copia.
Qui
la
Ratio
con
i
suoi
stessi
occhi,
ma
con
lo
sguardo
che
proviene
da
altrove,
rispetto
al
punto
di
vista
della
sua
volontà
logica,
comincia
ad
osservare
la
propria
nascita
e
i
luoghi
sconosciuti
e
misteriosi
dai
quali
e
con
i
quali
essa
ha
avuto
origine.
Con
questa
rivoluzione
culturale
,
nuove
porte
sono
state
aperte
dalla
nuova
fisica
e
dalla
nuova
musica,
con
Einstein,
Planck,
Strawinsky
e
Shonberg
e
la
rivoluzione
picassiana
(che
inserisce
più
punti
di
vista
rispetto
alla
visione
mono
oculare
della
prospettiva
brunelleschiana)
e
successivamente
quella
compiuta
da
Walter
Gropius
che
fonda
a
Weimar
nel
1919,
con
alcuni
amici
di
grande
spessore
come
Paul
Klee,
Anni
Albers,
Laslo
Mohology-Nagy
e
altri,
quella
scuola
e
quel
movimento
straordinari
per
l’architettura,
il
design
e
l’arte
-
la
Bauhaus
-
che
investì
è
influenzò
non
poco
il
pensiero
creativo del secolo scorso.
“Una
rivoluzione
Bauhaus
per
l’Europa”,
e
“una
svolta
culturale
verde”,
un
patto
,
in
adesione
alla
proposta
Europea
di
un
Green
New
Deal,
è
ora
suggerita
da
Ursula
Von
der
Layen,
ovvero
una
chance,
una
chance
per
ricominciare
e
ricostruire
quel
termine
medio
tra
individuo
e
società,
un
ponte
tra
la
Bauhaus
di
Weimar
e
una
nuova,
possibile
Bauhaus.
Un
progetto
culturale
che
preveda
una
nuova
impronta
estetica
distintiva,
che
tenga
conto
degli
eco
sistemi,
che
faccia
emergere
stile
e
sostenibilità,
che
sia
forza
trainante
connotante
il
Green
Deal
e
che
sperimenti
e
fornisca
risposte
“alla
grande
questione
sociale
del
futuro”,
un
futuro
sostenibile
in
sintonia
con
la
Natura,
perché
“la
libertà
umana
è
capace
di
limitare
la
tecnica,
di
orientarla
e
di
metterla
al
servizio
di
un
altro
tipo
di
progresso,
più
sano,
più
umano,
più
integrale” (Papa Francesco, Enciclica
Laudato Si’
).
Una
grande
utopia
da
rendere
possibile,
un
meraviglioso
sogno da realizzare?