29/112020
OLTRE IL LIMITE
di Carlo Catiri
Le
idee
è
risaputo
muovono
il
mondo
ma
i
soldi,
l’opportunismo
politico
e
la
speculazione
economico
finanziaria,
purtroppo
è
oramai
noto
a
tutti,
lo
indirizzano
sciaguratamente
in
un
orbita
fuori
controllo
che
oramai
possiamo
drammaticamente
considerare di non ritorno.
Se
davvero
ci
poniamo
allora
il
problema
di
salvare
il
futuro
dell’umanità
e
la
vita
delle
nuove
generazioni
che
verranno,
le
misurate,
intelligenti
e
colte
parole
di
importanti
esponenti
della
cultura
europea
come
quelle
scritte
da
Ursula
Von
der
Leyen
sul
giornale “La Stampa” non bastano più.
La
storia
del
ventesimo
secolo
ci
ha
insegnato
che
di
buone
intenzioni
sono
state
asfaltate
tutte
le
nostre
autostrade
e
che
di
coerenti
teorie
ideologiche
in
questi
anni
ne
abbiamo
esperite
fin
troppe.
Così non possiamo più andare avanti. Siamo oltre il limite.
La Natura è oltre ogni limite.
Comunque
osserviamo
più
da
vicino
lo
scritto
in
questione
e
cerchiamo
di
intendere
le
ragioni
positive
che
lo
costituiscono,
valutando
le
ipotesi
presentate
e
analizzandone
la
loro
formulazione.
Intrigante
l’idea
di
legare
il
meglio
della
nostra
progettualità
passata ad un auspicabile futuro di rinascita verde.
Originale
la
proposta
di
unire
il
razionalismo
democratico
del
Bauhaus alla costruenda coscienza di un Green Deal europeo.
Malauguratamente
tutto
questo
sforzo
culturale
non
ci
garantisce
assolutamente
un
futuro
migliore
in
cui
sperare.
Oltretutto
non
è
neppure
certo
che
il
2050
sia
facilmente
raggiungibile
mantenendo
le
nostre
attuali
politiche
di
sviluppo
sociale
ed
economico.
Sicuramente
la
proposta
della
Von
der
Leyen
è
equilibrata,
corretta
e
condivisibile
negli
obiettivi
che
vorrebbe
raggiungere.
Apprezzabile
l’idea
di
ricostruire
un
mondo
con
modalità
innovative
e
antropocentriche.
Interessante
anche
l’attenzione
verso
una
nuova
digitalizzazione
che
sicuramente
aprirà
inediti
scenari tecnologici nel mondo del lavoro e nella vita sociale.
Purtroppo
tutto
ciò
si
scontra
con
la
voracità
e
l’aberrante
ideologia
del
moderno
capitalismo
finanziario
che
prospera
indisturbato
in
quanto
supportato
da
occulte
interessenze
mafiose
ed
alleato
ad
una
incapace
e
facilmente
corruttibile
classe
politica,
troppo
miope
negli
interessi
democratici
che
dovrebbe
perseguire
e
completamente
disattenta
verso
quei
risultati di benessere collettivo per cui dovrebbe lavorare.
Sotto
questa
luce
vivere
“entro
il
limite”
e
stare
in
casa
a
riflettere
sul futuro per causa del lockdown non farà così male. Anzi.
Dobbiamo
riflettere
sul
nostro
stile
di
vita
e
ripensare
i
nostri
comportamenti
abituali,
proprio
perché
in
quanto
tali
sfuggono
alla
nostra
attenzione.
Pensandoci,
sono
proprio
le
piccole
azioni
quotidiane
in
cui
scegliamo
di
tenere
un
comportamento
virtuoso
che
possono
fare
la
differenza
tra
ciò
che
è
corretto
e
tra
ciò
che
non
lo
è.
Tutti
i
giorni
decidiamo
cosa
comperare
al
supermercato,
come
differenziare
i
rifiuti
e
come
smaltire
le
sostanze
nocive.
Voglio
dire
che
ogni
uomo
ha
la
piena
responsabilità
delle
scelte
che
compie.
Da
soli
non
si
cambia
il
mondo
ma
proviamo,
vista
la
difficile
situazione,
ad
intraprendere
un
percorso
più
rigoroso
e
attento
nei
confronti
della
natura
e
riconsideriamo
il
nostro
agire
spesso
responsabile
dei
precari
equilibri in cui l’abbiamo cacciata.
Ma che c’entra l’arte in tutto ciò, qualcuno potrebbe chiedersi.
Come
già
altre
volte
affermato,
dobbiamo
prepararci
a
nuovi
scenari.
Oggi
l’artista
ha
l’obbligo
morale
di
denunciare,
nella
sua
piena
libertà
espressiva
la
tragedia
naturale
che
oramai
incombe
su di noi.
Non
c’è
più
tempo
per
discutere
sulla
natura
dell’arte
e
sulla
sua
funzione
come
fatto
fino
ad
oggi.
Dobbiamo
prendere
atto
dell’urgenza
a
cui
siamo
tenuti
a
rispondere:
penso
che
il
dissesto
naturale
oramai
evidente
e
lo
sfruttamento
dell’aria,
della
terra
e
dell’acqua
in
modo
sconsiderato
non
lasci
più
margini
ma
ci
chiami ad azioni concrete. Siamo oltre il limite.